Fibre Parallele: mai prendersi troppo sul serio, neppure di fronte a Ronconi!

Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

Sono considerati tra i migliori giovani gruppi in Italia, segnalati dalla Regione Puglia per il progetto del Mibac Teatri del tempo presente, vincitori del premio Hystrio-Castel dei Mondi 2011, Menzione speciale al Premio Pomodoro 2013, due nomination per il Premio Ubu 2013 come Migliore novità italiana e attore Under 30 a Riccardo Spagnulo, e già nomination per il Premio Ubu 2011 all’attrice Licia Lanera, che è stata recentemente scelta da Luca Ronconi come una delle interpreti dello spettacolo “Celestina”.

In giro per l’Italia, hanno fatto recentamente incursione al Teatro Area Nord di Napoli e a Ravenna, al Rasi, lo spazio gestito dal Teatro delle Albe, per poi tornare all’Abeliano di Bari per il debutto, ieri sera, di una nuova esperienza ‘over 65’: Hoppipolla“.

Klp li aveva seguiti fin dai loro esordi pugliesi, e poi tappa dopo tappa.
Li ritroviamo oggi per vedere cos’è cambiato e cosa no. Per questo ne abbiamo ri-parlato con loro: Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, registi, drammaturghi e attori della compagnia, in questo periodo di grandi successi.


È finalmente giunto il momento delle Fibre Parallele?
Riccardo Spagnulo: Vediamo entrambi con diffidenza le mode. Sono dieci anni, da quando eravamo all’università, che facciamo teatro e cerchiamo di “esportarlo” in Italia. Dico esportarlo perché siamo di Bari, e come in molte città di provincia è difficile uscire allo scoperto e far vedere il proprio lavoro. Credo che la nostra fortuna sia legata proprio al fatto che ora i nostri spettacoli, grazie soprattutto al progetto Teatri del Tempo Presente, stanno girando molto.
Che i riconoscimenti stiano arrivando è frutto di fortunate coincidenze. Molti spettacoli meriterebbero di essere visti, ma rimangono confinati in piccole città senza visibilità, e purtroppo nel mondo teatrale se lo spettacolo non viene visto non viene nemmeno valutato.

Lo Splendore dei supplizi

Lo Splendore dei supplizi

“Lo splendore dei supplizi” parla delle pene che si vivono sulla terra, quelle di chi ha dipendenze dal gioco, di chi vive rapporti in modo razzista, di coppie sull’orlo della crisi di nervi e, indirettamente, anche al supplizio della vita di teatranti…
Spagnulo: Già, per chi vive di teatro il supplizio è all’ordine del giorno. Sono molti che nella vita sopportano, in attesa che arrivi un boia a dare la mazzata finale. Nello spettacolo raccontiamo quattro storie che abbiamo preso come prototipo: una coppia in una specie di seduta psichiatrica, un giocatore d’azzardo incallito, un anziano razzista con la badante straniera e un vegano radical chic torturato da due operai, delusi dalla vita, a colpi di salsiccia e uova in testa.

Avete scelto la commedia come forma di narrazione, una strada spesso snobbata dal teatro contemporaneo…

Licia Lanera: E’ vero, la commedia è stata trattata male, ma se ci si pensa è la base del teatro. Noi ci rifacciamo a quella tradizione antichissima che parte da Aristofane, che sapeva mescolare ironia e politica. Noi non ci prendiamo troppo sul serio, ma facciamo molto sul serio. Nelle scene che rappresentiamo, come in quella sulla crisi di coppia, guardiamo a noi stessi con ironia e autocritica. Per la nostra formazione ci sottoponiamo alla visione di moltissime cose becere e “brutte”. Siamo dei veri bulimici del trash.

Quindi credi che i vostri colleghi del teatro contemporaneo si prendano troppo sul serio?
Lanera: Sì, decisamente. È un teatro che parla di sé stesso. È autoreferenziale e finisce con l’annoiare il pubblico. Alla gente non interessa immergersi in un processo artistico, interessa una storia, e magari farsi anche una bella risata.

Da attrice di una piccola compagnia di provincia ora sei stata chiamata a recitare con Luca Ronconi, il più affermato regista vivente in Italia. Che effetto ti fa?
Lanera: Ecco, credo che Ronconi sia un regista serio ma che sa non prendersi troppo sul serio. Scegliendomi per il suo spettacolo ha dimostrato un grande senso di auto ironia! Spero solo che non se ne penta, io di sicuro non lo farò…
 

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