Luoghi Comuni. Tutti a caccia di spettatori ‘attivi’

Luoghi ComuniE’ stata Mantova, la città dei Gonzaga, ad ospitare Luoghi Comuni, il festival annuale di Etre, coordinamento delle Residenze Lombarde, giunto alla sua sesta edizione, kermesse che ogni anno stimola i gruppi che fanno parte di questa rete a misurarsi su uno degli aspetti fondamentali della scena. Quindi, dopo lo sguardo sulla drammaturgia, indagata l’anno scorso a Brescia, è stato “il pubblico” al centro del  focus di approfondimento del festival.

“Perché – come si dice nella presentazione dell’iniziativa – in questo momento di profonda crisi, crediamo necessario rifondare il senso del fare cultura nel nostro Paese; crediamo che sia necessario riconnettersi con la realtà sociale e politica che l’Italia sta vivendo; crediamo che sia necessario ripensare un teatro che non sia autoreferenziale”.

E’ stato quindi “Play with us”, il caratteristico motto inglesizzato della manifestazione che ogni volta  diversamente la caratterizza, ad accompagnarci per le tre giornate.
Abbiamo visto, vissuto, giocato 11 spettacoli  e non solo, in cui il pubblico è stato scelto mai a caso, ma sempre individuato, spesso scoperto con spettacoli creati  per uno o tre persone alla volta, posti in luoghi anomali e spiazzanti dove gli spettatori sono stati stimolati attraverso sollecitazioni particolari, trasportati sulla scena, coinvolti in performance miste di attori e gente comune, come del resto il teatro ci aveva già abituato non a caso soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.  


Per esempio Ilinx in “Ilink Machine, A.T.A. Azienda Traghettatori Anime” scelgono quattro spettatori che vengono “caricati” su una macchina, dopo aver requisito le identità (scoprendo poi che sono erroneamente creduti morti). La macchina diventa così un’ arca che trasporta anime nell’attesa che il Diavolo (forse) arrivi; i tre attori intrecciano tra loro e con gli spettatori una relazione particolare in un’ attesa collocata fuori dal tempo, prima di ritornare nel luogo dove l’avventura era iniziata.  

In “Bed Inside”, che prosegue il progetto “Try Creampie, Vuoi venire a letto con me” di Animanera, sono tre gli spettatori scelti e questa volta l’amplesso teatrale avviene in un vero letto tra attore e spettatore, non attraverso monologhi d’autore ma con la corporeità di tre esistenze davvero particolari: Giorgio Cossu (affetto da tetraparesi spastica), Barbara Apuzzo (artrogriposi), David Quagiotti (disforia di genere). Così la scelta di vivere con i disabili un’esperienza di teatro intrigante dà alla performance un valore del tutto particolare.

Nel significativo e stimolante “Hamlet Private” di Scarlattine Teatro il rapporto è ancora tra uno e uno in uno spazio privato/pubblico, il retro di un bar.
Su uno script di rara suggestione di Martina Marti, cui danno corpo Giulietta Debernardi e Marco Mazza, la lettura comparata di un mazzo di carte illustrate fa scaturire in una specie di autoanalisi, quasi una confessione, tutto il privato dello spettatore.
Egli, padrone assoluto della scena, mescolando e analizzando le carte a suo piacimento, ha la possibilità di esplorare e indagare le proprie emozioni, confrontandole con quelle di Amleto, perché la grandezza del capolavoro scespiriano sta appunto nel fatto che le domande che Amleto si fa sono in definitiva, quattro secoli dopo, anche le nostre domande.

Anche in “Privato” di Teatro Magro lo spettatore è uno solo (uno alla volta): percorre il palcoscenico del Teatro Sociale mentre la platea risplendente è vuota e improvvisamente si trova, solo, davanti all’attore nel suo camerino per un tempo breve ma infinito; lo osserva da vicino mentre l’altro imperturbabile si sta preparando, senza interruzione, alla vera (?) recita. Realtà e finzione si mescolano quindi senza interruzione.

Dal palcoscenico del Teatro Sociale si passa al ristorante Giallo Zucca, dove in “Saga Salsa” Francesca Albanese, Silvia Baldini, Laura Valli di “Qui e ora” sono tre donne, tre generazioni diverse, una nonna, una mamma e una figlia che, tra  una portata e l’altra, raccontano agli avventori la loro vita così diversa attraverso il loro particolarissimo e, mutevole negli anni, rapporto con il cibo.

In “Elvis’Stardust” di Teatro Delle Moire è invece lo spazio dello sguardo ad essere particolare, perché gli spettatori sono in strada e, attraverso le vetrine di un negozio, osservano muoversi lentamente un’icona della musica contemporanea che incatena anche nel suo rivivere lo sguardo di chi passa per caso.

E’ invece l’ empatia dello spettatore con ciò che avviene in scena quello che interessa ad Atir in “Gli spazi del teatro: tutti in scena”, dove cittadini abili e diversamente abili, in un progetto d’integrazione sociale, formazione e crescita personale, condotto dall’attrice Chiara Stoppa e dall’educatore Max Pensa, mostrano il risultato del proprio lavoro attraverso improvvisazioni di commovente e partecipata letizia.

Da ricordare è anche il “Pinocchio ReadyMade” di Antonello Cassinotti di DelleAli, complice al pianoforte Alberto Forino, che nel suo particolarissimo modo di porsi in scena gioca con il pubblico, mescolando parola e musica, rifacendosi alle avanguardie novecentesche, e leggendo il capolavoro di Collodi: “Ricostruendo nella memoria la cronologia della storia e la collocazione degli accadimenti e /o dei personaggi di cui vorrebbe seguire le sorti”.

Spettacoli diversi, con sollecitazioni spesso già sperimentate, dove a volte è più l’idea che intriga rispetto alla sua effettiva e articolata rappresentazione; spettacoli che comunque esprimono con  sincerità la volontà di tutte le compagnie di far uscire lo spettatore dalla sua passività, per far sì che il teatro possa rivelarsi una delle armi per cambiare lo sguardo verso noi stessi e la realtà che ci circonda.

Non solo di spettacoli è vissuto Luoghi Comuni: il ruolo dello spettatore è stato indagato anche attraverso mise en espace, installazioni, visite guidate, un convegno, un progetto fotografico e una mentor room.
Prossimo appuntamento ad aprile 2015 a Bergamo, in concomitanza con l’Expo, con ETM International network for contemporary performing arts: quattro giorni di convegni, incontri, dibattiti, spettacoli che permetteranno a pubblico e operatori di incontrarsi e stringere relazioni, un’occasione per entrare in contatto con le performing arts di tutto il mondo.
 

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