A Novoli, per la rassegna “Ci vuole un fiore”, Čajkovskij tra giocattoli che suonano e ombre che danzano
C’è una poltrona al centro della scena. È una tana, un nido, una soglia. Su quella poltrona Marie si adagia e si addormenta, dopo aver ricevuto in dono uno schiaccianoci. Ha un’acconciatura topina, fragile e buffa, come se il sogno l’avesse già scelta. Da qui prende avvio “Schiaccianoci swing”, spettacolo della Bottega degli Apocrifi andato in scena al Teatro Comunale di Novoli. La regia di Cosimo Severo firma anche una visione complessiva capace di tenere insieme musica, immagini e teatro fisico.
La fiaba non viene raccontata, ma attraversata. Liberamente ispirato a Hoffmann e a Čajkovskij, lo spettacolo sceglie il taglio, la sottrazione. Marie dorme, e mentre dorme il mondo si scompone e si ricompone. I giocattoli prendono vita quando gli adulti non guardano più: tutti dormono e i balocchi fanno festa. Poi arrivano gli incubi, il Re dei Topi, l’ombra della paura. Non c’è una vera linea narrativa, ma una sequenza di quadri onirici, custoditi da uno sguardo drammaturgico condiviso da Stefania Marrone e dallo stesso Severo, che preferisce la suggestione al racconto.
Il cuore pulsante dello spettacolo è la musica, suonata dal vivo da musicisti-attori che diventano essi stessi giocattoli. Fabio Trimigno al violino guida e devia, Celestino Telera alla chitarra disegna traiettorie oblique, Michele Telera al contrabbasso dà profondità e corpo, Michele Rignanese alla batteria innerva il tempo, Rosalba Mondelli alla fisarmonica porta una dolcezza obliqua, a tratti malinconica.
Si rilegge Čajkovskij senza timori reverenziali. La “Danza della Fata Confetto” e la “Marcia” emergono come ombre riconoscibili ma alterate, “sporche”, swingate. La musica gioca, svirgola, si concede deviazioni. Non illustra: provoca immagini. È un uso raffinato e poco didascalico della partitura. Si sogna anche grazie a questo. Le musiche non accompagnano soltanto: respirano con la scena. Che è essenziale e immaginifica. Una grande lastra vibra, risuona, riflette, lascia trasparire. È strumento, parete, paesaggio. Insieme a lei, un pacco regalo che rimbalza da una parte all’altra del palco e lo schiaccianoci stesso, feticcio e talismano. Coriandoli, ombre cinesi, costruiscono un paesaggio mobile.
Le luci, disegnate da Luca Pompilio e Cosimo Severo, sono uno dei punti più alti dello spettacolo: piccoli raggi sofisticati squarciano il buio, attraversano la sala, disegnano figure inquietanti e affascinanti. Creano atmosfere natalizie senza mai essere zuccherose. Così nascono i topi, con quel minimo di grandioso fascino bieco che fa sorridere e tremare insieme. Il sound design di Amedeo e Domenico Grasso avvolge tutto in atmosfere fumose, mentre le video animazioni di Giovanni Antonio Salvemini ampliano lo spazio, senza mai sovrastarlo.

C’è qualche bel movimento coreografico, ma resta spesso accennato. La danza sembra sul punto di esplodere, ma si trattiene. Anche la recitazione appare talvolta sottotono: più evocata che afferrata. La drammaturgia procede per suggestioni, e questo è insieme forza e limite. Affascina, ma rischia di nascondere il filo per i più piccoli, che avrebbero forse bisogno di un segno narrativo più saldo, di un omaggio più riconoscibile alla storia originaria.
Eppure il pubblico dei bambini, dai cinque anni in su, è sedotto. Attento, curioso, partecipe. “Schiaccianoci swing” intercetta il loro sguardo con intelligenza, senza infantilismi. È un buon compromesso fra tradizione e tecnologia, un lavoro multimediale curato, compresso in uno spazio scenico piccolo, che restituisce però una sensazione di vertigine. Restano la voce di Nunzia Antonino e l’ombra di Rosa Merlino, presenze invisibili che amplificano il sogno.
Non tutto è perfettamente a fuoco, ma il progetto è bello e coraggioso. Ha il coraggio del sogno. E, come tutti i sogni, lascia qualcosa addosso anche quando ci si sveglia.
Domani, 6 gennaio, a Fabbrico (RE), e l’1 e il 2 febbraio a Perugia.
SCHIACCIANOCI SWING
Musicisti/attori Fabio Trimigno (violino), Celestino Telera (chitarra), Michele Telera (contrabbasso), Michele Rignanese (batteria), Rosalba Mondelli (fisarmonica)
Sguardo drammaturgico Stefania Marrone, Cosimo Severo
Regia Cosimo Severo
Collaborazione musicale Celestino Telera, Michele Lorenzo Telera e Michele Rignanese
Assistente alla regia Daniela Nobile
Disegno luci Luca Pompilio e Cosimo Severo
Sound designer Amedeo Grasso e Domenico Grasso
Video animazioni Giovanni Antonio Salvemini
La voce di Nunzia Antonino e l’ombra di Rosa Merlino
durata: 55’
età consigliata: dai 5 anni
Visto a Novoli, Teatro Comunale, il 14 dicembre 2025
