“Secondo lei” di Caterina Guzzanti, o sulla fragilità delle relazioni

Secondo lei (ph: Francesca Lucidi)
Secondo lei (ph: Francesca Lucidi)

Alla sua prima prova come autrice e regista, Guzzanti convince il pubblico del Teatro Elfo Puccini di Milano

Troviamo Caterina Guzzanti, prima delle festività natalizie, al Teatro Elfo Puccini di Milano nelle vesti di attrice, autrice e regista, per uno spettacolo – “Secondo lei, o sulla fragilità delle relazioni” – che affronta un tema annoso con ironia, delicatezza e piccoli momenti di profondità. Guzzanti è alla sua prima prova da autrice, dopo il percorso con Lucia Calamaro alla Scuola di Drammaturgia “Scritture”.

“Secondo lei” è un testo leggero sulla caduta del maschio, sulla fragilità dell’uomo contemporaneo, a partire dal punto di vista femminile. L’amore viene quindi letto come un campo di battaglia in cui fraintendimenti e necessità rischiano di affogare, in maniera maldestra, in un intrigo di aspettative tradite e di promesse disattese.
C’è un uomo (Federico Vigorito) che non vuole affrontare la sua impotenza, ed una donna (la stessa Guzzanti) che rinuncia a sé stessa e alla sua sessualità nell’attesa, o nella speranza, che lui faccia qualcosa a riguardo. Una storia che tocca spesso più uomini (e più coppie) di quante lo si voglia ammettere.

Il testo fa sorridere, talvolta ridere, grazie a un flusso di coscienza forse un po’ fragile a livello strutturale, che si affida a ripetitivi ammiccamenti al pubblico, ma che ha il pregio di portare in scena in maniera leggera, ma non scontata, un tema relegato spesso ad una comicità elementare. Caterina Guzzanti, invece, riesce a spogliarsi del suo ruolo di comica per come l’abbiamo conosciuta, e a rimescolare le carte del suo know-how reinventandosi, pur mantenendo le proprie origini.
Il risultato è sincero, diretto, e restituisce al pubblico uno sguardo sull’incomunicabilità e sulla fragilità, non solo maschile ma nelle relazioni in genere, vittime dell’esigenza di apparire perfetti in ruoli precostituiti.

La scenografia di Eleonora De Leo sembra metafora del rapporto di coppia. Una struttura monolitica bianca sulla quale si muovono gli attori, all’apparenza salda e statica, ma arricchita di botole da cui appaiono arredi o dalle quali sprofonda la Guzzanti. Sullo sfondo un telo bianco regala una quinta ed un gioco di ombre non sempre utile. I costumi sono essenziali, a tratti tautologici, ma si integrano nel gioco di luci, ombre e colori disegnato da Cristian Zucaro.

In questo contesto, Guzzanti e Vigorito si muovono con naturalezza e disinvoltura, presentando un affiatato confronto a due in cui emergono anche dialoghi spezzati e ouverture al pubblico che creano sorrisi e sinergia. La piacevolezza e la pregevolezza delle loro interpretazioni è, alla fine, la chiave dello spettacolo, che si regge sull’intimità e la delicatezza dei protagonisti.

Secondo lei
scritto e diretto da Caterina Guzzanti
collaborazione artistica Paola Rota
con Caterina Guzzanti, Federico Vigorito
scene Eleonora De Leo
luci Cristian Zucaro
suoni Angelo Elle
costumi Ziamame, Francesca Di Giuliano
produzione Infinito, Argot, Teatro Stabile di Bolzano

durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 1’ 20”

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 20 dicembre 2024

 

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