Next 2016: trailer del teatro lombardo che vedremo

Fra le anteprime viste a Next, Collaborators, che debutta il 22 novembre al Teatro Filodrammatici di Milano
Fra le anteprime viste a Next, Collaborators, che debutta il 22 novembre al Teatro Filodrammatici di Milano

Il Teatro Franco Parenti e l’Elfo Puccini di Milano hanno ospitato l’ottava edizione di Next, il laboratorio delle idee per la produzione e distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo, che ha contenuto in sé alcune novità.
La manifestazione, promossa dalla Regione Lombardia e organizzata dall’Agis, oltre a prevedere – nei due giorni dell’evento – 26 nuove produzioni di teatri e compagnie lombarde di prosa, danza e multidisciplinari, che hanno presentato un trailer di 20 minuti ciascuna, ha infatti deciso di promuovere, in altro contesto, cinque compagnie di giovane formazione ma di talento e promettente futuro.

Per loro è stata prevista una circuitazione nazionale, con 25 repliche complessive, che toccherà teatri di Puglia, Piemonte, Veneto e Roma. I prescelti sono “La Sirenetta” di Eco di Fondo, “Qualcosa a cui pensare / distorsione di un frammento amoroso” di Chronos Tre, “Sulla morte senza esagerare” di Teatro dei Gordi, “Vania” di Oyes, “Vedi alla voce di Alma” di Nina’s Drag Queens.

Un’altra novità di Next 2016, che tuttavia ci trova meno entusiasti, riguarda il teatro ragazzi, dove cinque compagnie (Teatro del Buratto, Luna e Gnac, Teatro del Telaio, Pandemonum e Teatro Prova) potranno presentare i loro nuovi lavori, scelti su progetti cartacei da un’apposita commissione, in occasione di Segnali, il festival di teatro ragazzi in programma a Milano dal 2 al 5 maggio 2017. Non riusciamo, infatti, ancora a capire se questa decisione sia positiva per il settore o un ulteriore tentativo di marginalizzazione; lo capiremo forse a maggio, quando vedremo quanto e come la Regione investirà in “Segnali”, una manifestazione creata da lei stessa tanti anni fa e poi fatta passare nel dimenticatoio.


Nei due giorni novembrini di Next abbiamo assistito a diversi “assaggi” di spettacoli che ci hanno portato non tanto a giudicarne i risultati, piuttosto a cercare di capire le varie direzioni verso cui si muove il teatro lombardo.
Rispetto all’anno scorso ci è sembrato di scorgere, nelle proposte, meno interesse per una drammaturgia che affondasse nei nodi della contemporaneità, anche se abbiamo riscontrato ancora un  rinnovato, stimolante interesse verso la drammaturgia di altri Paesi. Verso autori poco (o affatto) praticati In Italia, si muovono per esempio gli Eccentrici Dadarò, che allontanandosi in qualche modo dal loro campo d’azione preferito, il teatro ragazzi, in “Montagne russe” vanno alla scoperta di autori francesi contemporanei visitando Eric Assous, attraverso il dialogo serrato di una giovane donna, Rossella Rapisarda, e di un maturo signore, Antonio Rosti, dai risvolti forse imprevedibili.

I Filodrammatici mettono in scena coraggiosamente, con ben 14 attori, l’inglese John Hodge (“Trainspotting”) in “Collaborators” sulla figura di Mikhail Bulgakov nei bui tempi staliniani, con la regia e la traduzione di Bruno Fornasari; mentre Francesco Frongia per l’Elfo propone “L’Eclisse”, dell’ottantenne americana Joyce Carol Oates, con una scatenata Ida Marinelli in lotta con la figlia, una convincente Elena Ghiaurov.

In uno degli assaggi più intriganti, almeno sulla carta, Fabio Cherstich per il Franco Parenti in “Cabaret tragico” visita la celebre “Opera panica” di Alejandro Jodorowsky, creando una specie di delirio dadaista con esiti nel complesso incoraggianti.

