Corrado d’Elia, cavaliere errante tra sogni e poesia

Corrado D'Elia in Don Chisciotte

Corrado D’Elia in Don Chisciotte (photo: teatripossibili.it)

In volo libero tra sogni e desideri, tra costellazioni di parole da contemplare e usare, il “pilota” Corrado d’Elia, planato sul palcoscenico del teatro Ca’ Foscari di Venezia, lancia in aria, dalla fusoliera di un vecchio aereo, pensieri e poesia, sospinti dal vento della musica. Un aereo bianco senza motore, ma anche intima scrivania dello scrittore e altro piccolo palcoscenico dell’attore; bianco come il foglio dove raccogliere una storia, raccontare un’avventura.

Corrado d’Elia nel suo ultimo lavoro teatrale “Don Chisciotte” è pilota-regista, scrittore e attore; del resto nel 2010, la critica italiana l’aveva premiato proprio per essere una delle «figure più complete dell’attuale panorama teatrale», ricordando anche l’ottima capacità imprenditoriale nel realizzare il progetto-impresa Teatri Possibili.


Il testo di Cervantes è il libro amato da cui l’attore parte per raccontare non tanto una nuova storia, ma un insieme di vignette narrative, tralci di vita che avvolgono racconti fantastici, bizzarri.

Le avventure di Don Chisciotte della Mancia e Sancio Panza, la follia e il sogno del tenero cavaliere e del suo fedele scudiero, diventano il fil rouge della narrazione, che entra ed esce dalle pagine di autori diversi e dai pensieri di vita dello stesso d’Elia.  

Perdersi è la parola d’ordine: uscire dai limiti di sicurezza della realtà, proprio come l’hidalgo spagnolo nelle battaglie contro i giganti dalle braccia rotanti, i burattini diventati demoni, le greggi di eserciti nemici, nell’amore ideale per la dama cui dedicò le sue imprese, Dulcinea del Toboso.
Perdersi anche negli intervalli temporali della musica, nell’accendersi e spegnersi della lampada dello scrittore, nelle parole che la voce calda di d’Elia spinge in alto come aquiloni.

È proprio l’attore nelle sue sfaccettature di uomo, artista, cavaliere, che però rimanere intrappolato nel racconto, risucchiato dalla fase creativa della penna, circoscritto dal mezzo aereo che cavalca, che appare a momenti un “Ronzinante” ingombrante, e permette all’attore di compiere solo pochi e piccoli gesti, costringendolo a raccontare le emozioni attraverso una mimica facciale a tratti falsata.

Viene meno la leggerezza, che lo spettacolo sembrava volere acchiappare tra le varie “correnti ascensionali” del romanzo, delle riflessioni quotidiane dell’artista che lavora a un progetto, delle immagine poetiche, la leggerezza di cui parla Calvino nelle sue “Lezioni Americane”.

Lo spettacolo è dedicato ai sognatori, ai tanti cavalieri erranti, teatranti e non, che senza chiudere gli occhi possono scegliere come cambiare il corso degli eventi.
Al contrario di come l’aveva scritta Cervantes, Corrado d’Elia sceglie un Don Chisciotte che non rinnega se stesso nella morte (morir savio e viver matto), ma che porta con sé il folle sogno della vita, lasciando che il viaggio riprenda quota tra «la bellezza delle cose imperfette».

Don Chisciotte
da Miguel de Cervantes Saavedra
scritto, diretto e interpretato da Corrado d’Elia
durata: 60′
applausi del pubblico: 2′

Visto a Venezia, Teatro Ca’ Foscari, il 20 febbraio 2012

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