Graziano Piazza e Sandro Lombardi ci raccontano il loro ‘Passaggio in India’

Sandro Lombardi e Graziano Piazza
Sandro Lombardi e Graziano Piazza

Sandro Lombardi e Graziano Piazza in ‘Passaggio in India’ (photo: Marcello Norberth – teatrostabiletorino.it)

Sandro Lombardi, gentleman dallo stile britannico del teatro italiano, e Graziano Piazza, alias il medico Aziz, sono due dei protagonisti di Passaggio in India, spettacolo con cui ha aperto la stagione la compagnia Lombardi-Tiezzi.

Parlare con Lombardi, attore, scrittore e appassionato d’arte in ogni sua forma, è certamente un’esperienza ricca, considerando che ci si confronta con trent’anni è più di teatro italiano. A partire dai primi anni Settanta, quando a Firenze, riuniti sotto il nome Il Carrozzone, Federico Tiezzi, Sandro Lombardi e Marion D’Amburgo debuttarono nel 1972 con La donna stanca.
Da sempre caratterizzato da una ricerca dalla forte matrice figurativa, il gruppo ha lavorato per restituire al pubblico il senso di vuoto, smarrimento e cambiamento dei nostri tempi, confrontandosi di volta in volta con i grandi classici del Novecento: Samuel Beckett, Heiner Müller, Mario Luzi, e ancora Pier Paolo Pasolini, Bertolt Brecht, Goffredo Parise, Thomas Bernhard.

In questa stagione la compagnia accetta la sfida della letteratura romanzesca a teatro, ma non percorre il sentiero, particolarmente praticato fino al limite dell’affollamento, del romanzo russo, scegliendo invece un testo con una duplice valenza: Passaggio in India, di Edward Morgan Forster, nella versione drammaturgica di Santha Rama Rau del 1960.
Il perché della scelta va probabilmente cercato nella doppia valenza del testo, così profondamente europeo per un verso, e dall’altro così intriso di problematicità attuali globali, anticipando questioni vere su differenza e integrazione. Tiezzi torna a Forster e a Passaggio in India, di cui aveva realizzato anni fa una serie di letture radiofoniche, cercando di tenersi distante da immagini e richiami ispirati al film che ne trasse David Lean, preferendo, invece, un’ambientazione specifica, soprattutto umana, affidata all’esperienza fra gli altri di Giulia Lazzarini.


La storia è quella di una presunta violenza sessuale perpetrata da un indiano, il medico Aziz, ai danni di una colona inglese, Adela Quested. Sia il presunto colpevole che la presunta vittima sono a loro modo campioni, nelle rispettive comunità, di apertura verso l’integrazione, e dunque l’evento colpisce entrambi i campi, portando tensione nel delicato equilibrio di coabitazione. Qualcosa di simile a quanto spesso accade nelle società occidentali a seguito di episodi non infrequenti di violenze sulle minoranze, non necessariamente “straniere”. Un tema spinoso, insomma. La diversità culturale rimane fra gli elementi di maggior fascino ma anche di maggior complessità dei nostri tempi.
Il Passaggio della Lombardi/Tiezzi va ad indagare proprio quella cesura, e sviluppa un tema che, a ben guardare, caratterizzerà anche la seconda parte della stagione della compagnia, con la ripresa de I giganti della montagna, prossimamente a Milano al Teatro Leonardo e poi in tournèe in tutta Italia. In fondo anche in Pirandello la sensibilità di un gruppo, quello degli artisti, non trova ospitalità in un mondo alieno e soccomberà ai giganti: sensibilità, dialogo e arte cedono alla violenza.

A Brescia, durante le repliche di dicembre al Teatro Stabile-CTB, Sandro Lombardi e Graziano Piazza ci raccontano, in due video-interviste, il loro Passaggio in India. Continente enorme, quello indiano, con mille e più diversità, a noi praticamente sconosciute e che l’occhio occidentale tende spesso a deformare: una pratica a cui il video proiettato sul fondo della scena durante lo spettacolo pare proprio alludere.

Sandro Lombardi

Graziano Piazza


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