Donne e violenza, in perfetto Equilibrio

Women - Hugo Dehaes

Women – Hugo Dehaes (photo: kwaadbloed.com)

Seconda settimana per il festival Equilibrio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Parleremo oggi di due spettacoli molto interessanti dal punto di visto tecnico e formale, che non avevano assolutamente niente in comune fra loro. Si tratta di “Women”, del coreografo belga Hugo Dehaes, e di “Ordinary Witnesses”, del francese Rachid Ouramdane.

Rapporto personale e memoria collettiva: “Women” affronta le fisicità delle otto ballerine e il rapporto con la coreografia e i loro corpi, “Ordinary Witnesses” è un punto di vista sulle tracce che la violenza della storia (collettiva) ha lasciato sulla mente e sul corpo di chi ne ha fatto esperienza.

Estetica e etica: “Women” è un esercizio estetico senza messaggi impliciti se non quello di una creazione coreografica con otto donne. In “Ordinary Witnesses”, al contrario, l’impegno civile è ben presente e si sente – in primis – nelle registrazioni audio.

Silenzio, parola e suono: “Women” è uno spettacolo silenzioso, dove gli unici suoni a scandire il tempo della rappresentazione sono i respiri di sforzo delle otto danzatrici; “Ordinary Witnesses” al contrario ha un tappeto sonoro elettronico che crea una costante tensione, contornato da interviste audio a vittime di violenze non identificate.

Ouramdane - Ordinary Witnesses

Ouramdane – Ordinary Witnesses (photo: auditorium.com)

Danza corale e movimento: Hugo Dehaes manovra le sue donne creando un unicuum coreografico dove la forte presenza di ognuna di loro si affianca all’altra, creando movimenti coordinati e scattosi (ricordando in certi punti l’affascinante avanzamento collettivo de “Le Sacre du Printemps” di Pina Bausch). All’opposto, Rachid Ouramdane colloca ciascuno dei suoi performer in situazioni solitarie, dove più della danza prevale la loro “elasticità”, e questa solitudine diventa la degna di rappresentazione delle violenze descritte. Verticali impossibili e piroette infinite sembrano sfidare la gravità, e sicuramente sfidano la resistenza dei loro interpreti.

Età: le donne di Dehaes sono fiere interpreti dai 30 ai 50 anni. La loro età avanzata per la danza è un elemento fondamentale nello spettacolo; ognuna fa emergere la propria personalità con vigore, pur nelle rispettive – seppur minime – imperfezioni fisiche. In “Ordinary Witnesses” invece i cinque protagonisti in scena sono – o almeno sembrano essere – giovanissimi e atletici al servizio della coreografia.

Scena: le uniche affinità sono nella scenografia. Stranamente, entrambi gli spettacoli hanno una complessa costruzione nella parte destra del palcoscenico: si tratta per tutti e due gli spettacoli di un marchingegno per le luci. Ma mentre in “Women” è abbastanza innocuo, puro elemento formale e non interagisce molto con i movimenti, in “Ordinary Witnesses” accende i suoi fari creando battiti cardiaci irregolari, e lanciando con violenza la sua straordinaria massa di luce verso il pubblico. Un elemento drammaturgico in più per descrivere le violenze perpetrate dall’uomo nei secoli.

Women
coreografia: Ugo Dehaes
con: Louise Chardon, Marie De Corte, Ida De Vos, Miryam Garcia Mariblanca, Sayaka Kaiwa, Kayoko Minami, Natascha Pire
produzione: kwaad bloed vzw
coproduzione: STUK kunstencentrum, TAKT Dommelhof. In collaborazione con: Kunstencentrum Vooruit, Cultuurcentrum Brugge, C-mine Cultuurcentrum Genk, de Warande, Cultuurcentrum Kortrijk/Buda, Cultuurcentrum de Werft
con il supporto di: de Vlaamse Gemeenschap, wp Zimmer, Pianofabriek kunstenwerkplaats, Cultuurcentrum Berchem, de gemeente Sint-GillisKarin Vyncke
durata: 49′
applausi del pubblico: 2′ 27”

Visto a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 16 febbraio 2012

Ordinary Witnesses
ideazione: Rachid Ouramdane
performance: Jean-Baptiste André, Lora Juodkaite, Mille Lundt, Jean-Claude Nelson, Georgina Vila-Bruch
musica: Jean-Baptiste Julien
luci: Yves Godin
video: Jenny Teng e Nathalie Gasdoué
assistenza tecnica video: Jacques Hoepffner
costumi: La Bourette
assistente alla drammaturgia: Camille Louis
supervisione: Erell Melscoët
direzione tecnica generale: Sylvain Giraudeau
direzione video: Jacques Hoepffner 
direzione luci: Stéphane Graillot
produzione: L’A. Coproduzione: Bonlieu Scène nationale Annecy; Théâtre de Gennevilliers; Festival d’Avignon; Festival d’Automne, Parigi; Festival d’Athènes; Centre chorégraphique national de Grenoble; Centre chorégraphique national du Havre; Centre chorégraphique national de Créteil. L’A. è supportata da: Ministère de la Culture et de la Communication / DRAC Île-de-France; Région Île-de-France; Institut français for the intenational projects. Rachid Ouramdane e L’A. sono associati al Théâtre de la Ville, Parigi e a Bonlieu Scène nationale Annecy
durata: 1h 12′
applausi del pubblico: 3′ 07”

Visto a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 19 febbraio 2012

 

 

Krapp is a poor man


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *