Acquerelli napoletani. Una lettura di Toni Servillo

Toni Servillo (photo: Francesco Squeglia - fonte: teatriuniti.it)

Toni Servillo (photo: Francesco Squeglia – fonte: teatriuniti.it)

Servillo legge Napoli, la sua letteratura, il suo teatro.
Il tema comune ai brani proposti, visitato in chiave popolare, è il rapporto tra la vita mondana e quella ultraterrena. La forma di esposizione mette al centro della scena la questione della lingua, troppo spesso elusa o fraintesa.

Un leggio e una sedia bastano. La parola nuda mostra i suoi colori, le sue sfumature più tenui, l’amara bellezza di Napoli, in una dimensione in cui ogni questione letteraria è questione teatrale.
L’aldilà si confonde con il commercio dei vivi, e la lettura si fa teatro. Le immagini acquistano spessore, fisicità, attraverso la chiarezza del suono, la precisione del dettato, l’agilità del fraseggio e la leggerezza dell’esecuzione. Lievi abbozzi, che tornano presto carta e inchiostro.

Dopo le fatiche dei grandi allestimenti, Servillo sceglie una forma snella, minima, e torna alla sua tradizione, liberando la lingua dialettale da uno stereotipo alquanto alla moda, che la lega a un’espressività violenta e a una corporeità aggressiva, generiche dal punto di vista dell’espressione. Qualità non di certo estranee alla tradizione comico popolare, ma sicuramente non elettive e, in ogni modo, riconducibili a precise tipologie formali.

Servillo individua una linea di continuità all’interno della tradizione napoletana e, insieme alle note più sottili, mette a fuoco la specificità delle lingue e delle voci, riconducendole a precise categorie di genere. Allora, la prosa educata di De Filippo si può mescolare alle bestemmie di Mimmo Borrelli e al sublime, metafisico, schematismo di Raffaele Viviani.

L’attore ci offre inoltre un campionario quasi didattico di autori, dall’Ottocento a oggi: Maurizio De Giovanni, Salvatore Di Giacomo, Enzo Moscato, Giuseppe Montesano, Ferdinando Russo, oltre a quelli già citati. Fuori programma, un breve componimento di Michele Sovente, poeta flegreo, come Borrelli. E a Borrelli, il più giovane tra i presenti, non può non andare un pensiero.
Dispiace dover costatare che repertori così ricchi dal punto di vista dei contenuti e delle forme, difficilmente riescano a essere portati all’attenzione del grande pubblico se non legati a grandi nomi della scena, e che a essere privilegiato sia più spesso un uso modaiolo e qualunquista del linguaggio idiomatico. Per una serata, questi autori trovano un degno palcoscenico. Merito dell’operazione di Servillo.
Stessa sorte accomuna gli autori proposti dal “divo” ad altri, di diversa provenienza. Si pensi all’accoppiata Ruzante-Fo, a quella Baldini-Marescotti, alla recente Scaldati-Diablogues. Infinito è il numero di quelli consegnati all’oblio.

Servillo guarda al repertorio partenopeo con partecipazione emotiva e limpidezza d’analisi. Alto e basso dialogano a distanza. Una semplice lettura diventa una vera lezione di teatro, una indicazione di senso. La tradizione popolare è ricondotta ad una dimensione alta, perché alta è la qualità dell’esposizione. Il linguaggio è restituito alla sua levità, alla sua molteplicità.

SERVILLO LEGGE NAPOLI
testi di: Salvatore di Giacomo, Eduardo de Filippo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Maurizio De Giovanni, Giuseppe Montesano
diretto e interpretato da Toni Servillo
produzione: Teatri Uniti
durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 4′

Visto a Ferrara, Teatro Comunale, il 13 novembre 2011


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