Lo spettacolo porta la firma di Antonio Latella: “Per me il grande pedagogo che abbiamo oggi in Italia”
Incontrare Vinicio Marchioni prima di uno spettacolo significa entrare in una dimensione rara: quella in cui un attore non si sta semplicemente preparando, ma si sta lasciando attraversare dal personaggio che dovrà incarnare. Marchioni porta con sé una concentrazione silenziosa, quasi rituale, frutto di un percorso artistico che negli anni lo ha visto muoversi tra cinema, televisione e soprattutto teatro con una dedizione insolita, quasi artigianale. Negli anni ha esplorato universi diversissimi, passando dagli autori contemporanei ai grandi classici con un rigore che privilegia la trasformazione, la complessità, la vulnerabilità.
Il suo lavoro in teatro, meno sotto i riflettori mediatici ma centrale nella sua identità professionale, è fatto di incontri decisivi e di sfide continue. Marchioni non cerca ruoli “comodi”, né personaggi che si appoggino sulla sua immagine pubblica: cerca, piuttosto, ciò che lo mette in crisi, ciò che richiede un ripensamento del proprio corpo, del proprio ritmo, del proprio sguardo. È un attore che non interpreta dall’alto, ma dal margine, da dentro, con una verità che spesso non lascia indifferenti.
Il suo “Riccardo III” diretto da Antonio Latella si inserisce proprio in questo percorso. Lo spettacolo (da oggi al 7 dicembre al Teatro della Pergola di Firenze), forte di intuizioni ma non privo di qualche squilibrio, mette Marchioni al centro di un dispositivo scenico che a tratti appare fin troppo carico, quasi addobbato, con elementi (come le isole di rose bianche disseminate sul palco) che rischiano di togliere nitidezza alla presenza attoriale. E sorprende che manchino alcune di quelle scelte radicali e spiazzanti che solitamente definiscono la mano di Latella: qui la regia sembra più controllata, più contenuta, come se preferisse che fosse il testo stesso a dettare le deviazioni.

In questo contesto, l’interpretazione di Marchioni emerge comunque. Il suo Riccardo è un organismo vivo, mai univoco, che abita la scena come un territorio in bilico: un uomo ferito e predatore, un corpo che porta addosso la propria deformità emotiva. È attraverso di lui che lo spettacolo trova una temperatura, un ritmo, un cuore. Marchioni non semplifica, non cerca scorciatoie, non seduce: scava. Costruisce un Riccardo fatto di ossessioni, di ironia tagliente, di improvvise fragilità che non addolciscono il personaggio, ma lo rendono più inquietante e imprevedibile.
Lo abbiamo incontrato nel suo camerino, pochi minuti prima dell’inizio di una replica al Piccolo Teatro di Milano. Nella sospensione di quel momento ha condiviso con noi riflessioni sul lavoro, su Latella, su Shakespeare e sul mestiere dell’attore: sul modo in cui ogni ruolo diventa un attraversamento, un luogo di ricerca più che di esibizione.
Riccardo III
di William Shakespeare
traduzione Federico Bellini
adattamento Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Vinicio Marchioni
e con Silvia Ajelli, Anna Coppola, Flavio Capuzzo Dolcetta, Sebastian Luque Herrera, Luca Ingravalle, Giulia Mazzarino, Candida Nieri, Stefano Patti, Annibale Pavone, Andrea Sorrentino
dramaturg Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Simona D’Amico
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
regista assistente e movimenti Alessio Maria Romano
assistente volontario Riccardo Rampazzo
produzione Teatro Stabile dell’Umbria, LAC Lugano Arte e Cultura
Durata: 2h 40′ incluso intervallo
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 22 novembre 2025
