Lari 2012: videocronache dalla famiglia Collinarea

Alcuni dei protagonisti del videoreportage da Collinarea 2012

Alcuni dei protagonisti del videoreportage da Collinarea 2012

Cos’è stato e cos’è il Festival di Lari?
Beh, Lari è un borghetto semplice, di poche persone, in cima alla collina, che, come moltissimi altri in Toscana, aveva conosciuto e continuava a far vivere una tradizione di teatro popolare, dove la famiglia di teatranti dei Seghizzi si era insediata e aveva base operativa e dove, da più di un decennio, portava avanti un’onesta ed affascinante storia di famiglia.
Poi è arrivato Massimo Paganelli, al termine della sua esperienza di Castiglioncello, a pensare ad una piccola e condivisa rivoluzione possibile, cercando un alchemico equilibrio fra tradizione popolare e di piazza e nuova scena. Il tentativo, non solo non era azzardato, ma aveva un suo profondo senso, sia estetico che ambientale.

Lari è città fortificata, ma capace di lasciar vagare lo sguardo lontano, fra le colline del primo entroterra, vicino Pisa e Livorno. Massimo Paganelli si era avvalso di alcune collaborazioni, come quella del nostro Marco Menini, cui va il merito, per l’edizione appena trascorsa, di aver pensato e curato, nell’ambito del festival, ad un programma di incontri sul poetico di ricercata raffinatezza. Quest’anno è arrivato anche Roberto Bacci, in rappresentanza dello spirito di Pontedera, un vicino vicinissimo per tanti anni silenzioso che però non ha potuto far a meno di constatare come il Festival stesse diventando cosa un po’ troppo importante per restarne così distante. Questa variazione di equilibri ha contribuito ulteriormente a rendere i festival estivi toscani risorsa autorevole di visione, circuitazione e produzione che per numerosità e vivacità ha pochi eguali.

Siamo stati a Lari solo un paio di giorni, purtroppo, perchè ci si stava “di molto bene”, come si dice da queste parti, ma speriamo che questo video reportage di cui abbiamo voluto dare testimonianza, lasci il segno del sapore respirato. 

C’è la voce del padrone di casa Loris Seghizzi, che ce la racconta a modo suo la storia di Collinarea.
Sono stati inoltre i giorni di “Robe dell’altro mondo” degli ottimi e giovanissimi Carrozzeria Orfeo, realtà lombarda di grande interesse che seguiamo praticamente dal loro esordio al festival Kilowatt di tre anni fa e che sta crescendo a vista d’occhio. Meritano. 
Come pure sta uscendo dal guscio il duo Civilleri/Lo Sicco, con “Educazione fisica“, un primo prodotto che è cambiato dal debutto al CRT. Più compatto, più breve ed efficace, con meno spazio per la retorica e più attenzione al ritmo. Nell’attesa di poter assistere ai prossimi lavori del duo palermitano, abbiamo intervistato Manuela Lo Sicco.
Un assaggio dell’intervista (che pubblicheremo prossimamente in versione integrale) con la grande Federica Fracassi, già premio Ubu come miglior attrice per “Incendi” e “Hilda” e protagonista di un progetto in divenire sulle drammaturgie dell’autore contemporaneo Massimo Sgorbani dedicato alle donne di Hitler. A Lari ha proposto un reading sulla figura di Eva Braun, ma la grandezza dell’interprete ha trasformato la lettura in uno spettacolo di rarissima intensità. Ed è anche il motivo doloroso per cui ci paiono invece così mediocri poi, tanti altri reading a leggio, frutto di pochi distratti minuti di lavoro, che intasano rassegne e festival, e che, al pari di alcuni “primi studi” andrebbero banditi, a nostro modestissimo avviso, dalle programmazioni. 
Il filmato chiude con l’artista di Singapore Gey Pin Ang e il suo “Wandering Sounds” (Suoni vaganti), un viaggio fra suoni, canti e racconti della tradizione orale prodotto dalla rete artistica internazionale Sourcing Within.

Tant’è. Lari. Così piccola eppur così dolce al cuore. Che preservi angoli di purezza, e capacità di dialogo fra le forze che vogliono animarla.

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