L’Amleto visionario e contemporaneo di Korsunovas

Hamlet - Oskaras Koršunovas
Hamlet - Oskaras Koršunovas

Hamlet – Oskaras Koršunovas (photo: okt.lt)

L’Hamlet di Oskaras Korsunovas, visto nei giorni scorsi al Festival Teatro Era, se analizzato nella sua interezza mette di fronte ad un interrogativo sulla complessiva riuscita del lavoro.

Alla fine del primo tempo, infatti, la sensazione è di trovarsi nettamente di fronte ad un grande lavoro: potente, carnale, viscerale, a tratti ironico, dove il gruppo di attori e la semplice ma significativa e simbolica scenografia vanno a comporre un disegno ben preciso, che ci traghetta in un universo shakespeariano violento, fatto di rapporti fisici vivi, di contatti brutali, di una violenza a stento contenuta e repressa, di improvvisi scarti e di riferimenti alla contemporaneità (Polonio che parla tranquillamente al cellulare o stira un vestito durante un colloquio con la figlia Ofelia; o Rosencrantz e Guildenstern nei panni di due omosessuali molto trendy che fanno tanto Bronski Beat).

Oskaras Korsunovas ci restituisce un Amleto vivo e feroce, falso nella sua verità e lucido nella sua pazzia. Il tutto sottolineato da contrasti improvvisi: luce/buio, bianco/nero, corpi esibiti/corpi vestiti e dall’apparire saltuario di una grossa testa di topo, simbolo e metafora di tutto il marcio che c’è in Danimarca. Si aggiunga a tutto ciò una sessualità carsica nei rapporti tra i personaggi, manifesta nelle interazioni incestuose tra Ofelia e il fratello Laerte e tra Amleto e sua madre.
“Hamlet” è soprattutto una riflessione sull’attore come metafora della condizione umana e di tutta l’infinita complessità insita nell’essere uomo, sottolineata da subito nella scena iniziale, dove i dieci attori in scena si mostrano di spalle al pubblico, sotto la luce fredda di bianche lampadine, seduti davanti agli specchi di camerini ad osservarsi e porsi insistentemente la domanda: “Chi sei?”.

La seconda parte dello spettacolo risulta però spiazzante: a disorientare è la scelta del giovane regista lituano di mettere in scena un finale accelerato, allucinato, cruento ed estremo, dove in pochi minuti sono compressi tutti i principali avvenimenti del quinto atto dell’”Amleto” di Shakespeare: il duello tra Laerte e Amleto, il suicidio della regina Gertrude, l’omicidio da parte del principe di Danimarca dello zio e il trionfo e la conseguente salita al trono di Fortebraccio, immaginato da Korsunovas nelle vesti di un pagliaccio circense con tanto di naso rosso luminoso. Una scelta che non si mostra in linea con la parte precedente della messinscena, caratterizzata da un percorso più lineare e definito, più rallentato e composto, in una maggiore adesione al testo.

Una volta usciti da teatro, ci accompagna quindi un vago sentore di delusione, per un lavoro che lascia sì spesso esterrefatti e ammirati (sia per la forza di alcune scene e la bravura degli attori, sia per le invenzioni registiche), ma con un finale che sembra deviare troppo da un percorso felice e coinvolgente.

HAMLET
di William Shakespeare
regia: Oskaras Korsunovas
con: Darius Meskauskas, Dainius Gavenonis, Nele Savicenko, Vaidotas Martinaitis, Rasa Samuolyte, Julius Zalakevicius, Darius Gumauskas, Tomas Zaibus, Giedrius Savickas, Nele Savicenko
produzione: OKT/Vilnius City theatre, Lituania

durata: 2h 56′
applausi: 3′ 55”

Visto a Pontedera (PI), Festival Teatro Era, il 19 novembre 2011

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