La poesia di Punzo e le suggestioni d’una Fortezza raccontate per immagini

Santo Genet (photo: © Guido Mencari www.gmencari.com)
Santo Genet (photo: © Guido Mencari www.gmencari.com)
Santo Genet (photo: © Guido Mencari www.gmencari.com)

Santo Genet (photo: © Guido Mencari www.gmencari.com)

Santi, marinai, ergastolani, ricoperti di fiori in costumi sgargianti.
Personaggi che colorano un cimitero monumentale: spazio bianco, pagina vuota in attesa di poesia, di un canto che ci guidi dalle tombe agli specchi, all’interno di un corridoio che ci avvolge, ci riflette in mille immagini, amplificandoci, mescolandoci tra i personaggi di Genet, in un immaginario ultrareale.

“Santo Genet. Commediante e martire” è l’ultima produzione della Compagnia della Fortezza, andato in scena durante VolterraTeatro 2014 nella fortezza medicea.
Uno spettacolo sublime ispirato all’opera di Jean Genet, scritto e diretto da Armando Punzo che, dopo il primo movimento dello scorso anno, porta a compimento l’opera.

Il risultato finale é un teatro di rara intensità, ricco e stratificato, che coinvolge lo spettatore, già fisicamente nella scena, sottraendolo alla quotidianità della vita e del teatro, come potrete vedere nella prima parte della photogallery qua sotto.

La seconda parte mostra invece alcuni momenti di altri spettacoli dell’edizione 2014 di VolterraTeatro: Archivio Zeta con “La Ferita. Logos – Rapsodia per Volterra”, un progetto di teatro collettivo ispirato a “Legarsi alla montagna” di Maria Lai. Una riflessione sulla ferita che il crollo delle mura medievali, lo scorso gennaio, ha inflitto alla città. Una ferita visibile che si lega a una ferita invisile, umana, personale dell’artista con la comunità, una ferita che, attraverso il teatro, si emargina, avvicinando e intrecciando i rapporti con la comunità. Con la regia e conduzione di Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti.

Nello Spazio Leopardi Balletto Civile ha presentato “In-colume/Volterra”, ideato da Alessandro Berti e Michela Lucenti, che cura anche la regia. Uno spettacolo che utilizza l’alfabeto della danza per soffermarsi sulla mancanza, appunto utilizzando il prefisso “in”, perchè, sebbene apparentemente incolumi, siamo inadatti, inetti, inermi.
La Compagnia Rodisio ha presentato “Ma mère l’oye. Scheletri e ninna nanna”, di Manuela Capece e Davide Doro, un lavoro che si concentra sulla figura di Mère L’Oye (Mamma Oca), una madre archetipica presente nella tradizione popolare e ripresa da Perrault e che indaga i riti di iniziazione.

Il Teatro delle Ariette ha festeggiato le proprie nozze d’argento con “Sul tetto del mondo”, una sorpresa, un incontro, una festa, più che uno spettacolo, come preferiscono definirlo Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferraresi. Un racconto intimo della storia d’amore tra Paola e Stefano che dalla quotidianità sconfina nel teatro e in questo legame ibrido con Le Ariette.

A Montecatini Val di Cecina il Teatro dei Venti ha invece presentato lo spettacolo di strada “Simurgh” con la regia di Stefano Tè. Uno scontro fastoso tra due famiglie di uccelli che, attraverso la rappresentazione del mito, incanta adulti e bambini. Attori su trampoli in costumi pittoreschi travolgono la piazza ricreando un’atmosfera post-apocalittica sospesa nel tempo.

Infine vedrete nelle fotografie che seguono Officinae Efesti con “#Crowdesire”, il lancio di centinaia di lanterne dalla piazzetta dei Fornelli secondo il rito del Khom loy. Un simbolo di volontà e speranza di una comunità, intervenuta numerosa, di prendersi cura della propria terra come luogo e dei legami tra la comunità stessa come radici della propria esistenza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *