Produrre arti performative: Valeria Orani e l’esperienza di exPopTeatro 2.0

Addio - Eva and Franco Mattes (aka 0100101110101101.org)

Addio – Eva and Franco Mattes (aka 0100101110101101.org)

L’ambiente urbano e la performance sono luoghi da sempre in dialogo.
Bread and puppets, Living theatre: dagli anni settanta in avanti il teatro è sempre meno a teatro. Le arti sceniche si evolvono. Sempre più di frequente chiedono e ottengono partecipazione, anche in forme estreme, come quelle pensate da La Fura dels Baus negli ultimi vent’anni o con l’avvento della digitalità e dei linguaggi multimediali, come negli spettacoli di Rimini Protokoll. Forme aperte di teatro, potremmo definirle.

Quello che passa sotto il nome di performance è qualcosa dai contorni sempre più liquidi. Cosa intendiamo, quindi, quando parliamo di performance? E produrre arti performative è diverso dal produrre teatro? Se lo è chiesto a inizio settembre una mini rassegna tenutasi a Cagliari sotto la direzione artistica di Valeria Orani e Valeria Ciabattoni, operatrici da anni in questo settore così effimero, impalpabile e che però muove importantissime risorse in Italia e in Europa. 

Qual è dunque lo specifico della produzione di questa forma d’arte e dov’è il punto di cesura fra teatro e performance? Già il fatto che sul termine performance non ci sia alcuna definizione univoca né alcuna concordia sul contenuto la dice lunga. Parliamo di un ibrido fra arte scenica e coreutica, passata attraverso studi su movimento e presenza in scena che risalgono agli anni settanta del secolo scorso, spesso imbevuti di un qualche contenuto multimediale. Insomma, performance è tutto quello che va oltre il teatro di prosa e che spesso si connota per la sua distopicità, ovvero capacità e spesso caratteristica di essere pensato al di fuori del luogo teatro. 
Un po’ quello che nei giorni del festival exPopTeatro 2.0 è successo a Cagliari, dove finanche alcuni distributori di benzina sono stati scelti dalle compagnie per “performare”. “Assassinio dell’estetica” il tema di questa vetrina di arti performative e contaminazioni visuali con vere e proprie incursioni urbane da parte di undici nuclei artistici, selezionati attraverso un bando divulgato nello scorso marzo. Abbiamo intervistato Valeria Orani in Sardegna, sperando di riuscire ad avere, se non delle certezze, almeno un punto di vista. Buona visione.


 

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