A Gleni Çaçi e Francesca Foscarini il Premio Equilibrio 2013

Gleni Çaçi

Gleni Çaçi (photo: festivalammutinamenti.org)

Dopo che l’anno scorso non era stato assegnato, tra le polemiche e i quindicimila euro spostati sul 2013, la VI edizione del Premio Equilibrio per la danza contemporanea quest’anno si è ‘sdoppiata’: a Gleni Çaçi, coreografo albanese classe 1979, autore dello spettacolo “Hospice”, è stato infatti assegnato il premio vero e proprio, che consiste in un contributo di ventimila euro per la produzione dello spettacolo e l’invito a presentarlo all’interno del Festival Equilibrio 2014.

Il Premio speciale per il miglior interprete partecipante alla selezione finale – novità di quest’anno – è stato invece assegnato a Francesca Foscarini con “Grandmother”: con un contributo di diecimila euro dovrà scegliere un coreografo internazionale a cui commissionare la creazione di un solo che dovrà essere presentato in prima assoluta al Festival Equilibrio 2014.

Su Gleni Çaçi “la giuria ha apprezzato in modo particolare l’originalità e la poeticità del linguaggio della messa in scena, che ha tradotto un tema estremamente personale, la condizione dell’essere umano nello stato terminale della malattia, in un lavoro toccante e universale. Sia la qualità della performance, sia l’originalità del vocabolario del movimento e gli altri elementi scenici – musica, video, scenografia – risultano già ben amalgamati in un lavoro drammaturgicamente coerente”.

Il premio speciale, invece, è andato a Francesca Foscarini “per come ha interpretato il suo solo “Grandmother”, associando una qualità tecnica fortemente sviluppata con una grande sensibilità emozionale e una forte presenza scenica, creando una personificazione unica e originale”. Questo il responso della giuria, composta quest’anno da Guy Cools, docente e drammaturgo belga, dal drammaturgo, coreografo e performer tedesco Raimund Hoghe, dal critico inglese di danza e teatro David Jays, e da Frédéric Mazelly, direttore del Performing Arts Department de La Villette di Parigi.

Trionfano le inquietudini di Gleni Çaçi, quindi, attraverso un lavoro in cui c’è poco movimento danzato ma corpi inseriti in interessanti elementi visivi con cui declinare i nostri malesseri. Diametralmente opposto è lo studio di Francesca Foscarini, idee di danza e una tecnica notevole al servizio di un ricordo molto personale: quello della nonna.

Un altro spettacolo che poteva ambire a un riconoscimento era “Ho sempre voluto regalarti un elefante rosa” di Alice Gosti, anche interprete insieme a Anh Nguyen e Devin McDermott. Lo studio ha una freschezza e una grinta frutto della giovane età delle interpreti, che danzano nella polvere e sull’immancabile divano (presente anche nel lavoro di Çaçi).
Come stile, questo studio si inserisce alla perfezione nel mezzo ai due premiati, con il giusto bilanciamento di danza, movimento, gesto e posizione, ed un disegno luci ben fatto.

Tra i nove finalisti ci preme citare anche l’interessante spunto di Davide Calvaresi/7-8 chili, in cui le tre protagoniste in scena copiano un mashup su YouTube tra calciatori esultanti, modelle cadenti e politici dormienti. Per un’indagine coreutica dei nostri video quotidiani. Un’idea da sviluppare e magari rendere più interattiva.

Dopo il premio, il festival entra nel vivo con la nuova creazione del direttore artistico Sidi Larbi Cherkaoui (“Puz-zle” stasera e domani), il ritorno di Dave St-Pierre (il 16 e il 17) e due delle più intense e innovative compagnie di teatro danza in assoluto (entrambe dal Belgio): Ultima Vez di Wim Vandekeybus (con due spettacoli: “What the body does not remember” il 20 e “Booty Looting” il 23) e Peeping Tom (“A louer” il 26 e 27).

 

Krapp is a poor man


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