Ci sono poi tentativi di riscritture teatrali di classici senza tempo. Corrado d’Elia si avventura temerariamente, ma con la sua solita passione, in un monologo su leggio (nel prossimo Next lo vorremmo però, almeno una volta, vederlo in scena) che intende raccontarci il capolavoro di Melville, “Moby Dick”; mentre Animanera si affida all’efficace interpretazione di Natascia Curci per rileggere, anche dal punto di vista sonoro, “Il ritratto di Dorian Gray” di Wilde dalla parte di Sybil Vane: è “Oscar non avrai il mio ritratto”. Ecco anche il Centro Teatrale Bresciano proporre il crudele dialogo epistolare di “Le relazioni pericolose” di De Laclos con il duo di comprovato talento Sgrosso-Bucci, espresso qui forse in modo un “tantino” accademico, modalità che non sempre riesce ad entrare nelle mutevoli pieghe di questo capolavoro.

Interessante poi per l’Out Off la messa in scena de “L’Editore” di Nanni Balestrini, non tanto per la regia ancora “immatura” di Lorenzo Loris, ma per l’interpretazione di molti giovani attori della compagnia dei Gordi, che si confrontano con un tema per loro lontano, estraneo: la morte di Gian Giacomo Feltrinelli, dai risvolti comunque attuali.

Si può parlare di temi fondamentali attraverso la forma desueta, almeno oggi, della commedia? Certo che si può! Lo fanno con arguzia e divertimento, aiutati da un cast variegato ed eccellente, per un pubblico popolare, Chiara Boscaro e Marco Di Stefano in “Bedda Maki”, con la regia di Roberto Marafante, prodotto anche qui coraggiosamente da La bilancia e Teatro Martinitt. Trattano la problematica della nostra identità attraverso la contrapposizione fra un padre, ancorato ai valori della sua terra, e un figlio che vive in una società votata ad immergersi completamente in un mondo post-digitale e apparentemente non conformista.

Per il teatro nel senso più classico del termine c’è “Un salto in cielo, Brecht Suite”, rivisitazione in forma di suite del mondo di Bertold Brecht costruita da Emilio Russo, in modo per ora un po’ troppo convenzionale, ma con tanto di piccola orchestrina.
Il “Misantropo “ di Elsinor continua invece il bel percorso su Molière intrapreso dalla regista Monica Conti. Tra i classici anche il “Giulio Cesare” scespiriano degli Incamminati, nell’adattamento e nella regia senza chiaroscuri di Alberto Oliva.

Infine una curiosa e intensa riproposta dell'”Erodiàs” di Testori, dovuta a una bravissima Federica Fracassi, con tanto di barba, alle prese con un vero e proprio concerto vocale di suoni e parole, all’inizio ingabbiata dal suo regista di fiducia Renzo Martinelli in una specie di sudario: qui la sua testa staccata monologa farneticamente, nella particolarissima lingua dell’autore lombardo, parlando dell’amato Giovanni Battista. Debutta dopodomani a Teatro i, mercoledì 16 novembre.

Presente infine anche quest’anno la dimensione sportiva, in senso lato. Lo è con una nuova creazione di Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi per Atir, che dopo il fortunato “S(legati)” in “Un alt(r)o Everest” propongono una commossa storia di amicizia, legata all’alpinismo.

Un alt(r)o Everest di Atir debutterà il 28 marzo 2017

Un alt(r)o Everest di Atir debutterà il 28 marzo 2017

Diverse occasioni, offerte per la danza, ma poche delle quali ci hanno particolarmente toccato.
Per il Teatro delle Moire Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalan in “Mash” si confrontano scambiandosi modalità di movimento assai diverse tra loro. Al contrario i danzatori di Ariella Vidach dialogano, purtroppo per ora solo in video, in “HABITdata” attraverso un progetto sulla carta assai stimolante, con un braccio meccanico munito di videoproiettore.
C’è poi “L’arcobaleno di Bianca” di CSC Anymore, proposta coreografica dedicata ai ragazzi sulla scoperta di un mondo pieno di colori da parte di una bambina alla ricerca di un suo posto nel mondo, e “Sono il bianco del nero”, raffinata coreografia di Susanna Beltrami sulle musiche di Monteverdi che dialoga anche con le immagini.
Ancora poco comprensibile, almeno per noi, il progetto “Vicolo dello specchio 1”, coreografia e video di Matteo Bittante per ArtedanzaE20, che in qualche modo ha avuto però il pregio di mescolare la danza con diversi altri elementi performativi.

Vogliamo chiudere questa edizione di Next con una vera e propria meraviglia: la versione per marionette della famiglia Colla del “Giustino” di Haendel che, ahinoi, pare debba essere negata per la natura e i costi del progetto agli spettatori del nostro Paese.

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