Le visioni da un mondo sospeso di ErosAntEros

Nympha, mane!

Nympha, mane! (immagine: erosanteros.org)

“Nympha, mane!” viene definito dai suoi creatori una “forma spettacolare”.  
In parte perché è solo un aspetto del progetto di ricerca più ampio incentrato sulla figura della ninfa, iniziato un anno fa dalla giovane compagnia ravennate ErosAntEros. E in parte perché una definizione così sfuggente è appropriata per fare riferimento all’evento, una prima assoluta, ospitato dallo Spazio Sì di Bologna all’interno della rassegna Pas d’habitude, nata con la precisa volontà di dare spazio e valorizzare il lavoro di gruppi che operano nel campo della performance e del teatro.

Il lavoro ha una duplice genesi: un farsi scenico sviluppato per tappe progressive e una ricerca filosofico- letteraria che, partendo dalla figura mitologica della ninfa, si è dilatata fino a comprendere il rapporto dell’uomo con le immagini e la figura della donna attraverso la sua rappresentazione nei secoli.
I primi contributi letterari sono venuti da Ovidio e Apuleio, poi Platone e Paracelso; fino a comprendere Warburg, Giorgio Agamben e Susan Sontag, solo alcuni dei moltissimi riferimenti letterari e artistici che hanno nutrito questo lavoro.

La ricercatezza dell’apparato teorico trova una piena rispondenza nell’estetica del gruppo nato dall’incontro di Davide Sacco e Agata Tomsic.
La scena è essenziale e sfuggente allo stesso tempo: ci sono oggetti riconoscibili, due lampade, due poltrone, una sorta di gabbia di vetro opaco al centro; ma sono oggetti che sfuggono allo sguardo, sfumati da una specie di filtro che rende i contorni opachi e indefiniti.
La visione scivola sulle cose e sulle due figure umane che abitano lo spazio scenico. Un ulteriore elemento d’inganno per l’occhio è dato da un gioco di specchi che amplifica la sensazione di inafferrabilità, dominante per l’intera durata dell’evento.
Unico elemento tangibile sono delle parole, che si compongono lettera per lettera, come scritte a macchina dal vivo, sul filtro che, in alcuni momenti, da bianco diventa nero per renderle leggibili.

L’azione è dilatata, ripetuta, sospesa tra intervalli e riprese: l’uomo, figura androgina visibile solo in controluce, ripete gesti e piccoli movimenti, passando lento da una poltrona all’altra, alzandosi e sedendosi; mentre una figura di donna, non troppo definita e intrappolata nel parallelepipedo di vetro, si muove, sembra fluttuare in un non-spazio, reagendo ai cambiamenti di luce e alle azioni dell’uomo.
Il rapporto tra i due si gioca fra le parole scritte e i movimenti dei corpi, ha il carattere di un cercarsi senza toccarsi, è desiderio e perdita allo stesso tempo. E se all’inizio sembra chiaro chi possiede chi, nello svolgersi dell’azione accade un ribaltamento, e la donna nella gabbia di vetro da dominata diventa dominatrice.
“Il paradosso della ninfa è questo: possederla significa essere posseduti. E da una forza soverchiante” spiegano le parole di Calasso citate da ErosAntEros.
È esattamente questo gioco di forze sottili e radicali che attraversano e fanno vivere la scena, in uno spazio-tempo senza coordinate, galleggiante.

Guardare “Nympha, mane!” è perdersi in uno stato di sospensione e di bellezza formale: di corpi, di immagini, di luci, di parole. C’è una cura estrema e dettagliata che colpisce e avvolge lo sguardo, ma è una perfezione algida, che si avvolge morbida su se stessa e rischia di confinarsi in un regno intellettuale di indubbio fascino, ma devitalizzato, concentrato sullo sguardo, senso prediletto e totalizzante, che ha scordato il corpo.

