Bill T. Jones, storyteller per il tributo a John Cage

Bill T. Jones con Story/Time

Bill T. Jones con Story/Time (photo: romaeuropa.net)

L’ultima immagine che abbiamo negli occhi è Bill T. Jones al centro, sornione, circondato dalla sua Arnie Zane Dance Company: in fila per gli inchini di fronte a un pubblico in visibilio, indica con un certo orgoglio i suoi danzatori.
Più di cinque minuti di applausi al Romaeuropa Festival, una vera standing ovation. L’aplomb e la fissità sicura del suo sorriso ricordano vagamente quelli di Obama, anche se il presidente degli Stati Uniti negli ultimi tempi ha avuto fin troppi problemi per poterli sfoderare. E dire che di standing ovation avrebbe pure lui disperatamente bisogno.

Ma riavvolgiamo il nastro: e non di poco, perché dobbiamo arrivare fino al 1959.
È l’anno in cui John Cage presentò al pubblico “Indeterminacy”, la performance cui “Story/Time” si ispira: in “Indeterminacy” il genio della nuova avanguardia sedeva in scena e leggeva una selezione casuale di storie di un minuto, concentrando l’effetto aleatorio grazie alla composizione musicale in diretta di David Tudor.

Ora facciamo scorrere il nastro in avanti, fino all’inizio dell’odierna performance rivisitata con la danza: Bill T. Jones entra in scena e, con l’ausilio di una traduttrice, invita il pubblico a un ‘riscaldamento concettuale’. Bisogna alzare la mano quando, dopo il via lanciato dal palco, secondo noi è passato un minuto; l’esperimento è divertente ed emblematico, perché la maggior parte del pubblico è già con il braccio alzato da diversi secondi, nel momento in cui l’effettivo scoccare del minuto viene segnalato da Jones.


Come deducibile dal titolo, “Story/Time” si rivela essere un esperimento sul tempo e sulle mille sfaccettature che voce, narrazione, movimenti del corpo e suoni possono inscrivere nella solo apparentemente oggettiva scansione del cronometro.
Jones è seduto al centro del palco, dietro una scrivania bianca, si direbbe anonima se non ci fossero delle brillanti mele verdi ad attirare per contrasto cromatico l’attenzione dello spettatore: le mele diventeranno un elemento scenico importante, verranno infatti prese una alla volta dai danzatori e usate nei movimenti quasi come fossero dei testimoni podistici.

Un cronometro digitale (che per vasti tratti dello spettacolo sparirà) mostra al pubblico il passare dei secondi, mentre Jones, nella veste esclusiva di narratore-autore, legge settanta raccontini, scelti a caso da una selezione di più di centoventi. Un racconto al minuto: la prima nota interessante, e a suo modo agonistica, è proprio questa, ovvero le necessarie modifiche alla velocità di lettura cui Jones deve piegarsi per rientrare nella tempistica. I testi sono molto vari e quasi tutti autobiografici: si va dall’aneddoto giovanile alle impressioni su Jan Fabre, dalla descrizione di una visita a una mostra alle passeggiate per Amsterdam.
Durante la lettura, l’Arnie Zane alterna coreografie corali, in cui tutti i danzatori sono coinvolti, ad altre in cui i movimenti si focalizzano su due-tre membri.

La curiosità del lavoro di Bill T. Jones, soprattutto per chi non è addentro alle tecniche della danza, sta soprattutto nel vedere come il testo interagisce con gli schemi coreografici da esso indipendenti. L’Arnie Zane esegue movimenti da orologio, ciclici e anticiclici. Quando scompare il cronometro la scansione temporale diventa, per lo spettatore, questione di ritmo e istinto: si cerca la dimensione del minuto nei corpi, nei vuoti e nei pieni segnati dalla danza. I danzatori sembrano darsi una scansione interna, autoregolamentando le coreografie con urli che segnalano quando un membro della compagnia, dopo una rincorsa, si getta fra le braccia degli altri.
Non si insegue mai l’ombra della narratività delle parole, ma le composizioni fisiche si muovono sicure lungo una direzione tutta loro, esclusivamente concettuale (e forse proprio questo mancato incontro rischia di rendere, dopo un po’, la performance piatta).

Ted Coffey siede davanti al suo computer alla base del palco, realizzando in diretta il misto di elettronica e noise che accompagna i racconti e le coreografie dei danzatori, ma a tratti anche intervenendo direttamente sulla voce di Jones, segmentandola e deviandola nei diversi canali degli amplificatori. Da segnalare anche il bel disegno luci, che avvolge con ombre e chiari i momenti focali delle coreografie.

Rimane, alla fine, un’impressione di pulizia stilistica, di ordine e intelligenza (fisica e mentale). Ma rimane anche la sensazione che l’incontro fra la struttura impersonale-casuale e la componente creativa potesse essere portato a conseguenze più estreme, che si potesse osare e rischiare di più.

STORY / TIME
ideato e diretto da Bill T. Jones
coreografie Bill T. Jones con Janet Wong e i danzatori della compagnia
musica Ted Coffey
testo Bill T. Jones
scene Bjorn Amelan
disegno luci Robert Wierzel
costumi Liz Prince
durata: 71′
applausi: 5′

Visto a Roma, Teatro Eliseo, il 14 ottobre 2012


 

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