Jago, il nuovo capitolo shakespeariano di Oscar De Summa

Oscar De Summa
Oscar De Summa

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Un binomio di consolidata qualità e durata lega ormai da tempo Oscar De Summa a William Shakespeare. Sia per i lavori che hanno impegnato l’artista pugliese come attore nella compagnia di Massimiliano Civica, ne “Il Mercante di Venezia” e il “Sogno di una notte di mezza estate”, sia per le sue produzioni autonome come “Amleto a pranzo e a cena” o “Riccardo III”, dove il dramma shakesperiano era condensato in un lungo monologo che mescolava diversi stili e registri linguistici.
Ed è molto simile come concept anche lo spettacolo che abbiamo visto al Teatro Sancarluccio di Napoli, “Jago (I am not what I am)”, ovviamente tratto dall’“Otello”.

La storia segue l’andamento dell’opera shakespeariana, mediata però dal punto di vista di Jago, unico personaggio in scena impegnato ad intrattenere un immaginario colloquio con un altrettanto immaginario Roderigo, localizzato in un punto imprecisato tra il pubblico.

L’influenza dei canoni della Commedia dell’Arte, nel lavoro di De Summa, è molto evidente, soprattutto nella costruzione del personaggio e nelle modalità di recitazione. L’artista pugliese, infatti, lavora su delle “tracce del personaggio”, una bozza a grandi linee dell’opera, che però non è un sistema chiuso e precostituito che esiste al di là del momento della messa in scena; essa si integra e si mescola, a seconda delle sensazioni vissute dall’attore, nel momento dell’incontro con il pubblico, “sentendo” anche quest’ultimo e coinvolgendolo nella partecipazione.

È così che prende vita un gioco improvvisativo capace di donare ulteriore forza al personaggio interpretato. Esempio: nel caso della replica di cui parliamo, la presenza in sala di uno spettatore con un problema allergico, diventa suo malgrado il motore per rivolgersi al Roderigo immaginario, nell’abbozzato copione di Jago. Il che, per nulla banalizzando, aggiunge sfumature di significato all’interpretazione.

La componente improvvisativa è accentuata anche dalla presenza della tromba, utilizzata più come strumento “free jazz” (in modo tale da trasmettere in musica le sensazioni e le emozioni verosimilmente provate dal protagonista, e facendole così scorrere nel corso della rappresentazione), che non intesa come colonna sonora vera e propria.

Gli unici momenti in cui l’intuizione improvvisativa ritorna nei ranghi è nei brevi monologhi di “Otello”, interpretati da De Summa con una calzamaglia in faccia che, a differenza della mobilità e della sinuosità di Jago (d’altronde quest’ultimo è sinuoso nei suoi movimenti anche per essere in grado di conquistarsi la fiducia di tutti i protagonisti), è rigido, statico, in balia di forze che non dipendono da lui e di cui è solo una pedina.

Ancora una volta De Summa offre una grande prova d’attore per uno spettacolo interessante, capace di veicolare il suo messaggio con efficacia e di trasmettere le emozioni del dramma shakespeariano pur svuotandolo di molti dei suoi elementi, eppure lasciando il giusto, ciò che più conta: l’essenziale.

Jago (I am not what I am)
dall’Otello di Shakespeare
di e con Oscar De Summa
produzione: Ca’ Rossa

durata: 55′
applausi del pubblico: 2′ 10′

Visto a Napoli, Teatro Sancarluccio, il 14 dicembre 2012

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