Monstera indaga il Physique du rôle dell’attore

Physique du Rôle

Physique du Rôle

Le camere d’albergo (come abbiamo visto anche recentemente) sono da sempre terreno fertile per l’immaginazione di artisti di ogni provenienza: dal cinema al romanzo, dalla pittura alla fotografia.
Difficile quindi non rievocare nel pubblico immagini già note.

“Physique du Rôle” affronta questa così affascinante tematica prendendo spunto dal lavoro di Sophie Calle, artista francese che nel 1981 si fece assumere come cameriera d’albergo a Venezia per fotografare ed archiviare le tracce lasciate dal passaggio dei corpi nelle stanze. Storie di viaggiatori, di uomini e donne in movimento, suggeriti dal loro ordine o disordine, dalla piega sul cuscino o da un rossetto scordato sul lavandino.


Nicola Russo e i suoi tre attori partono da questa suggestione per superarla e dare un volto a queste anime di passaggio.
Accompagnati da una donna delle pulizie, tipica figura virgiliana delle storie d’albergo, interpretata dallo stesso Russo, ci avviciniamo a tre esemplari di ospiti attraverso le serrature delle loro stanze.
Nella prima stanza Sara Borsarelli dà voce ad un uomo innamorato di una giovanissima prostituta. È la voce di un tormento, ispirato alle pagine di “Un amore” di Dino Buzzati.
Nella seconda vi è invece una donna, interpretata da Marco Quaglia, che si rifà a Catherine Millet e alle sue mirabolanti e note avventure sessuali.
Infine vi è una terza stanza; qui vi alloggia una famiglia ma è la voce di un bambino, interpretato da Teresa Piergentili, a raccontarci una infanzia odiata attraverso un brano tratto da “I miei genitori” di Hervè Guibert.

Come spie assistiamo ai loro soliloqui e le stanze paiono gironi infernali in cui l’atmosfera fumosa e leggermente noir ci ripara nell’ombra.
La scena è scarna, le stanze suggerite da un unico elemento: una poltrona, un letto, due sedie; la luce è studiata su di un gioco di luci e ombre. Sul fondo una serie di fotografie in bianco e nero regalano una zoomata su dettagli di stanze reali.

Un fatto salta subito all’occhio. I ruoli paiono affidati dal regista a corpi apparentemente non conformi. Nasce allora spontanea una domanda: perché  una sensuale donna è interpretata da un uomo, un bambino da una settantenne e un uomo d’affari da una giovane attrice? “Mi piace pensare che affidare un ruolo ad un attore o attrice che non abbia il physique du rôle sia un modo per liberare un personaggio da se stesso – afferma Nicola Russo – Associando alle sue istanze un’altra fisicità, un’altra età e magari un altro sesso, riuscire a mettere in scena la sua anima”.

L’ottimo cast di attori riesce in effetti, con pochi e chiari gesti, a presentarci la tridimensionalità di quelle persone, eppure qualcosa non ci permette di entrare davvero nell’intimità delle loro stanze. È come se, nonostante la voyeristica guida, queste storie rimanessero slegate e prive di una evoluzione drammaturgica. Una sorta di intenso affresco che osserviamo ma non ci smuove, e così come le porte d’albergo vengono aperte, così si richiudono.

In scena al Valle Occupato di Roma venerdì prossimo, 11 maggio.

PHYSIQUE DU RÔLE
regia: Nicola Russo
ispirato al mondo di Sophie Calle, Hervè Guibert, Catherine Millet e Dino Buzzati
drammaturgia: Nicola Russo
con la collaborazione di Sara Borselli e Marco Quaglia
con: Sara Borsarelli, Teresa Piergentili, Marco Quaglia, Nicola Russo
scene e immagini: Giovanni De Francesco
costume: Gianluca Falaschi
luci: Cristian Zucaro
suono: JeanChristophe Potvin
assistente alla regia: Isabella Saliceti
produzione: Monstera
durata: 1h
applausi del pubblico: 2’ 30’’

Visto a Milano, Teatro I, il 21 aprile 2012

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