Luoghi Comuni. A proposito di nuova drammaturgia europea

All that is wrong (Ontroerend Goed - photo: Naomi Ryckewaert)

All that is wrong (Ontroerend Goed – photo: Naomi Ryckewaert)

Si respira decisamente un’aria diversa da altri festival teatrali, qui a Brescia, dove siamo spettatori privilegiati della quinta edizione di Luoghi Comuni che, nella città lombarda fino a domenica, sta riunendo decine di autori e operatori teatrali, non solo italiani, che si sono trovati per indagare a che punto siamo, in Italia, sulla scrittura per la scena.

Il festival sta conducendo questa analisi non solo con spettacoli presentati in forma di mise en espace, ma anche attraverso esperienze, incontri e possibilità di lavoro comune. Insomma, si sta lavorando insieme per capire cosa vuole dire, oggi, scrivere per il teatro e quali forme può assumere la drammaturgia nella contemporaneità.

Ma la manifestazione, organizzata dall’associazione Être e che riunisce 22 residenze teatrali lombarde, intende anche promuovere le attività di tutto il teatro lombardo. Per questo il festival è iniziato con il già sperimentato Speed Dating, proposto in collaborazione ed interscambio con il Napoli Fringe Festival, un’opportunità aperta alle compagnie giovani o indipendenti che abbiano voglia di farsi conoscere e che è consistito in sei minuti di tempo durante i quali potevano presentarsi nel migliore dei modi ad un possibile produttore. In questo modo 19 compratori, provenienti da tutta l’Italia, si sono confrontati con quaranta soggetti che, in questo periodo così difficile, hanno cercato di convincerli ad ospitare le proprie creazioni.
Ma il centro della nostra attenzione va naturalmente alla drammaturgia. Qui diversi gruppi lombardi sono stati chiamati a misurarsi coi loro nuovi testi attraverso la forma della mise en espace. Ma c’è di più, e questa è stata la ricchezza precipua di queste due prime giornate del festival, la scena lombarda è stata messa in connessione con il meglio della drammaturgia europea.


Due infatti sono state le creazioni viste per Short latitudes, progetto sostenuto dal British Council che unisce esperti e autori della nuova drammaturgia britannica con autori e registi italiani, di cui è stata proposta già l’edizione numero 0 in Puglia.
Ed ecco allora le compagnie Dionisi, Ilinx e Teatro in-folio mettersi in campo per proporre una propria versione di un testo inglese, “Holloway Jones” di Evan Placey.
Da testimonianze reali acquisite sul campo, la vita adolescenziale di una ragazza inglese è scandagliata a più voci con l’utilizzo semplicissimo di quattro leggii e di pochi oggetti, sottolineandone le vicissitudini ed infine il riscatto attraverso lo sport.

DelleAli
e Nudoecrudo teatro si sono orientati invece verso “Little Baby Jesus” di Arinze Kene, raccontandolo intelligentemente con gli strumenti espressivi che  contraddistinguono di solito le due compagnie.
Anche qui, e non è una coincidenza, si parla di adolescenza, un tema visitato diverse volte a Luoghi Comuni. In questo caso la resa teatrale è anche più complessa, perché la storia si dipana su più livelli mostrando, all’ascoltatore più che allo spettatore, un mondo di emarginazione, stavolta però senza riscatto.
La storia di tre ragazzini è amplificata dall’uso significante dei microfoni che, posti a vista, riverberano situazioni, ambienti e controscene, aiutato anche dall’uso del corpo degli attori e da piccoli oggetti anch’essi significanti.

Nel piccolo ma vitalissimo spazio di Residenza Idra ci siamo invece imbattuti nella compagnia Ontroerend Goed, unico gruppo estero presente al festival, che in “All That is Wrong” (Tutto questo è sbagliato) mette in scena, apparentemente senza orpelli teatrali, una reale ragazza di 18 anni, Koba Ryckewaert, che, terminata un’adolescenza difficile, non fa altro che scrivere su una lavagna (che copre tutto il palcoscenico) i suoi dubbi e le sue incertezze per un mondo che la rifiuta.
Il tutto viene filmato da una sorta di regista, che le dà voce per le poche parole che fatica a possedere.

Il collegamento con l’Europa ha avuto anche come protagonista Jean-Marie Besset, direttore del Teatro dei 13 Venti, Centro Nazionale di Drammaturgia Languedoc-Roussillon Montpellier, già vincitore del Grand Prix du Théâtre dell’Académie Française, che ha tenuto una lectio magistralis in cui  ha parlato della sua esperienza di drammaturgo in un Paese dove, al contrario del nostro, la drammaturgia ha avuto e ha estrema importanza in molteplici contesti culturali.

Ecco poi all’opera le altre residenze di Etre.
Nudoecrudo teatro in “Moriri, riti di passaggio”, diretto da Alessandra Pasi, indaga sui riti della morte attraverso “una drammaturgia espansa, elaborata a partire dalle suggestioni nate dal confronto diretto con il pubblico, per poi essere tradotta in composizione sonora per la scena”. Una composizione dove canti, parole, immagini, musiche e interviste si mescolano, seppur ancora in modo caotico, per narrare in maniera personale le varie ritualità funebri presenti nel nostro Paese.

Assoluto Presente (Animanera)

Assoluto Presente (Animanera)

Animanera, in “Assoluto presente”, ritorna ancora all’adolescenza proponendo, in una sorta di coreografia di corpi e parole, tutta l’ insicurezza e la precarietà che attanaglia le ultime generazioni.
Cinque ragazzi narrano le proprie speranze e le paure, e il risultato è l’analisi di un futuro senza barlumi di speranza. Ancora non riusciamo a comprendere se il risultato sarà uno spettacolo compiuto o il fine saggio di un laboratorio, ma l’angoscia che i ragazzi trasmettono è senz’altro palpabile.

In tutt’altro contesto la Compagnia Babygang ha presentato la prima prova aperta de “I monologhi del caxxo”. Dopo la fortunata epopea de “I monologhi della vagina” di Eve Ensler, per Carolina della Calle Casanova e Valentina Scuderi è questa volta il membro maschile ad assurgere a protagonista, attraverso una serie di numeri tra il divertito e il dissacrante.

Ci ha molto convinto “A corto di bugie”, curato da Qui e Ora su un testo di Marina Mander e revisionato per la scena insieme a Silvia Bandini, dove un efficacissimo Valerio Bongiorno, pur fuori età, esprime tutte le paure e le tenerezze di un bambino che si trova d’innanzi ad una porta chiusa, al di là della quale la madre ha cessato di vivere.
Si parla di morte per parlare di vita, con il ricordo della mamma che si materializza solo attraverso una voce registrata, ma dove la sua presenza – anzi la sua mancanza -permea tutto lo spettacolo, con un dialogo vero e serrato in cui il figlio confesserà tutta la sua dipendenza ed il suo amore.
Dopo il precedente spettacolo della compagnia, “Madri”, “A corto di bugie” forma un dittico sulla figura materna di convincente autorevolezza.

Luoghi Comuni prosegue fino a domani, e ve racconteremo ulteriori risvolti la prossima settimana!
 

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