La trilogia di Alessandra Cristiani: da Schiele a Bacon a Rodin, la questione dell’arte sul corpo nudo

Corpus Delicti (ph: Michela Di Savino)
Corpus Delicti (ph: Michela Di Savino)

Danae Festival prosegue a Milano fino al 6 novembre raccontando il contemporaneo attraverso performance e danza

Dalla tela alla pietra al corpo. Che bella idea la trilogia di Alessandra Cristiani dal titolo “La questione del corpo e l’arte di E. Schiele, F. Bacon, A. Rodin”.
A Fattoria Vittadini, a Milano, Cristiani trasforma se stessa in una sorta di museo danzante per le opere di tre dei maggiori artisti dell’arte contemporanea. La danzatrice e coreografa romana, premio Ubu 2018, approccia l’idea di casa – focus della XXIV edizione di Danae Festival – con una performance sinestetica.

Come si possono interiorizzare le arti figurative? Che segni lascia un dipinto o una scultura sul corpo di un performer? Queste domande sono il punto di partenza per un lavoro triforme, nell’intreccio di segni che traboccano dal corpo alla scena, fino agli spettatori.

Danae è recesso di misteri e sacello degli spiriti che l’hanno abitata. Ad esempio il danzatore giapponese di butô Masaki Iwana, scomparso due anni fa, che ha insegnato ad Alessandra Cristiani come corrodere la forma conosciuta per avviare l’epifania del nuovo: non un’immagine o una coreografia, piuttosto la sedimentazione di cambiamenti istantanei, in un processo inarrestabile di metamorfosi. Nel butô, il corpo si lascia deformare da un’energia rivelatrice. La forma interloquisce con un susseguirsi di stati emozionali. La carne è materia viva cangiante, nell’interazione con lo spazio-tempo. Il suono e la luce regalano nuove percezioni.
Schiele, Bacon e Rodin sono domande stimolo che portano la danzatrice a rivelarsi nell’atto in cui si interroga, frangendosi e ricostruendosi nel proprio butô.


In “Corpus delicti – da Egon Schiele” Alessandra Cristiani si presenta sulla scena vestita solo di un foulard, dono dello stesso Iwana. Nell’attraversamento della poetica pittorica di Schiele nascono paesaggi spettrali convulsi, determinati dallo sguardo dell’artista.
La performance è avviata da un ticchettio di pioggia, che presto diventa fragore degli elementi. La performer esprime le pulsioni dell’erotismo al femminile: forme contaminate dal fluire degli anni; aneliti di protezione e sicurezza; corpi derelitti, abbandonati alla solitudine dopo l’amplesso. Sogni e timori. Desideri tra pudore, erotismo e sesso. La luce tratteggia membra scorticate e disarticolate, evidenziando i nervi tesi e i fremiti di un corpo che ora guarda, ora si fa attraversare dagli sguardi altrui. Un candelabro e una candela rimandano a un immaginario maschile anarcoide, che nel finale trova consistenza corporea.

Nucleo – da Francis Bacon (ph: Maurizio Anderlini)
Nucleo – da Francis Bacon (ph: Maurizio Anderlini)

Un calice di vino, un bancale di legno con delle foto sparse, una sedia, una grande tela bianca verticale sono invece gli elementi scenici di “Nucleo – da Francis Bacon”, seconda tappa della trilogia.
La performance parte lenta, e poi sale di ritmo, circospetta, attonita, atterrita. Il vino esonda, agita una danza delle braccia, del collo, del busto, della testa e dei capelli. I suoni della natura sono sottofondo solido, che dà spessore al corpo magmatico, e prende forma nel contatto con lo spazio. Solitudine, disordine. Ferite da curare. L’iconografia sacra è ribaltata attraverso figure distorte, in una percezione degradata della vita. Il corpo si frantuma. Il rapporto con l’arte è viscerale, e asseconda un istinto di autoannientamento. Ogni senso di trascendenza pare tramontare.

