Petrella racconta (anche a teatro) Re e regine della città perfetta

La città perfetta

La città perfetta

Il pubblico prende posto in sala. Un quadro di famiglia, come quelli immortalati nelle vecchie fotografie color seppia, lo accoglie. Sette figure si ammassano intorno ad un trono dove il Re è seduto: qualcuno sfiora la terra che ricopre il palco, qualcun altro sorveglia dall’alto senza perdere contatto, sei drappi rossi pendenti dal soffitto incorniciano la scena.

“La città perfetta” racconta la storia di questo regno, l’ascesa e la rovina dei suoi protagonisti, il meccanismo perverso, e “perfetto”, che permette la sopravvivenza del sistema.

La drammaturgia, curata dal regista Giuseppe Miale di Mauro e da Angelo Petrella (autore del libro omonimo, pubblicato da Garzanti nel 2008, al quale lo spettacolo si ispira), svela le dinamiche sottese alla costruzione e alla conservazione di un apparato criminale.
Anche se la parola “camorra” non viene mai nominata in scena, è evidente che il fulcro dello spettacolo sia proprio la messa a fuoco delle sue regole e delle sue ambigue collusioni con l’altra faccia della stessa medaglia: lo Stato.


Il nome di battesimo dei protagonisti è ignoto, tutti entrano nella “grande famiglia” con nuove “generalità” e con una divisa che li vuole a petto nudo, giacche e pantaloni di pelle nera, tatuaggi ostentati e gestualità rabbiosa.

Il giovane Sanguetta diventa suo malgrado protagonista della destituzione di Sarracino, il sovrano divenuto suo nuovo padre. La causa scatenante è nella fitta rete di intrighi messa in atto da Beckenbauer, altro pupillo del Re, con lo scopo di prendere il potere. Tutti i discepoli tramano alle spalle di Sarracino, compresa Eva, la sua donna. Soltanto Sanguetta è estraneo a queste manovre fino a quando, rinchiuso in carcere per un omicidio di cui non è colpevole, ne verrà informato dal misterioso uomo di stato Omissis. Di qui la scelta della libertà in cambio della collaborazione con le istituzioni corrotte, che faranno di lui un sovrano più accondiscendente di quello in carica.

La regia mette in risalto l’energia e la fisicità dei personaggi, puntando talvolta su scene corali ben orchestrate e di sicuro impatto, come quella della liberazione di Sanguetta. Altre volte, però, questa stessa foga rischia di trasformarsi in didascalia laddove non ci sarebbe bisogno di caricare ulteriormente un testo già caratterizzato da un napoletano sporco, robusto e affilato. Il continuo ringhio che accompagna il respiro degli interpreti, il frequente parallelismo fra la figura del Re e quella di Cristo, l’intonazione a tratti monocorde di alcuni monologhi, calcano eccessivamente la mano. Interessante risulta invece, la scelta di tenere in scena, seduti sul fondo, gli attori che via via escono dalla storia.

Da sottolineare inoltre l’apporto sostanziale delle luci (curate da Silvio Ruocco) che tracciano corridoi e segrete di un piccolo labirinto, e delle musiche (di Francesco Forni), capaci di fomentare il febbrile desiderio di potere.

Con “La città perfetta” Miale di Mauro porta nuovamente alla ribalta il mondo senza speranza della malavita, affidandosi a un cast ormai esperto in materia (quasi tutti gli attori infatti hanno partecipato agli allestimenti teatrali di “Gomorra” e “Santos” diretti da Mario Gelardi e basati su testi di Roberto Saviano).
L’attenzione del pubblico testimonia come l’argomento continui ad essere – tragicamente – all’ordine del giorno.

LA CITTÀ PERFETTA
liberamente tratto da: LA CITTÀ PERFETTA di Angelo Petrella
drammaturgia: Giuseppe Miale di Mauro e Angelo Petrella
regia: Giuseppe Miale di Mauro
con: Pippo Cangiano, Ivan Castiglione , Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Stefano Meglio, Adriano Pantaleo, Lorenza Sorino
scene: Carmine Guarino
costumi: Giovanna Napolitano
musiche: Francesco Forni
luci e direzione tecnica: Silvio Ruocco
aiuto regia: Chiara De Crescenzo
assistente scenografo: Dafne Forastiere
foto di scena: Carmine Luino
service luci e audio: Meta Srl
organizzazione: Luigi Marsano
durata: 1h 05’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Napoli, Galleria Toledo, il 25 novembre 2011

 

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