I trent’anni del Teatro del Carretto. Intervista a Maria Grazia Cipriani

La Biancaneve del Teatro del Carretto

La Biancaneve del Teatro del Carretto dell’83 (photo: Tommaso Le Pera)

Il Teatro del Giglio di Lucca ha ospitato a novembre il grandioso riallestimento dell’Iliade del Teatro del Carretto, spettacolo prodotto nel 1988 per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, e portato nuovamente in scena “per celebrare trent’anni di impegno e ricerca e di riconoscimenti teatrali internazionali”.

Lo spettacolo è stato preceduto da un lavoro di rimessa a punto di scenografie, attrezzeria e costumi dell’allestimento originale e si sono svolte audizioni per scegliere un cast che riunisse nuovi interpreti attorno al nucleo originario.

Per festeggiare i 30 anni di questa compagnia, abbiamo intervistato la regista Maria Grazia Cipriani, anima fondatrice, assieme allo scenografo Graziano Gregori, del Carretto.

Sono passati trent’anni da quando avete fondato il Teatro del Carretto. In questo lasso di tempo abbiamo assistito a molti avvenimenti storici (la caduta del Muro, il conflitto nell’ex Jugoslavia, l’11 settembre…). Assieme a tutto questo, grandi cambiamenti del tessuto sociale e politico nel mondo così come in Italia. Come avete vissuto tutti questi accadimenti e mutamenti e come questi hanno accompagnato e influenzato il vostro fare teatro?

Non credo che questi accadimenti, la maggior parte dei quali non può che aver provocato afflizioni e preoccupazioni, abbiano troppo influenzato il nostro modo di fare teatro: fin dagli esordi infatti, il sentimento che ha accompagnato la lettura delle opere affrontate è stato dettato da una visione drammatica, se non tragica, dello scorrere della vita: basta pensare a quella piccola “Biancaneve” che, al di là del segno formale, presenta un mondo il cui sorriso contiene sempre un’amarezza di fondo, bilanciato dal tentativo di esprimere la bellezza del fare artistico.

Anche nel panorama teatrale molte cose sono mutate dal tempo dei vostri esordi appunto con “Biancaneve”. Negli ultimi anni abbiamo assistito al declino del teatro di regia e all’ascesa dei “collettivi”, il tutto in un momento in cui il settore cultura è in gravi difficoltà e il teatro sembra soffocare per penuria di contributi e spettatori. Cosa pensate sia cambiato nel teatro italiano in questi anni?
Sono ormai trascorsi 30 anni dediti al teatro, e sì, le cose intorno a questo mondo come a quello della cultura in genere, si sono deteriorate. Naturalmente non è solo la penuria di contributi a mortificare il tutto: penso che il deterioramento sia ormai sceso nel nostro modo di sentire e di pensare. E questo riguarda l’artista e l’operatore teatrale: entrambi dovrebbero avere più coraggio e rigore.


E cosa è cambiato nel vostro modo di fare teatro?
Per quanto ci riguarda, essendo un po’ maniacali nella ricerca, in questi anni il ventaglio delle proposte espressive si è ampliato: e la penuria economica non ha impedito di lavorare più sulle idee che non sulla ricchezza della messinscena. È comunque interessante lavorare in sottrazione.

Giovanna al rogo

Giovanna al rogo (photo: Guido Mencari)

I vostri lavori, ad eccezione di “Giovanna al rogo” del 2011, prendono spunto da testi classici, siano essi fiabe, romanzi, tragedie o poemi. Si va da Omero ad Euripide, da Shakespeare a Kafka e Collodi, passando per “La bella e la bestia” e “Biancaneve”. Da cosa sono accomunati e in cosa si differenziano gli spettacoli del vostro repertorio, da un punto di vista concettuale e di scelta delle tematiche affrontate?
Possiamo affermare, e il pensiero non è certo solo mio, che l’arte deve essere sempre in regola con il passato ed in perfetto orario con il futuro. I testi classici resistono al tempo, e in questo modo restano universali: cambia solo l’ottica del tempo in cui ci troviamo a vivere oltre lo sguardo personale.