“Naturans – da Auguste Rodin” chiude il trittico.
Spaesamento di rulli. Suoni di seghe elettriche, trapani, scalpelli, coltelli a uncino. Qui assistiamo a un processo di lavorazione. Maieutica di una natura esanime, che lascia il caos per diventare forma. La performance è atto di nascita. La creatura è plasmata dalla mano del creatore. “Naturans” è ritmo demiurgico e poesis. È sorriso compiaciuto, come quando si affidano i capelli alle mani del coiffeur per lo shampoo. Occhi chiusi. Respiri e aneliti. Mani supplici. Slanci frenati. La forza della materia che oppone resistenza. Uno schermirsi del viso. Un senso di liberazione, mentre cadono detriti come ciocche di capelli.
«Il corpo è un calco su cui si imprimono le passioni» diceva Rodin. Il corpo di Alessandra Cristiani racconta l’umanità con il suo corredo di sentimenti, desideri e inquietudini. Esprime articolazioni complesse, passioni e travagli con quell’abbozzo che evoca il non finito. Fino al senso di stupore finale e di contemplazione che accompagna la creatura ormai venuta alla luce, nella sua centralità senza tempo rispetto alla caducità della natura circostante.

Naturans (ph: Michela Di Savino)
Naturans (ph: Michela Di Savino)

Danae prosegue in questo scorcio di fine ottobre. Oggi, mercoledì 26, un artista d’eccezione: Virgilio Sieni con Alessandro Certini porta all’Out Off “Forme dell’amicizia”, incontro di corpi danzanti e affettivi che (r)esistono nello spazio-tempo (ore 20.30).
Weekend con Simone Bertozzi e Marta Ciappina (“Quel che resta”, Teatro Out Off, venerdì 28 alle ore 20.30), Lin Chi-Wei (“Talking Knots”, Zona K, sabato 29 alle ore 16 e alle ore 18) e Alessandro Bosetti (“Plane/Talea”, Teatro Out Off, sabato 29 alle ore 20.30).
Domenica 30, ultimo appuntamento di Laterale con Al.Di.Qua.Artists in “Spazi, tempi, pratiche accessibili” (Teatro Out Off, ore 17).
Ad animare questo e il prossimo weekend anche Tindaro Granata con “Crescente” (LachesiLAB, il 30 ottobre e il 6 novembre alle 20.30), lavoro sul pane, risultato di quattro laboratori.
Novembre con Jennifer Rosa e Francesca Foscarini (“Hit me!”, Spazio Fattoria, il 3 novembre alle 20.30), e poi Titta C. Raccagni e Barbara Stimoli (“Coming to matter”, Spazio Fattoria, il 5 novembre alle ore 17 e 20.30).
Si termina con Paolo Giorgio (“Indipendenze: la scena sommersa come incubatrice di futuro”) a Spazio Fattoria il 5 novembre alle ore 18.

Corpus delicti – da Egon Schiele
progetto e performance Alessandra Cristiani
musica e suono Gianluca Misiti
luce Gianni Staropoli
produzione PinDoc
coproduzione Teatro Akropolis
con il sostegno di Armunia / Festival Inequilibrio
in collaborazione con Lios, Alfabeto performativo
con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Siciliana
durata: 60′

Nucleo – da Francis Bacon
concept e performance Alessandra Cristiani
musica e suono Claudio Moneta, Iva Bittova
luce Gianni Staropoli
scatti in Polaroid (istantanee Fuji Film) Samantha Marenzi
fotografie di scena Alberto Canu
produzione PinDoc
coproduzione Teatro Akropolis, Triangolo Scaleno Teatro
con il sostegno di Armunia / Festival Inequilibrio
in collaborazione con Lios, Alfabeto performativo
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Siciliana
grazie a Francesca Alterio, Simona Silvestri, Karine Ponties Cie Dame de Pic, Silvana Barbarini – Vera Stasi. Progetti per la scena
durata: 45’

Naturans – da Auguste Rodin
concept e performance Alessandra Cristiani
luce Gianni Staropoli
suono Ivan Macera
immagini Samantha Marenzi e Alberto Canu
produzione PinDoc
coproduzione Teatro delle Moire / Danae Festival
con il sostegno del Teatro Biblioteca Quarticciolo, Armunia / Festival Inequilibrio, Vera Stasi. Progetti per la scena
in collaborazione con l’Associazione Culturale Le Decadi
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura e Regione Siciliana
durata: 50’

Visti a Milano, Danae Festival, il 19, 21 e 22 ottobre 2022

0 replies on “La trilogia di Alessandra Cristiani: da Schiele a Bacon a Rodin, la questione dell’arte sul corpo nudo”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *