Cappuccetto Rosso perso nelle paure e nei ritmi della contemporaneità

Le Petit Chaperon Rouge

Le Petit Chaperon Rouge (photo: prospettiva.teatrostabiletorino.it)

Una fiaba a tinte scure, la rilettura del Cappuccetto Rosso di Perrault da parte di Joël Pommerat. Un gioco di luci ed ombre indirizzato al pubblico giovane (dai sei anni in su) ma che si insinua nella memoria inconscia di chiunque covi nel proprio intimo paure recondite e desideri irrisolti.
Paura, desiderio, tempo: questi i tre macro-aspetti su cui Pommerat ha incentrato il proprio lavoro drammaturgico e scenico.

Cappuccetto Rosso si avventura nel bosco con il piglio, la curiosità e il terrore che accompagnerà quella bambina (ed anche noi) verso le consapevolezze dell’età adulta, attraverso gli ostacoli sconosciuti che le si pareranno davanti.

Una paura fino ad allora provata solo per scherzo, come un’illusione ottica procurata frettolosamente dalla madre, dove il brivido e l’emozione si riducono ad una scena ripetuta che ricrea la bestia feroce tra le mura domestiche, e mette da parte qualunque confronto effettivo con la vita reale ed i suoi pericoli. Un’ombra protettiva che altro non è che assenza di tempo, di significati più profondi della brutale concretezza di un’agenda grazie alla quale tutto è programmato, anche i momenti dedicati all’emozione, alla paura.
Il tempo che manca, che può costringere all’urgenza e, nello stesso tempo, provocare noia e che, a dispetto di quel correre della madre da una parte all’altra dello spazio scenico, determina un immobilismo che rende ciechi anche di fronte al più prezioso dei doni: “La figlia regala a sua mamma la cosa più preziosa: il tempo. Ma la mamma non se ne accorge”.


La relazione dialogica fra infanzia ed età adulta pare nutrirsi della stessa cifra di solitudine, tanto più forte quanto più radicata nelle convenzioni dettate dall’epoca contemporanea, incurante delle incognite che la vita riserverà alla bambina (siano queste un lupo affamato o altro) e del sostegno necessario che solo l’esperienza può garantire.

Quell’attraversamento del bosco si riflette dunque in un viaggio fra una generazione e l’altra, fra mamma e nonna, come a voler colmare un incolmabile gap di saggezza creatosi nei decenni più recenti, nella contemporaneità più attuale e concreta, più strettamente vicina ad un’idea di contemporaneità produttiva che poco o nulla conserva dei bisogni più intimi del bambino dell’essere umano.
 
Le Petit Chaperon Rouge
scritto e diretto da Joël Pommerat 
tratto dalla favola popolare
con: Isabelle Rivoal, Murielle Martinelli – Valérie Vinci, Ludovic Molière – Rodolphe Martin
scenografia e costumi: Marguerite Bordat
scenografia e luci: Éric Soyer
produzione: Compagnie Louis Brouillard (Francia/Belgio)
durata: 37’
applausi: 2’ 06”

Visto a Torino, Teatro Gobetti, il 22 ottobre 2011
Prospettiva 150

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