Tra le opere più perturbanti di Caryl Churchill, al debutto assoluto al Piccolo Teatro di Milano
“I only am escaped alone to tell thee”
(dal Libro di Giacobbe)
“Escaped Alone” è uno dei capisaldi della drammaturgia contemporanea. Presentato per la prima volta nel 2016 al Royal Court Theatre di Londra, si basa sulla capacità di Caryl Churchill di ridurre e addensare, in una brevità disarmante, tematiche, profondità e visioni capaci di riportare la scrittura teatrale nel campo della poesia. Il testo di per sé è una partitura musicale, con un ritmo cadenzato, lento, ipnotico, presentato in maniera puntuale dalla compagnia lacasadargilla. Grazie alla regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, i dialoghi diventano una polifonia continua e ossessiva che trascina la realtà verso l’ipnosi.
In un giardino curato, ma senza l’eccessivo realismo della prima restituzione britannica, tre signore anziane (Sally, Vi e Lena) prendono il tè del pomeriggio.
Dal fondo, per una porta trovata aperta, entra la signora Jarrett, elemento discordante rispetto al naturalismo dialogico: con i suoi monologhi da Cassandra contemporanea, evoca visioni di mondi distopici e apocalittici, tra società collassate, carestie e diluvi chimici.
Sul fondo, uno schermo a LED è poggiato su quello che sembra un iconico cartellone pubblicitario del Missouri – cinematograficamente terra di disastri e apocalissi – completamente avulso dal contesto naturalista del giardino. La distonia della scenografia corrisponde alla distonia dei mondi drammaturgici che, nella regia di Ferlazzo Natoli e Ferroni, non si incontrano ma coesistono in un tempo irregolare e astratto, poggiandosi sul naturalismo solo come pretesto di contesto.

Le tre signore parlano di tutto e di niente: conversano di nipoti, ricette, serie tv. Le parole diventano rumore, suono distante e monotono, tappeto sonoro per le visioni. È l’ipnosi contemporanea della futilità che annerisce la consapevolezza del mondo in rovina attraverso una quotidianità piatta, mentre alle spalle pulsa un altrove senza tempo, che non si insinua nel presente solo per un desiderio non ammesso di cecità condivisa – nonostante il coraggio di un’isolata Jarrett, visionaria eppure unica fonte di verità. Il ritratto di una vecchiaia femminile che sorseggia the e drink in un mondo di eterna giovinezza, che cerca vanamente di nascondere il declino dell’umanità.
La pièce è iper-controllata, precisa, maniacalmente esatta nei movimenti, nei toni, nei colori. Il paesaggio sonoro creato da Alessandro Ferroni si integra ai dialoghi fomentandone la cadenza; un chatting ipnotico che porta alle digressioni apocalittiche come in autentiche visioni distanti, oniriche, latenti.
Ai movimenti delle attrici – Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi – va un plauso per la precisione, l’eleganza e la naturalezza. Nonostante l’assenza di relazione frontale tra scena e platea, e un impianto registico volutamente estraneo al coinvolgimento emotivo, le interpreti riescono a meravigliare il pubblico con una performance coerente ed esteticamente rigorosa, merito anche della cura di Marta Ciappina e Marco D’Agostin.

La regia di Ferlazzo Natoli e Ferroni è abile nel creare un presente scenico capace di attraversare il tempo e lo spazio senza discontinuità, un unicum performativo tra memoria e visione. Il risultato è un flusso ipnotico, privo di empatia, una scatola esteticamente perfetta – dagli ambienti visivi di Maddalena Parisi alla drammaturgia luci di Luigi Biondi – che non sottolinea i cambi temporali ma accompagna lo sguardo con continuità. Nulla è fuori posto, nulla è “vissuto”.
“Escaped Alone” è un impianto politico artificiale, un messaggio che diventa epico, distante, intangibile; spiazza la platea con una litania sonora che invade il presente di visioni tragiche, destinate a insinuarsi, nel finale, nella fase rem degli spettatori più attenti.
In scena al Piccolo di Milano ancora stasera e domani.
Escaped Alone
di Caryl Churchill
traduzione Monica Capuani
un progetto di lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi
dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
ambienti visivi Maddalena Parise,
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin
assistente alla regia Matteo Finamore
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
diritti di rappresentazione a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay
durata: 60’
applausi del pubblico: 1’ 30”
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 30 gennaio 2026
Prima assoluta
