Incendiati dall’amore di Moresco

Gli Incendiati di Comini

Gli Incendiati di Comini (photo: © Sara Gozzaldi)

Cos’è l’amore? Platone lo spiegò ne “Il mito degli androgini”; Elémire Zolla la chiamava “l’umana nostalgia dell’interezza”, qualcun altro l’ha travisato nella perenne ricerca della mezza mela.

Antonio Moresco, autore italiano o tanto amato o tanto odiato da critica e lettori, nel suo “Gli incendiati” (uscito per Mondadori nel 2010), in bilico tra l’interezza e la metà, restituisce una formula visionaria dell’amore che il regista Pierpaolo Comini ha cercato di cogliere nel suo adattamento per la scena, presentato in prima assoluta al Teatro Ca’ Foscari di Venezia.

Nella storia il protagonista, amareggiato dalla vita, raggiunge una località balneare circondata da misteriosi incendi; qui l’uomo incrocia una donna straniera, che in qualche modo sente di avere già incontrato in qualche luogo o in qualche tempo.
Lei, bellissima, prima di svanire per poi ricomparire a volte come un sogno altre come un incubo, chiede a lui: “Vuoi bruciare con me?”.

Ha così inizio un’ossessione amorosa, erotica e mistica. Lui si rivela essere un agente segreto, lei una schiava in fuga. Nel tentativo di stare insieme come esseri liberi verranno uccisi da trafficanti di schiavi. I due rimarranno comunque insieme anche nella morte e si uniranno ad altri non viventi per combattere i vivi, in una sorta di Armageddon a cui solo il fuoco porrà fine.

La regia di Comini segue i toni disperati e romantici del romanzo e li lascia scorrere principalmente lungo il filo della narrazione, affidata a tre attori in veste dei fratelli Jake “Joliet” Blues: Armando Comini, Paolo Mutti, Francesco Tozzi. Una buona intuizione registica quest’ultima scelta, sebbene necessiti ancora di uno sviluppo maggiore per quel che riguarda l’interpretazione degli attori.

Nel suo “Incendiati” il regista milanese mette subito in luce il triplice elemento intermittente, ma presente con forza nel romanzo, che mischia e confonde generi, tempi, linguaggi, simbologie, fasi dell’essere.
É attraverso i tre e allo “scarto” fra i tre – al quale forse voleva puntare Comini – che si potrebbe scivolare tra l’elemento romantico, noir e apocalittico; attraversare l’età dell’infanzia, dell’adolescenza e quella matura dove “lei” è una presenza/assenza costante, destinata al ricongiungimento. Visualizzare la parte coscia e inconscia nelle fasi della veglia, del  sonno  e del sogno/incubo.  Sentire la passione, la distruzione e la rinascita nella simbologia del fuoco. Ritrovarsi di fronte allo stesso mito dell’Androgino, come scriveva Aristofane: “…non esistevano soltanto due sessi, bensì tre… il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili”. O ancora scegliere tra Eros, Agape, Philia e così via, ritrovando quegli elementi che ognuno personalmente è in grado di cogliere.

Anche il linguaggio utilizzato resta fedele al testo originale: i toni sono eccessivi, ripetitivi e contrastanti nel loro essere dolciastri, cruenti, osceni e grotteschi. In questo caso però la scelta stilistica dell’autore gioca a sfavore della scena e degli attori, ancora incerti e insicuri nel dare il giusto ritmo a parole e contenuto, pause e silenzi, voce e corpo.

Il materiale che si tenta di sperimentare c’è, ed è molto; in questa prima “prova” ci sono buone intuizioni registiche, ma anche un’impazienza-desiderio che, per il momento, necessita ancora di ulteriori elaborazioni e assestamenti.

Incendiati
tratto dal romanzo di Antonio Moresco “Gli incendiati”
adattamento e regia: Pierpaolo Comini
con: Armando Comini, Paolo Mutti, Francesco Tozzi
scene e luci: Paolo Battistel
assistente tecnico: Andrea Valentini
durata: 60’

Visto a Venezia, Teatro Ca’ Foscari, l’11 aprile 2013
Prima assoluta


 

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