Veniamo a questa “Iliade” riproposta a Lucca. È molto evidente come il corpo vivo dello spettacolo sia irrorato da tre arterie vitali: la scenografia, il suono e la regia. Tre elementi essenziali, paritetici e fondanti che rivestono la medesima importanza per la riuscita del lavoro. Non è cosa comune, almeno in Italia. Basti pensare al ruolo fondamentale che svolge la partitura sonora di Hubert Westkemper…

Su questo punto si è già espresso lei, ed io sono in accordo.
Romeo e Giulietta

Romeo e Giulietta, allestimento del 1985 (photo: Tommaso Le Pera)

Mi parli dei vostri inizi e di come si è sviluppata successivamente la vostra ricerca.

Lo spettacolo “Biancaneve” è nato come uno spettacolo da camera, senza alcuna risorsa finanziaria, ma con ingenuità e spavalderia. Essendo stato accolto da subito come un piccolo capolavoro (dopo poco più di un anno dal suo debutto è stato ospite del Festival D’Automne a Parigi per tre settimane) siamo stati più volte sollecitati a ripercorrere una strada così “fortunata”. Per noi era inconcepibile: il nostro vero interesse sta nel cercare strade nuove, e così il secondo spettacolo allestito è stato un “Romeo e Giulietta” per palcoscenici di grandi dimensioni, due giorni di montaggio, elementi scenici che calavano dalla graticcia, un enorme camion per il trasporto scene… una follia per chi ci invitata ad allestire un’altra “Biancaneve”.

Dopo l’approccio con Shakespeare, l’autore più amato, abbiamo avuto l’opportunità di essere invitati dal Festival dei Due mondi di Spoleto con “Iliade”, che ci ha permesso di essere riconosciuti come una delle compagnie più interessanti a livello internazionale. In seguito la ricerca è continuata, con fatica e caparbietà. D’altra parte che piacere si ottiene a cogliere sempre gli stessi fiori?

Le maschere che prima coprivano il volto degli attori si sono allontanate, si è lavorato sul trucco… e a poco a poco ci siamo spogliati quasi completamente anche di quello e di molti oggetti scenici che avevano caratterizzato i primi anni del nostro lavoro. Mancanza di fondi? Anche! Desiderio di nuove esperienze espressive? Anche! Ma forse soprattutto la necessità di arrivare alla spoliazione, all’essenza delle cose.
Naturalmente, se si potessero vedere tutti gli allestimenti realizzati sono certa che il segno teatrale sarebbe  assolutamente riconoscibile in quanto segno che contraddistingue il Teatro Del Carretto.

L'Amleto del Teatro del Carretto

Nel 2010 il debutto di Amleto (photo: Filippo Brancoli Pantera)

Per celebrare i trent’anni avete scelto, in un repertorio per l’appunto assai composito e articolato, l’Iliade, un lavoro potente e di grande impatto, dove si assiste a momenti straordinari per forza visiva ed esito rappresentativo. Come mai la scelta è ricaduta su questo lavoro che aveva debuttato venticinque anni fa?
Per la celebrazione dei nostri 30 anni di attività abbiamo scelto “Iliade”, che ha segnato il nostro ingresso nel panorama internazionale, ma non solo: abbiamo dato spazio ad una programmazione di “Biancaneve”, in lingua inglese, una delle lingue in cui lo si può rappresentare, perché è il nostro primo spettacolo, il più caro, e anche “Amleto”, poiché in questa occasione Shakespeare non poteva mancare.

Quali sono stati i problemi che si sono presentati nel riportare in scena un lavoro così impegnativo dopo tanto tempo? E come vi siete approcciati nella scelta degli attori e nell’impianto di insieme?
I problemi sono stati tanti. Il riallestimento è stato impegnativo: si trattava infatti di riportare esattamente quello che era già esistito, con tutte le difficoltà tecniche che lo spettacolo comporta e un nuovo cast di tecnici ed attori (l’unico attore di 25 anni or sono che si offre alla figura di Ettore è Giovanni Balzaretti). Sono state restaurate scene, costumi e oggetti scenici ed abbiamo faticato non poco nel corso del periodo di prove, purtroppo senza il piacere della creazione che ci accompagnò a suo tempo.
L’unica innovazione inserita è nel finale, con il pianto di Andromaca (Elsa Bossi) per la morte del figlioletto Astianatte. E penso che questo inserimento sia in parte dovuto agli accadimenti da lei accennati nella prima domanda.

Quali sono i nuovi progetti che avete in cantiere?
Una maggior proiezione nei confronti dell’estero. Per il resto stiamo pensando…

Vi lasciamo alla photogallery realizzata da Guido Mencari in occasione del riallestimento di “Iliade” a Lucca.

 

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