Stanza di Orlando. Macelleria Ettore da Virginia Woolf al San Carluccio di Napoli

Maura Pettorusso in 'Stanza di Orlando'
Maura Pettorusso in ‘Stanza di Orlando’ (photo: Francesca Padovan)

“Vecchi petali di rosa. Libri. Spazzola. Lavanda. Non toccare. Non entrare. Non bussare. Non disturbare Virginia, è una scrittrice.”
Parole apparentemente slegate, che fuoriescono dal corpo di una donna dalla seducente schiena e dall’inquietante aspetto. Una donna e un corpo, continuamente in bilico nella miriade sfaccettata delle proprie sensazioni, alla continua ricerca del suo essere.

La donna in questione è Virginia Woolf e Carmen Giordano di Macelleria Ettore ci conduce ad esplorare la sua articolata mente.
La scrittrice, considerata una delle maggiori letterate di fine ‘800, ha vissuto una complessa esistenza che, tra le righe, è riuscita a farci conoscere grazie alla sua splendida penna.

Lo spettacolo – che apre il ciclo “Classici in rilettura” del Teatro San Carluccio di Napoli – nasce sulla base di uno dei suoi più famosi romanzi, “Orlando: A Biography”, pubblicato nel 1928.
Siamo infatti nella “Stanza di Orlando”, al cui centro c’è un androgino “lei”. Volto dipinto, sottoveste e movenze da bambola, Maura Pettoruso affronta in modo egregio un aspro monologo di grande suggestione visiva e sonora.
Molto efficace la scenografica installazione di Maria Paola Di Francesco, bizzarro meccanismo di “gabbia a pedali” che diviene l’unico elemento drammaturgico con il quale l’attrice si relaziona, plasmandolo di volta in volta grazie al movimento del suo corpo. Lunghi elastici spessi e tesi circondano l’attrice che sembra riuscire a liberarsi pian piano dalla prigionia solo grazie al flusso incisivo delle sue parole.


Come definita da Elisabetta Rasy su ‘Il Corriere della Sera’, la Woolf è stata “un’edificante eroina della mitologia femminista del secolo scorso”. Sprezzante dei sentimenti “da donna” e di tutti quegli attributi stereotipati che la società da sempre associa a questo sesso, la scrittrice ha dedicato la sua esistenza al non perdere la propria individualità, scavando dentro il suo essere donna fino al punto di respingerlo.

Il suo totale rifiuto del femminino, qui espresso tramite il personaggio di Orlando, rendono la figura di Virginia Woolf ancora di grande attualità.
Spesso protagonista di letteratura e cinema, la scrittrice infatti è ancora una personalità di notevole interesse, tanto da poter affermare che quelle parole, se estraniate dal contesto e dal suo personaggio, potrebbero dar voce a molte donne di oggi.

Eppure il pubblico napoletano reagisce senza ascoltare: la graziosa ed accogliente sala del San Carluccio conta sì e no una decina di spettatori, alcuni dei quali operatori teatrali. Il piccolo teatro da anni propone cartelloni di grande “coraggio”, dando spazio a giovani compagnie e “lottando” contro la maggior parte dei teatri napoletani, che scelgono invece strade facili con volti noti. Tanto da aver vinto, proprio quest’anno, la III edizione del Premio Antonio Landieri – al Miglior Cartellone 2010/11 Per il Teatro di Impegno Civile con la seguente motivazione: “Per il coraggio di essere bacino e contenitore di spettacoli d’impegno civile e sociale in una fetta di Napoli particolare, che vive problemi diversi dalla periferia. Per aver creduto nel teatro di qualità e sperimentazione raggiungendo, nonostante mille difficoltà, i 40 anni di attività”.

Riportiamo le parole di un personale sfogo di Egidio Mastrominico, direttore del teatro, ringraziandolo per aver permesso a Klp di renderlo pubblico: “Il paradosso è che proprio questo teatro oggi rischia la chiusura e paga il prezzo della sperimentazione, affannando dietro i costi di gestione, che di artistico non hanno nulla ma con cui ogni mese dobbiamo fare i conti”.

Tradizione o protezione?” ci chiedevamo ad apertura delle stagioni teatrali nella città partenopea. Ebbene, purtroppo sembra non esserci possibilità di scelta: protezione della tradizione, altrimenti precarietà per l’innovazione.

STANZA DI ORLANDO. Viaggio nella testa di Virginia Woolf
con: Maura Pettorruso
scene e costumi: Maria Paola Di Francesco
luci e audio: Gianluca Bosio
testo e regia: Carmen Giordano
durata: 1h
applausi del pubblico: 1′ 58”

Visto a Napoli, Teatro San Carluccio, il 20 novembre 2011 

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