Le fumatrici di pecore. Abbondanza/Bertoni intensamente oltre i limiti

Le fumatrici di pecore

Le fumatrici di pecore (photo: abbondanzabertoni.it)

“Lei portatrice sana di una diversa abilità, noi portatori malati della nostra salute”
(Michele Abbondanza)

“Ricevo il tuo contrordine speciale”
(Tiziano Ferro)

“Le fumatrici di pecore” di Abbondanza/Bertoni è un grande lavoro. Un lavoro che va dalla punta dei piedi al capo – un fisico capolavoro. I motivi sono svariati, enumeriamone alcuni.


Il prendere in considerazione una gran parte dello spettro del sentire: dalla possibilità del riso a quella della commozione, della paura, della curiosità. La capacità di assumersi concretamente un rischio, di mettersi continuamente in bilico e in quel bilico portare anche lo spettatore. L’entrare e l’uscire dalla scena alla vita e ritorno, restando nella scena ma restando anche nella vita. Lo spostare continuamente il confine delle apparenti dicotomie sano/insano, pecora bianca/pecora nera, sommersi/salvati. La bravura commovente di Antonella Bertoni, la bellezza di poterla guardare mentre si muove. La forza potente di Patrizia Birolo, il magnetismo che emana nella relazione all’interno del duo. Il gusto di essere trascinati dalle musiche (tra cui il Ferro in epigrafe) e di sentire che, pur essendo forti suggestioni, non sono solo queste a sostenere e unire i nostri corpi che stanno seduti e guardano (e sentono, pensano) e i due corpi in scena che agiscono e parlano. La possibilità di vivere un nuovo tipo di attenzione, imparandolo dall’attenzione – dall’apertura, dalla sguainatura – delle due figure sul tappeto bianco. La leggerezza e la profondità, e la voglia di mescolarle e di restituirle mescolate, ché così è nella vita.

Ben poco di più si può dire di uno spettacolo che è come una visione, e come tutte le visioni ha punti di ombra che meritano di essere colti nel loro mistero da ciascuno in modo diverso.
Lasciare una libertà di interpretazione non molto dissimile da quella che offre il veggente, che solo intuisce e fa intuire. Perché anche di questo si tratta: non dare risposte ma disseminare di enigmi la strada, ingombrandola con la possibilità di deviare, sviare, incrociare, stortare segnavia.

Viene in mente il verso di Tagore “sui sentieri già tracciati io mi perdo”. Ecco, non è tracciato il sentiero delle “Fumatrici di pecore”, e pur nel rigore di un lavoro che con chiarezza si dimostra calibrato, pensato, accurato – questo margine di libertà si percepisce, e si trasmette anche a noi che ci concediamo così la libertà di porci dubbi, questioni, di non saper se ridere o piangere, e di non inquadrare bene perché.

Potremmo discutere del senso sociale, etico, politico che può avere il teatro, se si prende uno spettacolo come questo a espressione del teatro che agisce nel mondo. Potremmo usare le parole che circolano nelle aziende sanitarie e sui giornali. Ma forse non è questo il vero centro. Questo è forse un effetto. La questione è che, a voler bene guardare, è anche e proprio di noi che si parla, del nostro agire e vivere e del nostro modo di considerare gli altri, tutti gli altri. Un mascheramento e un ribaltamento di noi nel gregge, quelli che il lusso di fumarci le pecore, di sbucciarci le ginocchia per considerare e portare il peso della sofferenza, di cantare a squarciagola e di ballare e di darci un bacio ce lo prendiamo tanto di rado.

Forse per questo la gran parte del pubblico ha applaudito tra le lacrime tanto a lungo, come chi è colto di sorpresa, che gli vien quasi da ridere.

LE FUMATRICI DI PECORE
progetto Antonella Bertoni
regia Michele Abbondanza
coreografie, scene e costumi Antonella Bertoni
con Patrizia Birolo e Antonella Bertoni
luci Andrea Gentili
organizzazione e ufficio stampa Dalia Macii e Francesca Leonelli
produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni
coproduzione Provincia Autonoma di Trento
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Rovereto – Assessorato alla Cultura
un ringraziamento speciale a Mimma Villari
durata: 55’
applausi del pubblico: 5′ 06”

Visto a Castiglioncello (LI), Festival Inequilibrio, il 2 luglio 2012

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