Le nozze di Figaro sopra le righe di Wake-Walker

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano
Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

Per la seconda volta in pochi anni un allestimento scaligero riguarda una delle opere che hanno un posto privilegiato nel nostro cuore, rappresentando – secondo chi scrive – tutto ciò che di più alto, dal punto di vista musicale e concettuale, un compositore abbia potuto concepire.
Stiamo parlando de “Le Nozze di Figaro” di Mozart, di cui avevamo raccontato in occasione della riproposta, sempre Alla Scala, della famosa ed esemplare versione strehleriana.

“Le Nozze di Figaro, ossia la folle giornata” è la prima delle tre opere italiane scritte da Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte (le altre sono “Don Giovanni” e “Così fan tutte”); venne composta dal genio salisburghese tra il 1785 e l’86, quando Mozart aveva trent’anni. In scena per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 1° maggio del 1786, l’opera è tratta dalla commedia “Le mariage de Figaro” di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, scritta qualche anno prima, che sul personaggio di Figaro compose altre due commedie, “Il barbiere di Siviglia” e “La madre colpevole”.
La trilogia fu composta per prendersi gioco delle classi sociali dell’epoca, che da lì a poco sarebbero state travolte dalla Rivoluzione Francese.

I quattro atti di questo capolavoro mozartiano sono musicalmente e drammaturgicamente un vero prodigio. Si svolgono in una giornata sola e ruotano intorno al matrimonio del servitore del Conte D’Almaviva, Figaro appunto, con la cameriera della contessa, Susanna, della quale si è invaghito il Conte e sulla quale cerca di imporre lo “ius primae noctis”.

La vicenda si svolge attraverso un intreccio serrato e folle, in cui donne e uomini di diversa età e condizione sociale si contrappongono cercandosi disperatamente, in un meccanismo musicale e drammaturgico perfetto di accadimenti ed emozioni, che trova il suo massimo compimento nel secondo atto. Qui, in una progressione di situazioni molto differenti tra loro, gli interpreti passano da due a sette, in un crescendo che ci accompagna al finale dell’opera, dove tutti i tradimenti si scioglieranno in quel sublime “Contessa Perdono”, in cui l’incomparabile melanconia mozartiana si incunea in una palingenesi finale, forse solo momentanea. Perché poi, nel “Don Giovanni” e soprattutto in “Così fan tutte”, diventerà palese come l’amore sia solo un modo fugace che l’umanità ha per mitigare la propria solitudine.

Il Teatro alla Scala, dopo aver riproposto nel 2012 questo capolavoro nella versione storica di Giorgio Strehler, in cui i personaggi venivano quasi sempre lasciati liberi di muoversi attraverso grandi spazi vuoti, in un’ambientazione curata dal prestigioso duo FrigerioSquarciapino, nel 225° anniversario della morte di Mozart ha voluto proporne una nuova edizione, affidandola al giovane regista inglese Frederic Wake-Walker, con le scene e i costumi di Antony McDonald.

Abbiamo però trovato molta parte di questo nuovo allestimento spesso inutile e pretestuosa. Il gioco del teatro nel teatro, peraltro mai portato seriamente sino in fondo, le allusioni sessuali, i personaggi spesso sopra le righe, un nugolo di comparse – vallette di contorno, vestite di nero, la citazione della famosa poltrona della versione di Strehler, l’andamento spesso macchiettistico dei personaggi e delle situazioni – non aggiungono niente a ciò che la musica e il bellissimo libretto di Da Ponte già suggeriscono.
Alla fine, dunque, ci pare di aver assistito ad uno spettacolo pieno di ammiccamenti fini a sé stessi, ma senza un’idea vera e propria di regia che ci apra verso nuove direzioni, magari inaspettate, anche nell’ottica di uno sguardo verso la contemporaneità, che certo non avremmo disdegnato.

Molto meglio la parte musicale, non tanto quella affidata alla direzione di Franz Welser-Möst, curata anche se non esaltante, quanto quella riservata ai cantanti. Nel ruolo della contessa abbiamo avuto il piacere di ascoltare il soprano Diana Damrau, che si è esibita in modo espressivamente e musicalmente impeccabile nelle due sublimi arie che Mozart le affida, “Porgi amor” e “Dove sono i bei momenti”. Buona prova anche per Marianne Crebassa come Cherubino, anche se un poco avara sulle note gravi, ma attrice convincente nella sua parte, così come per Golda Schultz (Susanna) e Markus Werba (Figaro), un interprete sempre sopra le righe, come tuttavia pensiamo per imposizione registica. Nella parte del Conte autorevole la prestazione di Carlos Álvarez.
Un Mozart dunque, nonostante tutto, che ancora una volta ha “vinto la causa”!

In scena fino al 27 novembre.

Le nozze di Figaro
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala
Direttore Franz Welser-Möst – Michele Gamba (19 nov.)
Regia Frederic Wake-Walker
Scene e costumi Antony McDonald
Luci Fabiana Piccioli

CAST
Il Conte Carlos Álvarez (26, 29 ott. 2, 5 nov.) – Simon Keenlyside (8, 10, 16, 19, 24, 27 nov.)
La Contessa Diana Damrau – Eleonora Buratto (19 nov.)
Figaro  Markus Werba
Susanna Golda Schultz
Cherubino Marianne Crebassa
Marcellina Anna Maria Chiuri
Bartolo/Antonio Andrea Concetti
Don Basilio/Don Curzio Kresimir Spicer
Barbarina Theresa Zisser*
Contadine Francesca Manzo* – Kristin Sveinsdottir*
*Allieva dell’Accademia Teatro alla Scala

Durata: 3h 45′ inclusi intervalli

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 2 novembre 2016

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