Esperidi 2019, un tuffo performativo nella natura attorno a Campsirago

Pleiadi (Alberi maestri, in mezzo al bosco) Photo: Alvise Crovato
Pleiadi (Alberi maestri, in mezzo al bosco) Photo: Alvise Crovato

Un tuffo dove il bosco è più verde. L’immersione sensuale nella natura, attraverso suoni rabboccati in una raffinata variazione di ritmi e timbri melodici.
Debutto nel segno dell’ecologia e del paesaggio al Giardino delle Esperidi 2019. Il primo weekend (dal 21 al 23 giugno) è iniziato con il solstizio d’estate. Una trama poetica di parole, musica e canto ha fatto da prologo a una rassegna dedicata alla terra, ogni giorno più malata. Lottava per difenderla ed è stata uccisa Berta Càceres, attivista honduregna che si batteva contro lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali in America latina. È appassionato il ritratto che ne fa Nudoecrudo Teatro in “Berta_canto alla terra”. Un terriccio bigio, filiforme, scorre tra le mani della performer Alessandra Pasi accompagnata dalla fisarmonica di Guido Baldoni e dal canto di Silvia Salamini.

Ad afferrare quella terra, a rinsaldarla alle radici, prova anche Pleiadi. La performance itinerante “Alberi maestri” (in replica il 29 giugno e il 7 luglio) è una ricercata chicca site specific, un escamotage sognante per avvicinarsi al pianeta degli alberi. Il focus è sul bosco del monte San Genesio. Da Mondonico (Olgiate Molgora) a Campsirago, sottogruppi per il totale di una sessantina di persone impegnano cinque chilometri di percorso irto, 350 metri di dislivello, due ore di camminata. Scoprono i segreti di robuste piante secolari, le peculiarità di fragili arbusti.
Questo progetto di Michele Losi, Sofia Bolognini e Silvia Girardi richiama fusioni paniche di dannunziana memoria, sfrondate però di ogni narcisismo. Tacciono gli spettatori, carpendo l’orchestra formata dalla natura: ruscelli, uccelli, il soffio del vento tra gli alberi.
Un concerto sinestetico asseconda i suoni di Luca Maria Baldini e Diego Dioguardi. Dotati di cuffie, guidati da performer, facciamo conoscenza con la peonia e il frassino, con la quercia, il castagno, il ciliegio. Mancano le lenti d’ingrandimento promesse nell’opuscolo del festival. Non servono. Bastano la natura, la poesia, la presenza silenziosa di ninfe dell’acqua, di figure femminili eteree sottili come radici, a fare da estensione della vista, a dilatare gli altri sensi liberi di ogni residuo corporeo, affinati dentro una dimensione onirica.

Diversamente contemplativa, grottescamente ironica, la cantante Camilla Barbarito accompagnata dai musicisti Fabio Marconi, Raffaele Kohler, Alessandro Cassani e Alberto Pederneschi, riconduce la corte piccola di Campsirago alle proprie vocazioni hippy dando il la a un coinvolgente ballo collettivo. I vocalizzi del concerto “Il sentimento popolare”, acuti come stridori di gabbiani, volano nel cielo blu verso valle, con il messaggio universale di brani «orgogliosamente meticci».


Camilla Barbarito (photo: Alvise Crovato)

Camilla Barbarito (photo: Alvise Crovato)

Verso il tramonto di domenica 23 giugno due lavori subliminali a Figina (Galbiate Olona). In “Kodama, minuta liturgia terrestre” di e con Marta Lucchini, la protagonista è una creatura iridescente che incarna lo spirito degli alberi. Si contorce lentamente tra foresta, cielo e specchi d’acqua, assumendo la conformazione di rami e fiori. Il tronco iniziale cresce, si sposta, germina, indicando un altrove che è trasfigurazione dell’attimo presente, fermento creativo, figurazione di stagioni future.

“Odisseo, viaggio nel teatro” (Teatro del Lemming) è invece rapimento estatico che travolge e sommerge come onda anomala un equipaggio di trenta spettatori. Naufraghiamo accompagnati da muse, sirene, giganti, indovini, angeli, demoni, maghe, megere, etère, guerrieri. Siamo catapultati nella dimensione surreale del sogno. Siamo ripetutamente violati, scossi, attraversati da una marea bianca, violenta e seduttrice, che induce a indagare i nostri fantasmi, oppure a entrare in contatto con i nostri sogni. Siamo spintonati, ammaliati, incantati, ipnotizzati. Performer e attori ci ruotano attorno. Ci abbracciano, si strusciano, ci fissano con occhi languidi o gravi. Invitano a giocare sotto un grande lenzuolo bianco che avvolge le teste a fa tabula rasa di ogni pensiero. Siamo condotti per mano, con forza, grazia, o per inerzia, in recessi remoti. Fagocitati dal mistero, ci troviamo faccia a faccia con i mostri che ci inquietano, a contatto erotico con i desideri apocalittici, shakerati in una storia senza oggi né ieri.

A chiudere il primo weekend, “Bartleby”, coproduzione Teatro Invito/Teatro della Cooperativa, affascinante testo di Hermann Melville (regia Renato Sarti, con Luca Radaelli e Gabriele Vollaro) che ci mette a contatto con la nostra dimensione autentica: il bisogno di tempi distesi, contro il logorio votato a produttività e denaro.

Uno sguardo a questo weekend, dedicato alle nuove drammaturgie. Ricchissimo il cartellone di oggi, sabato 29. Ripartenza con “Alberi maestri”, poi spettacolo cena con “Saga salsa” di Qui e ora, prima del fantasmagorico spettacolo di figura “L’altro giorno” di Teatro elettrodomestico. Si prosegue con “Raptus”: Rossella Dassu di cada die teatro racconta la violenza di genere partendo dalla mitologia greca. Chiusura musicale con il berlinese Chris Imler, icona della scena underground tedesca degli ultimi tre decenni.

Domenica 30 giugno, mattina come sempre nel segno dell’infanzia. Partenza con “Non ho l’età”, irreale viaggio nel tempo e nelle relazioni di Riserva Canini, poi serata appannaggio del brindisino Luigi D’Elia: prima con “Cammelli a Barbiana”, dedicato a don Lorenzo Milani, infine con “Preludi all’amore”, spettacolo concerto che evoca una Puglia ancestrale, nel racconto di fiabe sotto le stelle.

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