La Monaca di Monza. Malosti rilegge Testori

La Monaca di Monza (photo: Noemi Ardesi)
La Monaca di Monza (photo: Noemi Ardesi)

Nell’ambito del “Progetto Testori”, proposto dal teatro milanese Franco Parenti in collaborazione con la Fondazione Giovanni Testori, progetto composto da spettacoli, recital di poesie, video e incontri, abbiamo assistito ad una particolarissima messa in scena de “La monaca di Monza” scritta nel 1967 dell’autore e critico d’arte lombardo.
Con la regia di Valter Malosti, protagonista ne è Federica Fracassi, che già si era misurata egregiamente con Testori nei “Tre Lai” (“Erodiàs“, “Cleopatràs” e “Mater Strangosciàs”) reinventando in modo personale, nel particolarissimo idioma testoriano, le figure di Erodiade, Cleopatra e della Madonna.

Nella “Monaca di Monza” la scena è organizzata orizzontalmente, divisa in tre spazi chiusi con un plexiglas opprimente, simili a loculi mortuari, in cui si agitano e da cui vorrebbero uscire i protagonisti della vicenda, resa famosa da Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi”.
Ecco in uno, Lei la protagonista, Marianna De Leyva, vittima sin dalla nascita di un padre crudele che la condusse al chiostro senza alcuna possibilità di scegliere il proprio destino, in seguito complice di orrori condivisi con il suo amante e per questo murata viva per sempre.
Segue Lui, l’amante, Gian Paolo Osio, vizioso, corrotto e corruttore, vero e proprio eroe sanguinario e perverso, che inganna e uccide chi può ostacolarlo nei suoi fini lussuriosi e criminali, morendo trucidato nella casa di amici, non così fidati.
Marianna e Gian Paolo, amanti e assassini, sono figure perverse e tragiche tanto identici a Macbeth e alla sua Lady, per i quali similmente “Le cose nate dal male, attingono forza dal male”.
Così nel terzo loculo, dopo aver fatto capolino velata la madre della Monaca, anche lei vittima di un destino avverso, ecco la novizia Caterina, che verrà condannata da chi avrebbe dovuto insegnarle ad arrivare a Dio, ingannata e uccisa da chi le aveva fatto balenare un amore impossibile e blasfemo.

Malosti con bella invenzione propone l’intreccio testoriano, già portato in scena assai diversamente da Luchino Visconti con Lilla Brignone e da Elio De Capitani con Lucilla Morlacchi: qui, in maniera essenziale, le voci di Federica Fracassi, Vincenzo Giordano e Giulia Mazzarino da sole definiscono i personaggi e le loro inesprimibili angosce.
Pian piano, attraverso la narrazione basilare ma gonfia di emozioni dei tre protagonisti, racchiusi nelle rispettive bare, entriamo nel vero e proprio abisso dei sentimenti malefici che li hanno contraddistinti, assistendo ad un vero e proprio racconto horror, in cui la speranza è bandita, e in cui anche Cristo, icona onnipresente di Testori, seppur chiamato a gran voce da Marianna, rifiuta di esserci.


E’ la parola a definire il personaggio, e la parola che diviene carne (“verbum carnis factum est”), una parola che entra anche nelle pieghe più nascoste, scoprendone i desideri, le speranze, i sospetti, persino le pulsioni.
I corpi dei tre appaiono e dispaiono, colpiti da fasci di luce, da ombre fugaci che rimandano alla pittura seicentesca, mentre un tappeto sonoro indefinito, che mescola i rumori del tempo con melodie sempre pronte a spezzarsi, immergono sempre più lo spettatore negli incubi dell’infelice protagonista. Federica Fracassi ancora una volta ci restituisce, tra volontà di redenzione e colpa, in tutta la sua più intima essenza, uno dei personaggi ricreati da Testori, le cui ombre magistralmente sembrano ancora vagare, oggi come allora, nei territori e nelle atmosfere nebbiose del Lambro a lui caro, fiume sempre più pieno di luridi liquami, coperto da cieli ancora densi dei fumi neri delle fabbriche.
In scena fino al 3 marzo.

MONACA DI MONZA
di Giovanni Testori
adattamento per tre voci e regia Valter Malosti
con Federica Fracassi
e Vincenzo Giordano, Giulia Mazzarino
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Gianluca Sbicca
cura del movimento Marco Angelilli
progetto sonoro Valter Malosti
suono e programmazione luci Fabio Cinicola
produzione Teatro Franco Parenti / TPE – Teatro Piemonte Europa / Centro Teatrale Bresciano / Teatro di Dioniso
con il sostegno di Associazione Giovanni Testori
si ringraziano Giuseppe Frangi, Paola Pedrazzini, Noemi Apuzzo e Maria Caggianelli Villani

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 17 febbraio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *