Pulsi: ultimi sguardi su un’improvvisazione che è ricerca senza fine

Paolo Angeli

La musica di Paolo Angeli, fra i protagonisti di Pulsi 2012

Concentrato quest’anno sul tema dello sguardo, il festival Pulsi organizzato da Takla ha offerto al pubblico milanese una visione “ampia”: sia dal punto di vista della fruizione teatrale tradizionale, sia rispetto ai generi performativi e alle tante e diverse possibilità espressive indagate, che spesso traggono la loro origine da culture straniere, in particolare il butô e lo yoga, che accomunano il percorso formativo di danzatori, coreografi e performer come Francesca Proia e Franco Scenica, tra i protagonisti di questa edizione.

La prima, insieme a Danilo Conti, ha aperto la prima serata di spettacoli con “The breathing us”, trasformando il palco del Teatro dell’Arte in una scena completamente bianca in cui anche il pubblico si è allungato.

Franco Scenica ha continuato sul palco ed è stato “L’animale che dunque [non] sono” circondato dal pubblico, e accompagnato da Paolo Angeli, definito “un one man band post moderno”, a fatica descrivibile. Lui e lo strano strumento (un ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria) che ha assemblato per dare corpo alla sua musica, un cammino tra improvvisazione, avanguardia extra-colta e musica della tradizione popolare sarda, condotto a piedi nudi e “Solo” (titolo della sua esibizione). Solo fino a che non entra la danza, fatta di corpo e voce, di Franco Scenica.


Insieme sul palcoscenico, i due artisti hanno affascinato il pubblico, seduto in cerchio, improvvisando in puro stile Pulsi: alternando la sincronia tra suono e corpo, fino quasi alla sovrapposizione tra percussioni e rumore della corsa sul palco, all’assenza dello strumento per dare voce ai piedi, ma non solo. Scenica parla, conta, urla, mentre il suo movimento cambia e si trasforma, al momento: è un uomo che muovendosi assume sembianze diverse, di animali diversi, improvvisando un percorso fino a creare una narrazione, con versi che assumono il senso di un discorso.

Franco Scenica

Franco Scenica (photo: Daniele Rossi)

La sua danza sformata è fuori dalla convenzione, tanto quanto lo spazio teatrale in cui avviene la performance, il palco illuminato, mentre la platea è vuota e buia, fredda e distante, rispetto all’atmosfera che si crea con il pubblico “dentro”, parte dell’improvvisazione, visto che guarda, si guarda intorno, commenta, si allunga, prova a sfiorare l’artista che si avvicina e si rannicchia. La libertà del performer viene così trasmessa, e circola in questa “nuova platea” che, sollevata, ha finalmente smesso di chiedersi: “ma qual è il significato?”.

La nuova domanda, invece, è sulla definizione di spettacolo dal vivo: può una qualsiasi performance, che utilizzi strumenti e si basi su una rappresentazione non propriamente teatrale, rientrare nella “categoria” di spettacolo dal vivo? Se i requisiti sono la presenza scenica, la consapevolezza del movimento, l’immagine rappresentata e, soprattutto, la relazione tra performer e suo pubblico, la risposta è sì. 

A offrircela è stata l’esibizione di Silvia Bolognesi con il suo contrabbasso solo: minuta rispetto allo strumento che regge, anzi abbraccia, con il corpo e la mente, in una sintonia totale che, appunto, è uno spettacolo raro.
La contrabbassista e compositrice, considerata miglior nuovo talento del jazz italiano, non suona ma usa il suo strumento con la stessa creatività di un bambino che, fregandose della corretta impugnatura e dell’uso regolare di archetto e corde, ci batte sopra con le mani, si avvicina e lo ascolta: il pubblico è silenzioso quanto basta, tra il calamitato e rilassato, libero, ancora una volta, in perfetto stile Pulsi.

La stessa libertà di partecipazione si è respirata nel corso della presentazione dei due workshop condotti dal fotografo Roberto Masotti e dal danzatore Leonardo Delogu, mentre lo schermo proiettava gli scatti realizzati durante le azioni improvvisative di danzatori e musicisti, e nel corso delle performance delle danzatrici che hanno chiuso Pulsi: in una serata tutta dedicata alla ricerca sperimentale tra danza, musica dal vivo e voce, tre progetti ospitati in residenza nel 2012, con la danzatrice Giselda Ranieri accompagnata dalle percussioni di Elia Moretti, il solo con violino di Maria Francesca Guerra e il solo danzato di Claudia Catarzi.

Pulsi 2012

Pubblico sul palco Teatro dell’Arte trasformato in platea per Pulsi (photo: Daniele Rossi)

Lontani dalla ricerca di un significato, questi lavori hanno manifestato tutta la loro forza grazie alla potenza espressiva che nasce dall’unione di danza, voce e musica che, accomunati da movimento e ritmo, si influenzano ed arricchiscono.
La musica dal vivo infatti è relazione con il corpo, col quale condivide spazio e tempo della performance, senza partitura, ma nell’istante del processo artistico che affascina il pubblico. Ma soprattutto lo coinvolge, lo rende attivo, partecipante, perché “l’improvvisazione è una ricerca senza fine, un continuo interrogarsi”, come è stato in più occasioni ripetuto nel corso dei tre giorni.
“La sensibilità dei corpi in scena veicola una forza che sfugge la narrazione, concedendo allo spettatore la responsabilità, del senso – ci ricorda Delogu – Viviamo in un tempo in cui dobbiamo sempre parlare e fare: qui, c’è la libertà del silenzio”.  

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