The Suit. Salire sul palco con Peter Brook

The Suit di Peter Brook
The Suit di Peter Brook

The Suit (photo: napoliteatrofestival.it)

Uno degli eventi più attesi dell’ultima edizione del Napoli Teatro Festival Italia è stato sicuramente lo spettacolo di Peter Brook “The Suit”, rifacimento in lingua inglese di “Le Costume”, che il regista britannico aveva già messo in scena diversi anni fa. Una sorta di “antipasto napoletano” che precede il piatto forte del 2013, anno in cui dovrebbe debuttare una nuova produzione in prima mondiale nell’ambito del Forum delle Culture (ammesso che ancora si faccia, visti i recenti sviluppi non molto incoraggianti).

“The Suit” fa parte della ricerca che Peter Brook porta avanti da tempo sulla drammaturgia africana e soprattutto sul concetto di spettacolo insito nell’animo della popolazione di questo continente. Negli anni questa ricerca ha prodotto diversi spettacoli, dall’ottimo “Sizwe Banzi Est Mort” a “11 and 12” fino ad arrivare a “Le Costume/The Suit”.
La storia è molto semplice e piuttosto lineare, e fa da fil rouge per ciò che avviene sul palco: una coppia, apparentemente felice, vive in una città non precisata dell’Africa, in condizioni non agiate. La vita scorre senza rimpianti, fin quando un giorno l’uomo, rientrando a casa ad un orario insolito, trova la moglie con un altro che, nella fretta, scappa via in mutande dimenticando lì i suoi vestiti. L’evento causa una sorta di shock nell’uomo, che inspiegabilmente inizierà a trattare quel vestito come se fosse un ospite da accudire.

Il marchio di fabbrica di Peter Brook si evince innanzitutto nell’uso dello spazio scenico: pochi oggetti tra cui un appendiabiti, un paio di sedie e alcune aste, che diventano nell’immaginario brookiano all’occorrenza porte, l’interno di un tram, ed altro ancora.
Stupisce sempre come l’assoluta semplicità degli oggetti permetta di creare una sospensione dell’incredulità che estrania gli oggetti dal loro senso abituale, rendendoli significativi per ciò che in quel momento rappresentano. È una delle grandi cifre stilistiche del regista britannico, che oltre agli elementi scenici lascia stupefatti anche in rapporto alla recitazione dei suoi attori. Sì, perché anche questa è curatissima, e affronta la drammaticità della storia con un piglio di leggerezza e spensieratezza beata che dovrebbe forse essere la scintilla del teatro.


Due sono le grandi differenze (a parte la lingua) rispetto alla precedente messa in scena di “Le Costume”: l’introduzione della musica e l’interazione con il pubblico.

Per quanto riguarda il primo punto, quello che era uno stereo nella precedente versione diventa una piccola orchestrina di tre elementi, che suona dal vivo brani cantati dagli stessi attori. Il substrato culturale delle musiche è ovviamente di matrice popolare africana, e le stesse canzoni – alcune delle quali in lingua madre – vivono di una ritmicità e vitalità propria che scaturisce dalla gioiosità delle radici culturali di quel popolo.

L’altro elemento è appunto l’interazione con il pubblico: ad un certo punto della storia, senza svelare troppo, viene indetta una sorta di festa in casa dei protagonisti, che diventerà poi il ‘climax’ della vicenda. Alcuni spettatori, presi a caso in sala, diventeranno essi stessi parte della festa, entrando in scena dalle porte/carrelli e sedendosi sulle panchine, per poi interagire in alcune scene con gli attori sul palco. L’interazione col pubblico è un elemento battuto negli ultimi anni dal regista, che ha portato lo smantellamento della “quarte parete” facendo sì che il pubblico stesso divenisse motore della storia e parte integrante di essa.

Tirando le somme, si può dire che lo spettacolo, in questa versione, risulta essere forse più “ruffiano” sia per la presenza della musica che per il coinvolgimento attivo del pubblico, rispetto alla precedente messa in scena che, priva di queste due componenti, aveva maggiore lirismo e leggerezza.
Resta comunque, senza alcun dubbio, un ottimo spettacolo di un grande maestro della scena internazionale contemporanea.

THE SUIT
adattamento, messa in scena e in musica: Peter Brook, Marie-Hélène Estienne, Franck Krawczyk
tratto da: “The Suit” di Can Themba, Mothobi Mutloatse, Barney Simon
con: Nonhlanhla Kheswa, Jared McNeill, William Nadylam
musicisti: Arthur Astier (chitarra), Raphaël Chambouvet (piano), David Dupuis (tromba)
luci: Philippe Vialatte
elementi scenici e costumi: Oria Puppo
assistente alla regia: Rikki Henry
produzione: C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord (Paris)
in coproduzione con: Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Young Vic Theatre (London), Théâtre de la Place – Liège
durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 5’ 45’’

Visto a Napoli, Teatro Mercadante, il 23 giugno 2012

No Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *