Trieb, l’indagine di Fattoria Vittadini sui mostri che ci attraversano

Trieb (photo: Marcella Foccardi)
Trieb (photo: Marcella Foccardi)

È una sequenza di suoni compulsivi ad accompagnare “Trieb_l’indagine”, riflessione sul concetto d’identità e molteplicità dell’essere umano che Fattoria Vittadini ha portato in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano.
Lo spunto è il racconto “Il Minotauro” di Friedrich Dürrenmatt, la parabola di una creatura ibrida, umana e belluina, reclusa in una sala degli specchi, costretta a moltiplicarsi all’infinito in una sorta di partenogenesi degli sguardi.

In scena Chiara Ameglio, ideatrice, coreografa e interprete. “Trieb”, coprodotto con Campsirago Residenza, è un assolo tra danza e prosa, istallazione e performance. Con la regia e il contributo alla drammaturgia di Marco Bonadei, Ameglio si presenta seduta, nascosta da una gigantesca maschera taurina stilizzata, realizzata dallo stesso Bonadei. Siamo in un appartamento pressoché vuoto, evocato da frantumi di pavimento. L’unica presenza, oltre all’attrice, è quella di un televisore d’antan, il cui sottofondo confuso ricorda, tra sibili e stridori, che è il giorno di San Valentino.
Echi metallici alimentano una dimensione delirante. La creatura in scena, inerme, instabile, compie passi fragili. Procede sull’orlo di un abisso. Anche quando si libera della maschera e ghermisce una pianta, la cui bellezza dovrebbe esorcizzarne i mostri interiori, continua a muoversi claudicante in uno spazio alieno. È avvolta in una luce metafisica.

Pioggia, lampi. Stridori, squarci, graffi. Rombi di auto in corsa. In questo lavoro abbiamo una compenetrazione di movimenti, suoni (disegnati da Diego Dioguardi) e luci (di Giulia Pastore) a creare un’atmosfera sospesa, algida, in cui si affacciano presagi inquietanti.
La danza più si fa frenetica, più esprime impotenza. I tremori sono impulsi di trattenuta epilessia. La performance è avvolta da un vortice sordo. I movimenti oscillano fra astratto e concreto. Il mondo onirico attraversa – senza lambirla – la realtà evocata dalla televisione. La realtà afferma sé stessa con la propria carica violenta, attraverso un susseguirsi di strepiti e fragori.
Un’ouverture di violini, l’effimera comparsa di fiori bianchi, restituiscono timidi barlumi di vita. Ma in questo labirinto il respiro è precario. La verità è caos di fazzoletti accartocciati nascosti sotto un tappeto. La sensazione centrale è di spaesamento. Anche le fiabe s’intingono di morte. E i fiori evocano entità deformi.


“Trieb” è un invito a riconoscere la propria mostruosità e ad allearsi con essa. A prendersi il tempo per ascoltarla. In ciascuno di noi abita un nemico, con cui siamo chiamati a convivere.
Non è il sonno della ragione che genera mostri. Piuttosto è irrazionale non riconoscere i propri fantasmi, rimuoverli, demonizzare quelli degli altri. Paradigma di “Trieb” è proprio la convivenza con i conflitti che abbiamo dentro, intercettati attraverso il corpo.
Ameglio mette in moto la fisicità smascherando l’inconscio. Esprime, attraverso un movimento frammentato, ogni sorta di disconnessioni.

Nel chiuso di un appartamento, con l’unica compagnia di un televisore, “Trieb” svela spazi troppo dilatati perché siano accoglienti. In questo mondo in chiaroscuro, il male e il bene coesistono, l’angoscia convive con la speranza. Luce e poesia non dissipano il grigiore esistenziale.
L’artista in scena, anche nell’atto in cui resta senza indumenti, non coglie la realtà nel suo aspetto vitale e multiforme, ma si limita a epurarla attraverso il filtro di uno sguardo meditato e interiore. Sulla scena restano i nostri démoni. La mostruosità, sfuggente come la bellezza, rivela i simulacri delle brave persone che ci illudevamo di essere.
Fattoria Vittadini questa volta inserisce anche la parola nella partitura di movimenti, suoni e luci. La danza assume così una dimensione narrativa concreta, favorendo una migliore integrazione tra opera e spettatore.

TRIEB_L’INDAGINE
Idea, coreografia e interpretazione: Chiara Ameglio
Regia e drammaturgia: Chiara Ameglio, Marco Bonadei (grazie a Giacomo Ferraù)
Realizzazione maschere: Marco Bonadei
Direzione tecnica e light design: Giulia Pastore
Sound design: Diego Dioguardi
Scene: Maddalena Oriani
Produzione: Fattoria Vittadini e Campsirago Residenza

durata: 1h
applausi del pubblico: 3’ 30”

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 12 febbraio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *