Fino al 16 maggio la Fondazione Teatro Comunale di Vicenza propone 35 eventi internazionali
Da un mese Vicenza e Schio sono Under the spotlight, sotto i riflettori. E’ questo il titolo dell’ottava edizione di Danza in Rete Festival, promosso dalla Fondazione Teatro Comunale di Vicenza in collaborazione con una rete molto ampia di soggetti, che esplora la danza in tutte le sue forme.
Fino al 16 maggio la programmazione offrirà una scelta tra 35 eventi performativi, firmati e interpretati da coreografi e compagnie nazionali ed internazionali, sia da grandi maestri che da giovani e giovanissimi. Tra le otto prime nazionali, di cui alcune coproduzioni del festival, si segnalano: la fiaba sull’ecosostenibilità “Cenerentola” dei francesi Chicos Mambo; la fusione della danza tradizionale africana con quella moderna occidentale in “Ritual Ceremony” del mozambicano Vasco Pedro Mirine; la performance intimista “Guida al vuoto_pieno” della vicentina Michela Pegoraro accompagnata da musica dal vivo; “Lacrimosa” di Simone Zambelli, danzatore e attore feticcio di Emma Dante, che si ispira a “La morte del Cigno” di Michel Fokine.

In aggiunta agli spettacoli, il palinsesto include 22 incontri di approfondimento con artisti e studiosi, nove masterclass (tra cui le prossime tre condotte da Adriano Bolognino, Vasco Pedro Mirine e Simona Bertozzi), il laboratorio di welfare community per il Parkinson Dance Well e percorsi di audience development ed engagement.
La direzione artistica di Danza in Rete Festival è curata da Pier Giacomo Cirella in collaborazione con Loredana Bernardi per la stagione di danza, e da Alessandro Bevilacqua per la sezione Off, i progetti di scouting, le masterclass.
Nato come spin-off della stagione Vicenza Danza del Teatro Comunale, orientandosi alla pluralità di linguaggi in particolare sperimentali e allo scouting, Danza in Rete Festival qualifica ulteriormente Vicenza come città della danza, e i numeri delle presenze dell’edizione 2024 lo confermano: 13.000 spettatori su una popolazione di 110.000 abitanti.
Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la pratica coreutica in sé, ma soprattutto come essa possa diventare uno strumento per mettere in relazione pubblici, artisti, operatori, contesti trasversali. «Il senso profondo dell’operazione culturale e di sistema è quello di guardare le differenze da un’altra prospettiva, viverle come possibilità di contatto e relazione, superare le diffidenze per condividere visioni, prospettive e sogni» e condividere in particolare la direzione di generare benessere e armonia attraverso la danza per un’ampia comunità.
Alcuni elementi tematici contraddistinguono l’ottava edizione. Innanzitutto, una stretta interazione tra danza, parola e musica. La ritroviamo in “Superstella” di Vittorio Pagani, progetto selezionato da ResiDance del Network Anticorpi XL che debutta dopo una residenza al TCVI: il giovane coreografo affronta il conflitto tra idealizzazione e realtà delle grandi stelle del cinema, unendo testi e danza, evocando Fellini e adottando tecniche cinematografiche come flashback e backstage.
“The body symphonic” di Charlie Prince è una performance-concerto che osserva il corpo come uno spazio archeologico e lo coinvolge in rituali di scavo, attraverso cui emergono traumi, domande senza risposta, affermazioni fragili.
“Cohors”, di Camilla Monga e Valentina Fin, in prima nazionale, si articola come una narrazione sonora in dialogo con tre musicisti, in cui trovano spazio illusioni ottiche e cinetiche.
Il festival ospita anche il Focus Pasolini, a cinquant’anni dalla scomparsa del grande artista. Balletto Civile presenta “Davidson”, un’emozionante messinscena danzata de “Il Padre Selvaggio”, una sceneggiatura di P.P.P. mai realizzata e pubblicata postuma.
La Compagnia Enzo Cosimi propone uno spettacolo cult del proprio repertorio, “Bastard Sunday”, interpretato da Chiara Ameglio, in cui si concretizza l’essenza del grande scrittore: essere carne e sangue di una società al crepuscolo.
Un’altra direzione di approfondimento è indicata dal Focus Figure Femminili e Divine. Vi rientrano un paio di lavori dedicati a Eleonora Duse, tra cui “The Doozies” di Silvia Gribaudi e Marta Dalla Via, e “La Duse – Nessuna Opera”, progetto vincitore del Premio Danza&Danza 2024 come miglior produzione italiana mid-scale titolato a Silvia Poletti: dieci danzatrici della Cob Compagnia Opus Ballet, dirette da Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro, invitano a riflettere sull’essenza artistica ed umana e sull’impronta innovativa di una delle figure più rivoluzionarie del teatro italiano.
