La complessa modestia di Spregelburd nello sguardo di Ronconi

La modestia nella messa in scena di Luca Ronconi

La modestia nella messa in scena di Luca Ronconi

“Ogni opera è un tentativo delicato (a volte fallito) di toccare qualche spigolo di quella che – non sapendo come si chiama – diciamo “anima umana”, dichiara Rafael Spregelburd.

Con curiosità e forte aspettativa, assistiamo al teatro Verdi di Pisa a “La modestia”, terza parte del progetto “Eptalogia” del drammaturgo argentino, per la regia di Luca Ronconi, un’eterogenea e approfondita analisi dei vizi della nostra società, ispirata alla tavola “La Ruota dei Sette Peccati Capitali” di Hieronymus Bosch.

“La commedia è enigmatica o ironica, a seconda dell’occhio con cui lo spettatore sceglie di vederla” afferma Ronconi. Ed è vero che l’ironia è una delle note dominanti della messinscena, anzi diciamo che sembra in molti casi l’ingrediente necessario a tener vivo un fuoco che rischia di spegnersi nel lungo dipanarsi di una materia narrativa a dir poco complessa, fitta di rimandi e riferimenti alla contemporaneità, non sempre però chiari e diretti. Il testo di Spregelburd chiede molto allo spettatore, soprattutto un’attenzione continua e serrata, compito arduo se consideriamo le due ore e mezzo di durata.

Il concetto di complessità è appena sufficiente a riassumere la materia contenuta nella messinscena, che vede l’intrecciarsi elicoidale, a mo’ di DNA, di due storie ambientate in tempi e luoghi diversi: ci troviamo in un passato di una terra dei Balcani o perduta oltre gli Urali – con riferimenti che rimandano al Pasternak del periodo Dottor Zivago – e in un interno borghese nella Buenos Aires dei nostri giorni, in una scena affidata a quattro attori per otto personaggi, coinvolti in ricatti, ipocrisie, traffici di documenti e manoscritti, tra mariti fedifraghi e amanti complici, e forse anche in questo si avverte una eco della modestia del titolo, una modestia alla quale non si fa mai riferimento diretto in scena, ma che sembra celarsi in tutta la sua falsità dietro gli sguardi umili e ipocritamente disinteressati delle piccole ambizioni umane, fatte di brama di potere e calcoli personali.
Ma questo è solo un piccolo accenno di qualcosa di più magmatico e stratificato, come l’argine di un fiume.

Una struttura drammaturgica articolata quindi, volutamente di non facile lettura, che si apre in squarci continui. Per fortuna i quattro interpreti offrono una prova superba, con Francesca Ciocchetti e Paolo Pierobon in serata di grazia, immersi in un’imponente scenografia costellata di macchinerie e colpi di scena, struttura apparentemente statica ma pronta a modificarsi d’improvviso.

Una complessità estrema che intende affermare quella della nostra attualità, in un susseguirsi di cambi di luogo e situazioni affidati al mero recitato del cambio di dizione, poiché l’azione si svolge tutta nello stesso spazio ammobiliato e non prevede mutamenti evidenti di alcun tipo.

Così, se da un lato Spregelburd lancia un messaggio chiaro nelle intenzioni, testimone di un mondo sempre più molteplice e sfuggente, dall’altro si corre il rischio che lo spettatore non colga del tutto questa dichiarata inafferrabilità – e sembrano molti in sala a farlo – avvertendo uno spaesamento, una progressiva distanza e finendo col gettare la spugna, mal sopportando la mastodontica quantità di materia drammaturgica.

Questo è il solo, ma determinante, punto debole di un lavoro che spicca per forza interpretativa, regia efficace nella sua essenzialità, che nulla toglie e nulla aggiunge al superbo impianto scenico del magistrale Marco Rossi.
Non credo saranno concordi i molti spettatori che hanno abbandonato la sala ben prima del termine, innervositi e sconcertati. Questo, per dovere di cronaca.

LA MODESTIA
di Rafael Spregelburd
traduzione: Manuela Cherubini
impianto scenico: Marco Rossi
costumi: Gianluca Sbicca
luci: AJ Weissbard
con: Francesca Ciocchetti, Maria Paiato, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi
regia: Luca Ronconi
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto, Associazione Mittelfest su progetto di Santacristina Centro Teatrale
durata: 2h 30′
applausi del pubblico: 1′ 56”

Visto a Pisa, Teatro Verdi, il 2 marzo 2013


 

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