Sonja di Tardito/Rendina apre l’Invito di Sosta alla danza d’autore

Sonja con Federica Tardito (photo: Andrea Macchia)
Sonja con Federica Tardito (photo: Andrea Macchia)

Un’accoglienza serena, distesa, sensibile, il senso reale di una comunità che si ritrova: questa è la prima impressione entrando nel Teatro Mario Spina di Castiglion Fiorentino che, in questi difficili tempi di pandemia ancora non risolta, ospita la XIV edizione di “Invito di Sosta – danza contemporanea d’autore” rassegna voluta e organizzata dall’associazione Sosta Palmizi grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Castiglion Fiorentino, Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Capo Trave/Kilowatt.

“Abbiamo iniziato piano piano tanti anni fa, come sviluppo organico naturale – racconta Raffaella Giordano, che incontriamo nel foyer del teatro – una predisposizione che sempre abbiamo avuto sia io che Giorgio [Rossi, ndr] a sostenere e aiutare la comunità che abitava il cammino insieme a noi, andando dritti in mezzo a tutte le difficoltà del caso, dal momento che la nostra danza era come qualcosa di ancora un po’ sconosciuto e, dentro questo territorio, era qualcosa che non esisteva. Siamo stati orgogliosi di ospitare degli spettacoli con tutte le loro fragilità, magari dei debutti, magari dei primi lavori, orgogliosi anche di dare questa possibilità in un territorio dove non c’era pericolo di fallimento.
Abbiamo coltivato un pubblico che ci segue con attenzione e curiosità – continua Giordano – un pubblico non rumoroso e poco presuntuoso, sempre più coinvolto negli incontri che seguono lo spettacolo, incontri che gestiamo io o Giorgio, in cui tuteliamo quel silenzio iniziale che permette, in maniera naturale, l’emersione delle domande. Nel tempo abbiamo capito anche come orientare lo sguardo del pubblico, selezionando le parole giuste ed appropriate della presentazione, poche parole, per contestualizzare l’evento. Questa cosa ha fruttato molto, e ha messo il pubblico in una reale condizione di fruire lo spettacolo senza giudizio. Siamo molto orgogliosi guardando indietro: la nostra generazione ha fatto sulla propria pelle quello che le istituzioni non hanno fatto”.

Arriva il pubblico, molti si conoscono, si salutano, studiano il programma della rassegna, graditi ritorni di artisti che hanno già visto e hanno aperto spiragli insospettati.

Si spengono le luci e il buio ci riconsegna una figura di donna concentrata, compatta nella sua presenza, con vestiti semplici e dimessi come semplice ed essenziale è la scenografia che la circonda. Ci racconta il dolore della sua anima con un affollarsi di gesti, voci danzanti della sua interiorità straziata, ma non doma. E’ l’interpretazione non verbale che Federica Tardito dà del personaggio di Sonja, la nipote dello “Zia Vanja” di Cechov, che ama non corrisposta, che è segnata dalla sua non bellezza, che come gli altri personaggi di questo noto dramma è vittima di una inerzia degli eventi, colma di desideri che non si potranno mai più concretizzare dentro una rassegnazione che però, in qualche misura, lascia spazio ad una speranza, come è testimoniato dal monologo finale del dramma.

Schiena curva, testa bassa, pesantezza nel corpo come nell’animo alternati a gesti più forti, più decisi, a sogni che riportano in campo le possibilità – le scarpette rosa, l’allontanare la scrivania con un forte movimento del bacino – per tornare poi nella desolazione, in un ritmo ciclico di espansione, culmine e interruzione, la ripetitività del dolore che non trova soluzione.
La comparsa di una parrucca sul finale è una ulteriore esemplificazione di tutto ciò: maschera il volto della danzatrice, pesante copricapo che piega il collo nascondendone il volto; tra i capelli piume, che nella danza si spandono intorno leggere, duplice senso di sogni che non trovano volo oppure di leggerezza, speranza, desiderio.

Proprio intorno alla parrucca e al suo utilizzo ruota una delle domande che uno spettatore porge a Federica Tardito al termine dello spettacolo, nello spazio protetto di confronto con l’artista. Scopriamo così che la parrucca è arrivata per caso, e per caso è arrivata anche una piuma, la quale – nella stratificazione del lavoro – ha poi acquistato il suo significato finale, moltiplicandosi.
Incalzata dalle altre domande di questo pubblico “curioso ma non presuntuoso”, Federica racconta di come si sia avvicinata a Cechov, e di come leggendolo abbia apprezzato quel suo scavare nell’interiorità dei personaggi, di quanto abbia risuonato in lei il personaggio di Sonja, “come se ogni tanto sentissi il suo corpo spostato dagli eventi, qualcosa di più forte che lo muove e lei quindi non può fare altro che seguire il destino mantenendo la barra diritta verso un futuro che comunque si dispiega davanti”. Una sorta di identificazione che ha avuto necessità di un distacco per “lasciare che Sonja fosse Sonja e Federica fosse Federica”.

La rassegna prosegue con un appuntamento al mese fino a maggio, unica rassegna di danza contemporanea prevista in provincia di Arezzo nei primi cinque mesi del 2022, come sottolinea l’Assessore del Comune di Castiglion Fiorentino Massimiliano Lachi, esprimendo grande soddisfazione nel vedere il teatro del suo Comune diventare casa della danza contemporanea d’autore.

Il 20 febbraio arriverà quindi dal Belgio il collettivo Poetic Punkers (Natalia Vallebona e Faustino Blanchut) che presenterà “Le Marin Perdu”, spettacolo sostenuto dalla compagnia Abbondanza Bertoni e che trae ispirazione dal celebre romanzo “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks. A seguire, il 6 marzo, il Collettivo Munerude con “Granito”, progetto coreografico che parte da un interesse verso il mondo naturale per portare avanti una ricerca sul disfacimento e la ricomposizione della materia organica. Il 10 aprile sarà la volta di Bisbigliata Creatura (Mariella Celia in collaborazione con Cinzia Sità) per un’opera che trae ispirazione dalle poesie di Chandra Livia Candiani e dal Body-Mind Centering® e che celebrerà la fragilità. Infine, il 7 maggio in anteprima nazionale, “Concerto” di Moreno Solinas della compagnia Igor e Moreno, duo sardo dal respiro internazionale.

SONJA
di e con Federica Tardito
accompagnamento alla creazione Aldo Rendina
ideazione luci Lucia Manghi
consulenza musicale Michele Anelli
immagine proiettata Pietro Bologna
costumi Monica Di Pasqua
produzione compagnia tardito/rendina
coproduzione Sosta Palmizi e Arbalete
con il sostegno di Europa Teatri, Compagnia Zerogrammi e Arte in Movimento
progetto vincitore bando AiR- Artisti in Residenza 2020 della Lavanderia a Vapore
Liberamente ispirato alla figura di Sonja dall’opera Zio Vanja di Anton Cechov
Un ringraziamento particolare a Danio Manfredini, Doriana Crema, al soffio di Raffaella Giordano, all’inesauribile disponibilità di Antonio Rendina e alla complicità di Carlo Cantono e Massimo Vesco

durata: 55’
applausi del pubblico: 1’

Visto a Castiglion Fiorentino, Teatro Mario Spina, il 29 gennaio 2022

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