Omaggio a Pina per i 40 anni del Tanztheater Wuppertal

Helena Pikon in Café Müller

Helena Pikon in Café Müller (photo: Ulli Weiss)

Solo due tappe in Italia per rivivere la magia di Pina Bausch, la madre del teatro-danza, scomparsa nel 2009 all’età di 69 anni.
Il suo Tanztheater Wuppertal, in occasione dei quarant’anni di attività, è approdato prima al Teatro Petruzzelli di Bari e poi al San Carlo di Napoli dando la possibilità di conoscere quella che è stata una parte del pensiero artistico della grande coreografa.

La compagnia, fondata dalla Bausch nel 1973, arrivò a Napoli l’ultima volta, proprio al San Carlo, nel 2002 con “Nur Du (Only You)”.
La settimana scorsa la città ha riospitato l’ensemble, oggi sotto la direzione artistica dello storico collaboratore Lutz Förster, con due lavori-simbolo come “Café Muller”, del 1978, e “La Sagra della Primavera”, del 1975, di cui quest’anno si festeggia il centenario nella versione originale di Igor Stravinskij con Vaslav Nijinsky, che vide appunto il suo debutto a Parigi nel 1913.

Intenso e romantico il primo, seducente e impetuoso il secondo, entrambi i lavori evidenziano le linee artistiche della Bausch, la cui anima sembra continuare a vivere in queste creazioni, grazie ad aver trasferito ai propri danzatori il senso radicale e sensibile di una cifra poetica e stilistica.

“Café Muller” è il ‘manifesto’ di Pina Bausch, il suo lavoro più conosciuto e anche quello più autobiografico (peraltro l’unico in cui lei danzò in scena): intimistico e romantico, sulle musiche di Henry Purcell, la Bausch lo definì un “lamento d’amore”, metafora della difficoltà di creare un rapporto autentico fra uomo e società. In un caffè della memoria pieno di sedie vuote, sei danzatori rappresentano allora quell’impossibilità di contatto sincero fra gli individui.
Molto apprezzato dal pubblico napoletano, è la conferma della bravura indiscutibile dei danzatori storici della compagnia, che portano in scena fisici lavorati e consumati da una ricerca corporale piena di significati.

Ma ha suscitato grande entusiasmo nel pubblico anche “La Sagra della Primavera”, con l’esplosione energica dei corpi dei danzatori e una coreografia dalla grande varietà di disegni.
Trenta danzatori, quindici uomini e quindici donne, su un palco coperto di argilla, danzano per designare la fanciulla destinata al sacrificio. In un crescendo drammatico, con i corpi dei ballerini sempre più sporchi di terra e affannati, si arriverà così alla morte dell’Eletta.
Il lavoro, che si distingue per la cura e la precisione delle sequenze, evoca quel forte elemento rituale e sacrificale proprio della versione originale.
«Terra, acqua, foglie o sassi modificano i movimenti, disegnano tracce e producono odori – aveva scritto Pina Bausch – La terra si attacca alla pelle, l’acqua penetra nei vestiti, li rende pesanti e produce rumori… Se si porta all’interno di un teatro qualcosa che normalmente sta al di fuori, ci si apre lo sguardo e improvvisamente si vedono cose che si credeva di conoscere in modo nuovo, come se fosse la prima volta».

E allora ciò che affascina sono quei volti vissuti ed espressivi, quei corpi che si sforzano fino allo stremo pur di arrivare a comunicare, e una compagnia che, nel suo insieme, appare unita da un filo conduttore sotterraneo, con quell’emozionarsi e fare emozionare restituito attraverso il vivere la propria “fisicità sentimentale”. Estreme aperture ed estreme chiusure del movimento dei corpi fanno pensare allo schiudersi e richiudersi in sé dell’individuo, nella vita di tutti i giorni.

Ancora oggi il messaggio di Pina Bausch arriva al pubblico. Attraverso il segno della sua visione artistica e coreografica trasmette l’amarezza e la bellezza dell’attraversamento di un’epoca. Ma si tratta al tempo stesso di una ricerca che supera i limiti spazio-temporali, per condurci ad una riflessione sull’universale: sia essa rivolta alla sempeterna difficoltà dell’essere umano di esprimere e vivere i propri sentimenti nelle relazioni (in “Café Muller”), o sulla forza fisica ed emotiva dell’individuo nel ricercare le proprie origini primitive (nella “Sagra”).

Al termine dell’ultima scena, erotica ed estatica allo stesso tempo, il pubblico napoletano – forse consapevole di aver assistito ad un frammento di storia della danza contemporanea – rende omaggio a Pina Bausch con un applauso che durerà ben otto minuti.
C’è allora da augurarsi che un teatro come il San Carlo, che ha registrato il sold out per le quattro serate di repliche, decida di aprire più spesso le sue porte al contemporaneo.

La Sagra della Primavera

La Sagra della Primavera (photo: Zerrin Aydin Herwegh)


Café Müller

Un pezzo di Pina Bausch
Musica: Henry Purcell
Regia e Coreografia:  Pina Bausch
Scene e Costumi: Rolf Borzik
Interpreti: Helena Pikon, Dominique Mercy, Barbara Kaufmann, Jean-Laurent Sasportes, Michael Strecker, Azusa Seyama/ Aida Vainieri

La Sagra della Primavera

Regia e Coreografia: Pina Bausch
Musica: Igor Stravinskij
Scene e Costumi:  Rolf Borzik
Interpreti: Pablo Aran Gimeno, Rainer Behr, Andrey Berezin, Damiano Ottavio Bigi, Wladislav Bondarenko, Luiza Braz Batista, Lea Burkart, Ching – Yu Chi, Aleš Čuček, Da Soul Chung, Ji-Hye Chung, Clémentine Deluy, Darwin Diaz, Cagdas Ermis, Silvia Farias Heredia, Mareike Franz, Chrystel Guillebeaud, Paul Hess, Ditta Miranda Jasjfi, Scott David Jennings, Daphnis Kokkinos, Kyungwoo Kwon, Thusnelda Mercy, Cristiana Morganti, Blanca Noguerol Ramirez, Jorge Puerta Armenta, Franko Schmidt, Azusa Seyama, Julian Stierle, Michael Strecker, Fernando Suels Mendoza, Tsai-Weii Tien, Anna Wehsarg, Paul White, Tsai-Chin Yu, Sergey Zhukov

applausi del pubblico: 8′

Visti a Napoli, Teatro di San Carlo, il 14 luglio 2013


 

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