Fibre Parallele alla ricerca di una effimera Beatitudine

La Beatitudine (photo: Rosaria Pastoressa)

La Beatitudine (photo: Rosaria Pastoressa)

Molti sono stati quest’anno gli spettacoli che hanno voluto interrogarsi sull’effettivo valore del teatro e, in definitiva, se sia giusto o no fingere una realtà diversa da quella che stiamo vivendo, piuttosto che analizzarla semplicemente dai dati reali in nostro possesso.
Eppure non possiamo dimenticare che è proprio il teatro il miglior veicolo per indagare l’insoddisfazione e il bisogno di felicità che investe tutti noi nella società dell’inganno di cui, bene o male, facciamo parte.

Così fa pure “La Beatitudine”, ultimo lavoro di Fibre Parallele presentato a Castrovillari, in prima nazionale, durante la sedicesima edizione di Primavera dei Teatri.
Qui, Danilo, Licia, Riccardo e Lucia, gli attori protagonisti dello spettacolo, con i loro nomi e il rispettivo corpo, governati da un mago chiromante, si presentano al pubblico che sta entrando, proprio così come sono, nella loro essenza di persone.
Poi la luce si spegne e inizia la vera finzione.

Licia ha avuto la terribile esperienza di un figlio morto, un’esperienza che l’ha segnata indelebilmente, tanto che se ne è fabbricata una finta, di realtà: parla e vive con un manichino bambino.
Riccardo, il marito, ne è succube; la moglie lo ha escluso dalla sua vita, e lui vorrebbe cambiare pagina, dimenticare.
C’è poi Lucia, mamma alle soglie degli ottanta, che cura il figlio Danilo, da una vita sulla sedia a rotelle. Ma se ne prende cura ossessionandolo, come fanno, per il troppo amore, tante madri.


Mino è l’unico che recita in qualche modo una parte: è il mago, il mago Cosma Damiano, che guarda gli altri quattro dal di fuori, lanciando predizioni arcane e imperscrutabili, come gli antichi vaticini.

Licia, Danilo, Riccardo e Lucia si confessano davanti al pubblico senza pudore. Vogliono tutti essere ciò che in realtà non sono. Licia vorrebbe cambiare la propria esistenza attraverso una parvenza di figlio che in realtà non esiste; Riccardo non riesce a far finta che nulla sia successo, ma allo stesso tempo non riesce ad adattarsi alla finzione consolante della moglie; Danilo, sulla sua sedia a rotelle, si illude d’esser nato per piacere e non per soffrire, mentre Lucia vorrebbe che il suo vecchio e stanco corpo, dedito solo al servizio del figlio, venisse appagato un’ultima volta.

Queste quattro solitudini alla spasmodica ricerca di una piccola beatitudine saranno destinate ad incontrarsi e incrociarsi: la solitudine si sublimerà attraverso una parvenza di sesso.

Si ride amaro in questa specie di girotondo di sentimenti ed illusioni, che terminerà letteralmente a piatti in faccia. Sarà però alla fine il mago a tirar le conclusioni, attraverso un apologo che ci riporterà all’inizio della nostra storia.
E’ inutile, ci ammonisce Cosma Damiano, inventarsi una realtà che non esiste; facciamolo pure, ma consapevoli di dover accettare che nulla potrà cambiare.
L’unica invenzione di una realtà possibile è quella del teatro che, invece, ci può regalare la possibilità di analizzare da vicino le ragioni delle nostre sconfitte.

Il sarcasmo scoppiettante e corrosivo che aveva contraddistinto le precedenti creazioni del gruppo pugliese si fa qui più maturo e consapevole, stemperandosi in uno spettacolo corale imbevuto di melanconia, specchio di una condizione umana sofferente e disillusa, sempre alla ricerca di consolazioni che potranno essere, solo e soltanto, effimere.

Tra gli attori, tutti dolorosamente in parte (Mino Decataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo, che firma anche il testo) spicca Lucia Zotti, magnifica ottantenne che, con ironia e studiata voluttà, concede il suo corpo agli spettatori, dimostrando come la bellezza sia un valore che supera le convenzioni dell’età, annidandosi soprattutto negli occhi di chi la desidera.
In arrivo il 6 giugno al Festival delle Colline Torinesi.

LA BEATITUDINE
di Riccardo Spagnulo
regia Licia Lanera
drammaturgia Riccardo Spagnulo
con Mino Decataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo, Lucia Zotti
luci Vincent Longuemare
assistente alla regia Ilaria Martinelli
organizzazione Antonella Dipierro
tecnico di palco Amedeo Russi
regia e spazio Licia Lanera
produzione Fibre Parallele
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, CO&MA Soc. Coop. Costing & Management
e con il sostegno di Consorzio Teatri di Bari – Nuovo Teatro Abeliano

durata 1h 10′
applausi del pubblico: 3′

Visto a Castrovillari (CS), Primavera dei Teatri, il 30 maggio 2015

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