L’Hamlet private di Scarlattine, quel brivido enigmatico che ci attraversa

Marco Mazza

Marco Mazza

Metti che a teatro ci stai da solo. Metti che in sala non ci entri di tua iniziativa, ma che l’attore ti venga incontro, ti chiami per nome, ti accompagni in un luogo che a tutto assomiglia tranne che a un teatro. Metti pure che ti offra da bere a un tavolino. E che infine estragga un mazzo di tarocchi, carte Talmeh tutt’altro che convenzionali.

È un rapporto intimo spettatore-attore lo spettacolo “Hamlet private”, che la compagnia Scarlattine Teatro ha presentato nell’ambito del festival Il Giardino delle Esperidi.
Location segrete nel cuore della Brianza. Paesini lecchesi lontani dai clamori metropolitani, Galbiate, Olginate, Olgiate Molgora. Con quella tranquillità ermetica che li distingue. Angoli verdi, tra lago e Adda, collina e mistero.

Che il teatro sia spazio onirico, caratterizzato da un alone di misticismo, è noto a chi lo ama e frequenta. Che abbia un che di psicanalitico pure. Non a caso si parla di teatroterapia.
Ma “Hamlet private” ha un che d’iniziatico. Trentacinque minuti rigorosamente scanditi da una clessidra, con la tentazione di sforare. Esperienza che vale i 15 euro del biglietto: l’analista chiede dieci volte tanto, con il rischio che s’addormenti durante la seduta.


Scarlattine parla all’Amleto che sta dentro di noi. Interroga i nostri spettri, la violenza che ci attanaglia, quel po’ di follia e vendetta, amore e complicità. Ognuno di noi è torturato da dubbi e irresolutezze, che si alternano a slanci emotivi e azioni decise.

I tarocchi sono un pretesto per interrogare il nostro io. Ci guidano l’azione, gli sguardi, le parole di due performer, Giulietta Debernardi e Marco Mazza. I quali, ciascuno per conto proprio, ci mettono di fronte alle nostre scelte e perplessità. In una trama di passato, presente e futuro.
Ventidue carte per Giulietta, altrettante per Marco. Diverse. Personali. Ognuna rappresenta un episodio della storia. Ognuna corrisponde a un momento di vita, a una situazione emozionale. Ci sono lo spettro e l’occhio buio, gli attori e l’eroe, il buffone, il flauto, il dubbio, l’esercito, il desiderio. C’è la soglia e il veleno.

Il format arriva dalla Finlandia. Luoghi freddi come la Danimarca e la Norvegia, teatri della tragedia shakespeariana. Un’idea della regista svizzera Martina Marti; i fotogrammi di Erno Raitanen, scelti tra 12 mila scatti, fanno il resto. Foto artistiche, sibilline, spirituali, che sono la prima sostanza di questo lavoro d’attore. Solitudini che incocciano scenari surreali, come la figura di spalle contro il lago, o la passeggiata tra le macerie di Consonno, “città fantasma”.

L’incontro degli attori con lo spettatore in uno spazio aperto, che sia un bar o un parco, crea un agio conviviale. Smorza la ritualità. C’è un warm-up in cui lo spettatore esprime il proprio rapporto con le decisioni. Seguono la scelta delle carte, tra profezia e retrospezione, e il racconto per flash della storia.
Amleto entra nello spettatore. La dimensione collettiva dello Shakespeare di “Giulio Cesare” o “Antonio e Cleopatra” passa in secondo piano in questa tragedia personale. La versione ancora più “privata” di Scarlattine dà voce all’anima dello spettatore. All’incertezza di un destino che non sa scegliersi. Alla lacerazione tra impulsi contrastanti. L’inazione di Amleto rimanda a investigare le più individuali ragioni dell’agire umano, a cogliere l’angoscia che accompagna il trapasso di un’epoca.

Allo spettatore di questa singolare performance, in fondo, si chiede di meno. Stare al gioco. Guardarsi allo specchio. Accostare un punto di domanda alla propria vita. E iniziare a guardarla a occhi aperti. Che non significa smettere di sognare.

HAMLET PRIVATE
produzione: ScarlattineTeatro – Campsirago Residenza, Gnab Collective
script e direzione: Martina Marti
consulenza artistica: Michele Losi
attori: Giulietta Debernardi, Marco Mazza
visual design Erno Raitanen
fotografia: Erno Raitanen
assistenza alla produzione: Angelica Maran
traduzione dall’inglese: Angelica Maran
© original version: 2012 Martina Marti, Marion Maisano & Cecile Orblin

durata: 35′

Visto a Olginate, luogo segreto, il 28 giugno 2014


 

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