NYMPHA, MANE!
ideazione, regia, drammaturgia, spazio, luci, video: Davide Sacco e Agata Tomsic
voci e presenze: Davide Sacco e Agata Tomsic
testi: Agata Tomsic
costumi e sartoria: Laura Dondoli
produzione: ErosAntEros
con il sostegno di: Armunia – residenza presso Castello Pasquini, Castiglioncello (Li), Drammatico Vegetale/ Ravenna teatro – residenza presso Vulkano, Ravenna, Fanny & Alexander – residenza presso Ardis Hill, Ravenna
durata: 55’ 52”
applausi del pubblico: 40’’

Visto a Bologna, Spazio Sì, il 14 gennaio 2012

No Comments

  • Cernotico ha detto:

    Sono stato al Palladium, durante Teatri di Vetro, per cercare un minimo di linfa vitale nel nostro teatro contemporaneo, e mi sono imbattuto in questo.
    Ho proprio sentito il bisogno di cercare una recensione su internet, per poter scrivere la mia.

    Questa sorta di cosa messa sul palco merita l’oblio.
    Durante la visione la rabbia, la noia, l’impotenza si potevano tagliare con il coltello.
    Imprecavo contro lo spreco di questo allestimento costoso (o comunque assolutamente sopra la media).
    Con il gran finale, ho sentito gente in sala emettere un lamento, come se stesse esalando l’ultimo respiro.
    Per poi concludere con applausi a mezza bocca, per giunta imbarazzati.

    Basta prendere per il culo il pubblico.
    Basta con la critica indulgente. La merda di Mozart era pur sempre merda.

  • Rascia Darwish ha detto:

    Non amo leggere critiche censorie che decretano con indiscussa sicurezza il valore di qualcosa. In fin dei conti sono punti di vista basati su opinioni del tutto personali. Diffido di chi in base al proprio sentire impone un gusto. Ragion per cui tendo a decidere da sola cosa condannare all’oblio e ho una sconfinata fiducia nel fatto che chiunque sia in grado di farlo per sé.
    Se ce l’ha, la ragion d’essere d’una critica è per me nella possibilità di approfondire lo sguardo, di dare una prospettiva inaspettata, altri strumenti di lettura. O può limitarsi a essere un onesto resoconto. Altrimenti è uno sfogo del tutto personale di cui raramente ho davvero bisogno.

  • Cernotico ha detto:

    Stiamo per attraversare un periodo di smarrimento, una fase insolita in cui la gente trova la luce nel bel mezzo della disperazione e la vertigine in vetta alle sue speranze. E’ anche un momento mistico, e qui sta il pericolo. La gente presto vorrà obbedire alla voce dell’Autorità, e molte bizzarre argomentazioni su cosa sia l’Autorità nasceranno nella mente di ognuno. La famiglia di nuovo sarà considerata come il Fondamento, degna di molti onori e di molta devozione, eccetto chi di noi sia stato attratto da possibilità alternative, ci lasceremo trasportare dal movimento, malgrado il movimento dell’amore. La generale richiesta di Ordine spingerà molti personaggi cocciuti e intransigenti a imporlo. Una tristezza da zoo calerà sulla società. Se pensi che a Freud si tributino oggi scarsi onori, e con lui a Einstein e a Hemingway, aspetta e vedrai cosa succederà a quelle teste canute, per opera di quelli che verranno dopo di me. Ma ci sarà una croce, un segno, che qualcuno saprà interpretare; un incontro segreto, un avvertimento, una Gerusalemme nascosta dentro Gerusalemme. Io vestirò abiti bianchi, come al solito, entrerò nel Più Riposto Dei Luoghi come ho fatto di generazione in generazione, per supplicare, per difendere, per giustificare. Varcherò la soglia della stanza della Sposa e dello Sposo, e nessuno mi seguirà.
    Non dubitare, nel prossimo futuro vedrai e sentirai sempre più cose di questo genere da persone come me.

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