Romeo e Giulietta, nel mondo liquido del Lemming

Giulietta e Romeo del Teatro del Lemming

Debutto per il Giulietta e Romeo del Teatro del Lemming

Il mito, il teatro come luogo di rito collettivo e il rapporto diretto con lo spettatore sono sempre stati i capisaldi sui cui, fin dagli esordi, il Teatro del Lemming di Rovigo ha creato i propri progetti teatrali.

Saranno in molti a ricordare ancora con affetto la loro tetralogia (Edipo, Dioniso, Amore e Psiche, Odisseo), come un’intensa esperienza sensoriale, eccitante e disarmante allo stesso tempo.

Per il Lemming, infatti, l’importanza del mito risiede nel suo essere matrice dell’identità e delle relazioni umane e, per questo, strumento privilegiato per costruire un rapporto diretto con lo spettatore, portandolo a fare esperienza di sé e degli altri. Una catarsi teatrale che non è necessariamente uno sfogo di lacrime, risate o abbracci, ma un silenzioso momento di riconoscimento.

Dopo l’Antigone, la compagnia guidata da Massimo Munaro è al lavoro, in questi ultimi anni, su un nuovo progetto di ricerca dedicato interamente a William Shakespeare.

Prima tappa della trilogia fu “Amleto”, nel 2010. Seconda tappa fresca di debutto è ora “Giulietta e Romeo – Lettere dal mondo liquido”, che ha aperto la nuova edizione della rassegna/concorso “Piccoli Palcoscenici” al Teatro Toniolo di Mestre.

Anche questo progetto, come gli altri, si regge su un binario pedagogico-spettacolare; è prassi della compagnia passare attraverso numerose fasi laboratoriali prima di mettere in scena i propri lavori, che in questo caso hanno coinvolto sia gruppi di studenti delle scuole superiori (il cui studio finale è stato vincitore della stessa rassegna del 2012) sia giovani attori under 30.
Eccoci quindi di fronte a una riscrittura scenica della tragedia in cui si riconosce una particolare attenzione al pubblico di adolescenti, presenti numerosissimi per questo debutto.

Munaro recupera e rivisita il mito collegandolo alla celebre “modernità liquida” del sociologo polacco Zygmunt Bauman, che ritroviamo ormai quotidianamente nel linguaggio comune per designare il sentimento di disagio, incertezza, inadeguatezza e ambiguità delle relazioni umane di oggi.

Lo spettatore è il destinatario di lettere attraverso cui si snoda tutta la costruzione artistica. La lettera è sia azione scenica che voce fuori campo, quindi vicina e lontana, antica e moderna; apre alla dialettica tra un tempo solido e liquido, alla ricerca di frammenti del mito tra gli aspetti conflittuali del pensiero, del linguaggio e del sentimento che coesistono simultaneamente.

Il pubblico viene continuamente chiamato in causa dalle domande degli attori, che scendono dal palco mischiando i ruoli: “E tu da che parte stai? Sei mai stato fottuto da un malinteso? Come si fa a sopravvivere alla morte di una persona amata?”. Dai risolini amorosi, in un attimo si arriva alla violenza, dal piacere al disagio, dalla tenacia alla sconfitta, dalla adolescenza si passa all’adultità, o viceversa: difficile, in un mondo liquido, capire da che parte si sta nuotando.

La storia di Giulietta e Romeo non viene pertanto raccontata, non perché data per assodata, ma proprio perché tutto si regge sul dare la possibilità allo spettatore, attraverso frammenti e collegamenti altri, di abitarla, riconoscerla e trovare lo spazio per una riflessione.

Un coinvolgimento diretto quindi ma, rispetto a precedenti progetti, più drammaturgico che psico-sensoriale.
Il saliscendi degli attori in platea, il loro farsi largo tra gli spettatori – di sicura presa sugli adolescenti – così come il video dell’attivista No Tav (di lunghezza eccessiva) o il finale a rischio retorica, alla lunga prendono le sembianze di un gioco forzato, eccessivamente “scenografico”, creando paradossalmente una iperdistanza. La dialettica, quello spazio di riflessione e riconoscimento di cui si diceva prima, rimane sullo sfondo come materiale sgranato, ancora un po’ troppo incerto.

Giulietta e Romeo. Lettere dal mondo liquido
musica: Massimo Munaro
regia: Chiara Elisa Rossini e Massimo Munaro
una produzione: Teatro del Lemming
con: Fiorella Tommasini, Diana Ferrantini
durata: 60′
applausi del pubblico: 1’ 50’’

Visto a Mestre (VE), Teatro Toniolo, il 16 maggio 2013


 

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