Fog. La danza di Marco Berrettini e Daniele Ninarello alla Triennale di Milano

Rise (ph: Andrea Macchia / courtesy Torinodanza Festival)
Rise (ph: Andrea Macchia / courtesy Torinodanza Festival)

Prima nazionale per “Jiddu”, lavoro del danzatore e coreografo italo-tedesco, mentre “Rise” è il nuovo spettacolo firmato dal coreografo torinese

Il festival Fog dedicato alle performing arts, con presenze di artisti provenienti da tutto il mondo, è tornato per la nona edizione negli spazi milanesi della Triennale, dove abbiamo potuto assistere nella stessa sera a due spettacoli di danza assolutamente diversi tra loro: “Jiddu” di Marco Berrettini e “Rise” di Daniele Ninarello.

Quest’ultimo, artista che conosciamo e apprezziamo da tempo, in “Rise” coreografa cinque interpreti avvolti dai suoni creati da Dan Kinzelman, che dal desk miscela sapientemente il suo sassofono con suoni e musiche originali composte ed eseguite dal vivo, che si ripetono e accavallano tra loro, rompendo spesso il flusso degli accenti, per ricondurci verso nuovi orizzonti emotivi.

Ma protagonisti della performance sono anche lunghi nastri argentati che piovono dall’alto, che fanno da retro-sipario e, di volta in volta, si illuminano di bagliori e colori sempre diversi, dando spessore espressivo alla danza dei performer: Marina Bertoni, Vera Borghini, Erica Bravini, Nicola Simone Cisternino e Pietro C. Milani entrano ed escono dalla scena cercando ogni volta di interagire fra loro.
Ninarello ci ha sempre abituato alla danza concepita come luogo di relazione, e anche a riguardo di questo spettacolo lo ribadisce: “I miei percorsi coreografici derivano dalla relazione dei corpi in movimento che genera un costante orientamento reciproco, un incoraggiamento a procedere poi verso nuove direzioni”.

E così ci appare anche questa coreografia, pulita e lineare, in cui l’occhio dello spettatore si muove a cercare le relazioni tra i performer, con tutti i loro intrecci e abbandoni, ma anche con le suggestioni che il cangiante retro-sipario regala. I performer prima lo attraversano delicatamente, poi con sempre maggiore velocità, spareggiando i nastri argentati che si ammantano di nuove suggestioni. Fondamentale in questo senso l’apporto del disegno luci di Marco Santambrogio, che accompagna lo scorrere dei movimenti dei corpi connettendolo con il flusso delle strisce spioventi che delimitano il palco.

Rise (ph: Andrea Macchia / courtesy Torinodanza Festival)
Rise (ph: Andrea Macchia / courtesy Torinodanza Festival)

Alla fine, al calar del tramonto, entra in scena anche Dan Kinzelman, che accompagna i corpi in movimento con il suo sassofono, mentre la notte scende sul palcoscenico.

Assolutamente diverso è “Jiddu”, del coreografo italo-tedesco Marco Berrettini.
In scena anche stavolta cinque performer, perfettamente acconciati come tipici danzatori e danzatrici bavaresi: eppure ci accorgiamo subito che qualcosa non funziona.
Uno dei cinque si rifiuta di procedere, proiettando sulle note di Bach il suo diniego sugli altri, che però non ne sono così convinti. Davanti a noi il contesto si spariglia, e lo Schuhplattler si contamina di continuo con danze cecene, indonesiane, italiane, greche e anglosassoni, che si intrecciano in un fluire di gestualità sempre differenti, accomunate dalla simbologia del cerchio, figura che racchiude gli estremi e le diversità, dentro il quale la danza si racchiude, finché lo spettacolo viene interrotto dall’arrivo, direttamente in scena, di due musicisti.

Jiddu (ph: Carole Parodi)
Jiddu (ph: Carole Parodi)

Il titolo scopriamo essere un tributo al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti. Lo spettacolo riflette così sulla sua filosofia, che si muove nella ricerca costante di un ponte tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”.

Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno stanno al gioco, per la verità non sempre chiaro, di Berrettini, interloquendo anche con il pubblico, soprattutto quando, mascherati, portano in scena delle grandi birre, salsicce e bretzel di plastica.
“Jiddu” in modo ironico e paradossale intende esplorare il senso profondo della collettività e della comunità, tentando di proporlo attraverso la metafora della danza e delle sue molteplici forme.

RISE
Ideazione e coreografia: Daniele Ninarello
Danza: Marina Bertoni, Vera Borghini, Erica Bravini, Nicola Simone Cisternino, Pietro C. Milani
Musiche originali composte ed eseguite dal vivo: Dan Kinzelman
Assistente alla creazione: Elena Giannotti
Disegno luci e scena: Marco Santambrogio
Tecnica: Lucia Ferrero
Produzione: CODEDUOMO ETS (2025)
In coproduzione con progetto RING (Festival Aperto / Fondazione I Teatri Reggio Emilia – Bolzano Danza / Tanz Bozen – FOG Triennale Milano Performing Arts – Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) e IRA Platform
Con il supporto di: Primavera dei Teatri, MAB - Maison des Artistes de Bard, K3- Centre for Choreography | Tanzplan Hamburg e IIC di Amburgo in collaborazione con NID Platform
E di Grand Studio di Bruxelles, nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore, Centro di residenza per la danza / Fondazione Piemonte dal Vivo
Con il sostegno di: MIC Ministero della Cultura

durata: 45′

 

 

Jiddu
Coreografia: Marco Berrettini in collaborazione con gli interpreti
Interpreti: Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard, Emma Terno
Proiezioni video prodotte da: Annapurna Laporte
Costumi: Séverine Besson
Luci: Fadri Pinosch
Musiche: William S. Fisher, Johann Sebastian Bach, Steve Reich, Flash and the Pan, Bernard Herrmann, Pink Floyd, Brad Mehldau, Moondog, Alice Coltrane, Daft Punk, Nick Drake
Direttrice di produzione: Régine Auer
Distribuzione: Alessandra Simeoni
Ringraziamenti: Andrzej Mikołaj Szadejko, Goldberg Baroque Ensemble e Philipp Ritter per le traduzioni in bavarese
Coproduzione: CCN La Rochelle Milleplateaux (F), Théâtre de l’Orangerie (CH)
Con il supporto di: Loterie Romande, Fondation Ernst Göhner

Performance in bavarese e italiano con libretto in inglese

durata: 1h 10′
prima italiana

 

 

Visti a Milano, Triennale, il 25 marzo 2026

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