Il siciliano Giovanni Insaudo, vincitore del Premio Danza&Danza 2024 come coreografo emergente, ispirandosi a Marilyn Monroe, in “Diva” offre uno sguardo sulla vita privata e spesso solitaria delle icone di fama degli anni ’50, mettendo in luce il contrasto tra ciò che il pubblico vede e ciò che le star vivono veramente oltre lo scintillio massmediatico.
La coreografa Sofia Nappi dirige Paolo Piancastelli e Adriano Popolo Rubbio in “The Fridas”, prima nazionale e coproduzione del festival, che si ispira al dipinto “Le due Frida” della Kahlo ed esplora il complesso tema dell’identità umana e delle sue migliaia di sfaccettature. Alla mitologia antica si rivolge invece Michela Ifigenia Colturi, con un dittico dionisiaco ispirato alle Baccanti e alla Sibilla cumana.
Un terzo focus punta su “La Sagra della Primavera”, un grande classico del Novecento dal fascino intramontabile, che permane nella scena contemporanea generando nuovi messaggi e impulsi creativi: se ne fanno interpreti le compagnie Seeta Patel Dance ed Equilibrio Dinamico.
Ma un’altra importante novità dell’edizione 2025 è l’estensione ad una durata triennale del progetto Artista in Rete: più che di una residenza, si tratta di una vera e propria «dimora artistica e creativa» durante la quale il coreografo prescelto è accompagnato nella sua crescita professionale e verso nuove produzioni e al tempo stesso si confronta con tutte le componenti dell’ecosistema festivaliero, maturando nuove sollecitazioni alla direzione artistica. Dopo aver ospitato Lorenzo Morandini (2022), Roberto Tedesco (2023), Nicola Galli (2024), l’Artista in Rete dal 2025 al 2027 sarà il coreografo Adriano Bolognino.
Altre sezioni e tematiche sono una piacevole conferma: il Progetto Supporter, con i giovani talenti che si esibiscono prima di spettacoli maggiori con proprie creazioni “capsule” di pochi minuti (Alessandra Ruggeri con un estratto di “Hà-bi-tus”, Pierandrea Rosato con “Infieri“); Primi passi a teatro, spettacoli per scuole e famiglie realizzati da artisti di grande calibro; la Danza Urbana, attenta a valorizzare il patrimonio architettonico da prospettive inedite; Spettatori Danzanti, un percorso di partecipazione attiva alla creazione, personalizzato per fasce generazionali; Danza in Rete per l’Ambiente, il progetto di sensibilizzazione alla salvaguardia dell’ecosistema, realizzato attraverso laboratori teatrali, performance open air, spettacoli ad hoc, come “Cry Violet” di Panzetti/Ticconi su musiche di Teho Teardo.
Anche la riflessione sul digitale fa la sua incursione grazie alla giovane danzatrice e coreografa Francesca Santamaria, con il progetto finalista DNAppunticoreografici 2024: “Good Vibes Only” si compone in un dittico che in entrambi gli atti pone al centro la pratica dello scrolling, interrogandosi sul rapporto tra performatività e consumo, tra umano e artificiale.
A realizzare un festival per tutte le età, gli interessi e i gusti, c’è un network ricco di realtà che sono riuscite a collaborare in modo proficuo tra loro: Fondazione Teatro Civico di Schio, La Piccionaia-Centro di Produzione Teatrale, OperaEstate Festival Veneto, Arteven-Circuito Multidisciplinare Regionale, Theama Teatro, Orbita Spellbound-Centro Nazionale di Produzione della Danza, C.L.A.P.Spettacolodalvivo-Circuito Lombardia Arti Pluridisciplinari, DanceHauspiù-Centro Nazionale di Produzione della Danza, Dance Well-Ricerca e movimento per il Parkinson, Fondazione San Bortolo Onlus, Amici del 5° Piano Oncologia Vicenza – “I Dance the Way I Feel”, Vicenza è Convention & Visitors Bureau, Network Anticorpi XL, Rete Teatri Vi.Vi., Università IUAV di Venezia, Beirut Physical Lab-Beirut, Belgrado Dance Festival, Sharing Values – Mapping Practices, Live Arts Cultures.
Tutto il programma.
