La nuova produzione del Piccolo convince a metà, nonostante presenze del calibro di Giulia Lazzarini e Lino Guanciale
In scena al Piccolo Teatro fino al 1° aprile c’è “Miracolo a Milano”, adattamento teatrale ispirato all’omonimo film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, una delle opere più poetiche e politiche del neorealismo italiano, qui riletto con uno sguardo che tenta di connettere quella stagione della città con il presente.
Il film racconta la storia di Totò, un ragazzo cresciuto con un’innocenza quasi fiabesca che, una volta adulto, si ritrova a vivere in una baraccopoli alla periferia di Milano insieme ad un gruppo di poveri, emarginati e sognatori.
Quando nel terreno su cui sorgono le baracche viene scoperto il petrolio, i potenti tentano di sfrattare gli abitanti per impossessarsi dell’area.
Grazie a una colomba magica lasciatagli dalla donna che lo ha cresciuto, Totò riesce temporaneamente a esaudire i desideri dei suoi compagni, e ad opporsi all’ingiustizia, fino al celebre e visionario finale, in cui i poveri volano via verso un luogo dove “buongiorno voglia davvero dire buongiorno”.
Una favola sociale che mescola realismo e magia per parlare di dignità, solidarietà e utopia.
La trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo costruisce soprattutto un grande affresco di Milano, evocando una città sospesa tra miseria, solidarietà e sogno. La regia di Claudio Longhi e la drammaturgia – cui contribuisce anche Lino Guanciale – lavorano su questo piano: un racconto corale che restituisce l’energia di una comunità ai margini e che, in più momenti, lascia intravedere rimandi tutt’altro che scontati alla contemporaneità. Non è difficile leggere, dietro le baracche del dopoguerra, le fragilità sociali delle periferie di oggi.
Guanciale interpreta proprio Totò, il protagonista della vicenda. L’attore sostiene la scena con grande presenza fisica e una tensione energetica costante. Colpisce soprattutto il lavoro sull’accento milanese (nonostante la provenienza abruzzese) che contribuisce a radicare il personaggio dentro l’immaginario cittadino evocato dallo spettacolo.
Accanto a lui, la presenza di Giulia Lazzarini rappresenta uno dei momenti più emozionanti della serata. L’attrice interpreta mamma Lolotta, la donna che trova Totò neonato sotto un cavolo e lo cresce con amore, trasmettendogli quello sguardo semplice e fiducioso sul mondo che diventerà il cuore della storia. Con i suoi quasi 92 anni (che non a caso sembrano destinati ad essere festeggiati anche simbolicamente in scena) Lazzarini incarna una memoria viva del teatro italiano e del Piccolo stesso: ogni sua apparizione porta con sé il peso e la grazia di una storia che attraversa generazioni di spettatori.

Sul piano strettamente teatrale emergono alcune fragilità. L’impianto scenico, dominato da un grande telo microforato collocato in proscenio, permette suggestive proiezioni che intrecciano costantemente immagini del film con l’azione scenica. L’effetto visivo è indubbiamente affascinante, ma finisce anche per creare una sorta di barriera tra attori e spettatori: per buona parte dello spettacolo i performer restano “dietro” questo velo, come se la scena fosse filtrata da uno schermo. Il risultato è che l’elemento cinematografico tende talvolta a prevalere su quello teatrale. Più che costruire un linguaggio autonomo, lo spettacolo sembra appoggiarsi al film, evocandone continuamente le immagini e l’immaginario.
Anche la struttura drammaturgica appare a tratti dispersiva. Le numerose scene che si alternano contribuiscono a creare un mosaico narrativo ricco, ma non sempre fluido: il racconto procede per frammenti e accumuli, con passaggi che rischiano di confondere lo spettatore più che accompagnarlo dentro la vicenda.

Infine, ciò che nel film di De Sica e Zavattini aveva una forte tensione politica, una riflessione sulla povertà, sull’ingiustizia sociale e sul rapporto tra utopia e realtà, qui appare in parte attenuato. L’intento rimane riconoscibile, ma spesso solo accennato nei contenuti, mentre la durata dello spettacolo tende a dilatarsi oltre il necessario.
Rimane dunque un progetto ambizioso e, sotto molti aspetti, affascinante: un grande affresco cittadino sostenuto da interpreti solidi e da un’importante operazione culturale intorno allo spettacolo. Ma proprio nella trasposizione teatrale dell’universo poetico di Zavattini e De Sica sembra emergere il limite principale dell’operazione: molta evocazione, troppe immagini, e forse meno teatro di quanto ci si potrebbe aspettare.
Va comunque riconosciuto al Piccolo il merito di aver costruito intorno allo spettacolo una vera operazione di “teatro di comunità”. Proiezioni, incontri, laboratori e altri eventi collaterali trasformano “Miracolo a Milano” in un progetto culturale più ampio, capace di dialogare con la città ben oltre la durata della rappresentazione.

Miracolo a Milano
dal film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini
trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo
regia Claudio Longhi
scene Guia Buzzi
costumi Gianluca Sbicca
luci Manuel Frenda
visual design Riccardo Frati
dramaturg Lino Guanciale e Corrado Rovida
assistente alla drammaturgia Davide Gasparro
assistenti alla regia Davide Gasparro e Giulia Sangiorgio
con
Lino Guanciale
Giulia Lazzarini
Sara Putignano
Mario Pirrello
Michele Dell’Utri
Diana Manea
Giulia Trivero
Daniele Cavone Felicioni
e con le allieve e gli allievi del Corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro del Piccolo Teatro di Milano
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
durata: 3 ore circa
applausi del pubblico: 2′
Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 7 marzo 2026
Prima assoluta
