Enimirc. La performance criminale di Fagarazzi & Zuffellato

Enimirc
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Photo: fagarazzizuffellato.com

Se a volte dimentichiamo quanto conta poter vedere attraverso i nostri occhi tutto ciò che abbiamo intorno, Fagarazzi & Zuffellato ce lo ricordano. Se solitamente entriamo a teatro per assistere ad uno spettacolo, Fagarazzi & Zuffellato ce lo fanno vivere.
Circa 30 spettatori che diventano protagonisti di un crimine.
Può l’arte commettere un crimine? Sì, può.
Ne abbiamo prova con “Enimirc”, in scena lo scorso fine settimana al Fondamenta Nuove di Venezia.

La performance-evento, attraverso un processo di decostruzione di un crimine, rende ogni individuo vittima, carnefice e giudice allo stesso tempo. E non è detto che l’assassino sia il carnefice.
Perché poi l’assassino chi è? Chi uccide o chi sta a guardarlo? E chi la vittima? Chi è ucciso o chi è costretto a guardarne la morte?

La performance ideata dalla bizzarra coppia ha un modo molto particolare di riflettere e far riflettere su quanti siano i modi di guardare e come cambia ciò che si guarda a seconda del punto di vista scelto. L’obiettivo è spostare quel confine che, tradizionalmente, separa l’osservato e l’osservatore, l’attivo ed il passivo. Ma non solo. L’omicidio è un pretesto; dietro c’è una complessa e sottile struttura che immerge il pubblico in un meccanismo “letale” da cui non sa o non può ribellarsi.


Raccontare cosa accade in quell’ora a teatro sarebbe un vero delitto per lo spettacolo, ma si può svelare che Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato hanno trovato un modo singolare per invertire le regole del gioco teatrale. Rompere gli schemi è una delle loro strade di ricerca e con tenacia la perseguono, anche se ciò significa rinunciare all’inchino finale o agli applausi del pubblico.
Coerenti con i loro dichiarati punti di forza, sviluppano una performance che non ne tralascia alcuno: identità e alterità, decontestualizzazione, denuncia di stereotipi e “spacchettamento” di sistemi preconfezionati.
I due performer decidono di puntare i riflettori anche verso chi mai avrebbe pensato di averli su di sé; ma è una generosità solo fittizia: sono loro a muovere i fili invisibili dei burattini in scena.  Così, dietro le bende, alla domanda: “Credete ci sia libertà di espressione?”, la risposta all’unisono è: “No!”. Un no strozzato, che rimbomba solo nelle maschere e che non riesce ad essere ascoltato dall’esterno.

Da una parte lo spettatore non è più colui che “specta”, lo spazio scenico non è più percepibile da chi è sul palco, e ciò che gli altri vedono non è ciò che vorrebbero vedere. Dall’altra si crea uno strano meccanismo di fiducia tra “vittima” e “carnefice”. I due burattinai manipolano le pedine sussurrando ogni istruzione con voci dolci e suadenti; queste eseguono senza indugi, spaesate e frastornate, ma pervase da una sensazione di conforto, dietro il felice nascondiglio della maschera. Il crimine è compiuto, il meccanismo ha funzionato.
Non manca tuttavia qualche piccolo intoppo, che rallenta il ritmo della performance, soprattutto per chi resta escluso dal gioco delle parti. Ma forse anche questo è previsto: da esemplari testimoni di delitti, gli “esclusi” né intervengono né parlano, restano fermi e in silenzio limitandosi ad assistere inermi al crimine.

Una performance fuori dalle righe, fatta di reazioni ed interpretazioni non riproducibili, per uno spettacolo delittuoso che vale la pena d’essere vissuto.

ENIMIRC
idea, creazione, regia: Andrea Fagarazzi, I-Chen Zuffellato
collaborazione alla realizzazione: Aqua-Micans Group
produzione: Fagarazzi & Zuffellato
realizzato nell’ambito di: Moving_movimento 2009, un progetto di Fabbrica Europa, Santarcangelo dei Teatri, Cantieri Culturali di Prato, Giardino Chiuso/Teatro dei Leggieri – San Gimignano, Movi|mentale, Interno 5, CDTM – Napoli, Fondazione Teatro Vittorio Emanuele – Noto
durata: 60′
applausi del pubblico: 2’ 43’’

Visto a Venezia, Teatro Fondamenta Nuove, l’11 marzo 2010

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